mercoledì 17 gennaio 2018

Formazione. Onav, la cultura del vino è di tutti e senza barriere

Prosegue l’impegno  OnavNAV in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e l’Ente Nazionale Sordi per l’abbattimento di tutte le barriere. I corsi a Brescia e Verona.

Una cultura del vino aperta a tutti, questa la filosofia che da sempre contraddistingue Onav. Un tema caro all'associazione che, con l’inizio del 2018, punta all'abbattimento di tutte le barriere con un nuovo calendario di lezioni tenute tramite testi in Braille e l'ausilio della Lingua dei Segni Italiana.

In collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e l’Ente Nazionale Sordi, e con il coordinamento della vicepresidente nazionale ONAV Pia Donata Berlucchi, a partire da febbraio prenderanno infatti il via nelle provincie di Verona e Brescia due cicli di corsi dedicati ad ipo e non vedenti e ai sordi, due percorsi formativi che mirano ad eliminare qualsiasi tipo di ostacolo anche nell’enologia.

Le lezioni saranno guidate da degustatori ONAV con una specifica formazione e condotti attraverso l'utilizzo di strumenti specifici, come le pubblicazioni appositamente redatte in Braille e la traduzione nella  Lingua dei Segni Italiana.

Supporti creati ad hoc da ONAV, che permetteranno agli aspiranti assaggiatori di studiare ed approfondire gli argomenti trattati nelle lezioni in aula, diventando materiali insostituibili in preparazione della prova finale.

Al termine del ciclo di lezioni, i corsisti dovranno infatti sostenere una prova suddivisa in due parti: una verifica teorica scritta e una prova pratica di degustazione di 5 vini. Solo chi supererà l’esame finale potrà ottenere il diploma di Assaggiatore ONAV e avere la soddisfazione di partecipare alla cerimonia di consegna.

“È un progetto che ONAV ha attuato da tempo” sottolinea il presidente nazionale Vito Intini “perché il vino è una passione aperta a tutti, che per sua natura non ha barriere né confini ma, anzi, avvicina le persone e crea cultura. I corsi di Brescia e Verona saranno, a tutti gli effetti, un’occasione di formazione e approfondimento che, per qualche partecipante, potrebbe anche trasformarsi in una professione, come già successo in passato”.

Un’iniziativa unica nel suo genere che, ancora una volta, sottolinea l’impegno di ONAV per una cultura del vino veramente aperta a tutti.

Per informazioni, costi ed iscrizioni:

ONAV Verona: delegato Francesco Galeone 339/ 7195010 - verona@onav.it

ONAV Brescia: delegato Fabio Finazzi 335/7599009  - brescia@onav.it

Ricerca. Verso una enologia di precisione, un nuovo studio getta una nuova luce sul destino della anidride solforosa nei vini


Sono appena stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Scientific Reports i risultati di uno studio condotto da un team di ricercatori della Fondazione Edmund Mach, Università di Trento con il Dipartimento di Fisica e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente, che permette di comprendere l’importanza di alcune reazioni chimiche di solfonazione che avvengono nei vini, e che coinvolgono il principale conservante, l’anidride solforosa. 

L'aggiunta di solforosa ai mosti ed ai vini è pratica comune ed indispensabile per tutti gli enologi, principalmente per proteggere i vini dall’ossigeno e dai microorganismi durante tutte le fasi della produzione ed affinamento. Allo stesso tempo, solforosa e solfiti sono allergenici e per questo motivo il loro uso è controllato da limiti legali, riportato in etichetta, ed una loro limitazione desiderabile.

Lo studio pubblicato su Scientific Reports dimostra che l’impatto della anidride solforosa sulla qualità dei vini è molto più profondo di quello che si pensava fino oggi. La solforosa infatti reagisce con numerosi composti dei vini, con un impatto sulla qualità. Nei vini rossi, si produce una lenta reazione di solfonazione dei tannini, dai quali dipende il corpo, la struttura e la sensazione dell’astringenza o/e morbidezza dei vini rossi. La concentrazione dei prodotti di questa reazione aumenta con l’invecchiamento e potrebbe aiutarci a capire uno dei meccanismi attraverso il quale importanti vini rossi con il tempo migliorano le loro caratteristiche organolettiche. Infatti, è stato scoperto che i prodotti di questa reazione sono componenti importanti di vari famosi vini rossi italiani ed internazionali invecchiati (per esempio Amarone, Brunello di Montalcino, Sagrantino di Montefalco e Tannat).

Diversamente, nel caso dei vini bianchi e spumanti la reazione di solfonazione coinvolge diversi metaboliti indolici derivati dall’amminoacido triptofano. Questa reazione è particolarmente veloce, una evidenza che sembra essere direttamente correlata con i fenomeni che causano il veloce e precoce invecchiamento di questa tipologia di vini. 

Oggi, le raccomandazioni per le minime dosi di solforosa necessarie ad assicurare una corretta conservazione sono largamente basate sulle conoscenze empiriche. Gli autori spiegano che l'importanza di questo studio riveste diversi aspetti, ed in particolare quelli che riguardano i fondamenti della chimica enologica: la scoperta e la comprensione di importanti nuove reazioni chimiche indotte dalla presenza dell’anidride solforosa, infatti, può finalmente dare una spiegazione della significativa anche se parziale scomparsa di questo additivo nel vino. La scoperta implica, però, anche diversi aspetti applicativi dell’enologia in quanto alcune delle reazioni evidenziate possono contribuire a spiegare alcune modifiche della qualità dei vini. Non va neppure certamente trascurato il fatto che una migliore conoscenza della reattività di questi composti che sottraggono la solforosa, dovrebbe permettere a calibrare al meglio il contenuto di anidride solforosa nei vini, tenendo conto della diversa capacità di ciascun vino di consumarla.

In particolare i ricercatori con il presente studio, hanno validato un nuovo metodo quantitativo per misurare, su un campione di circa 200 vini in commercio, una serie di derivati solfonati dei composti del vino che sono stati recentemente scoperti dallo stesso team di ricerca.

In questo modo, sono stati approfonditi alcuni aspetti finora sconosciuti delle reazioni nei vini dell'anidride solforosa, il principale conservante usato in enologia, come anche per moltissimi alimenti. Una migliore comprensione di queste reazioni, di cui ora si è rivelata appieno l’importanza, potrebbe condurre verso una enologia di precisione.

Scientific Reports
“The impact of SO2 on wine flavanols and indoles in relation to wine style and age”

Panagiotis Arapitsas, Graziano Guella & Fulvio Mattivi
www.nature.com/articles/s41598-018-19185-5 

martedì 16 gennaio 2018

Vino, svolta nei calici, è boom di enoteche

Una crescita del 13% in cinque anni lungo tutta la Penisola. Salgono infatti a 7.300 le “oasi del vino” in Italia ed 1 su 4 è gestita da donne, il 12% da under 35 anni. Napoli, Roma e Milano i tre capoluoghi con il più alto numero di punti vendita.

E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti e della Camera di commercio di Milano dalla quale si evidenzia la crescente attenzione alla qualità negli acquisti di vino che è diventato una espressione culturale da condividere con amici e parenti. Una tendenza che conferma una decisa svolta verso la qualità con il vino che è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol. 

Il boom dei corsi per sommelier lo dimostrano, ma anche il numero crescente di giovani che tiene ad essere informato sulle caratteristiche dei vini. Cresce così tra le nuove generazioni la cultura della degustazione consapevole con la proliferazione di wine bar e, parallelamente l'altrettanto crescente fenomeno dell’enoturismo che oggi genera un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro l'anno ed ha conquistato nell’ultima manovra il suo primo storico quadro normativo. 

Nell’ultimo anno 16,1 milioni di italiani hanno partecipato ad eventi, sagre, feste locali legate in qualche modo al vino e tra questi molti giovani a dimostrazione della capacità del nettare di bacco di incarnare valori immateriali e simbolici collocandosi sulla frontiera più avanzata di un consumo consapevole, maturo, responsabile, molto orientato alla qualità materiale e immateriale del prodotto. 

Insomma è in atto una vera e propria rivoluzione sulle tavole degli italiani con i consumi di vino che dopo aver raggiunto il minimo a 33 litri pro capite nel 2017 hanno invertito la tendenza con un aumento record degli acquisti delle famiglie del 3%, trainato dai vini Doc (+5%), dalle Igt (+4%) e degli spumanti (+6%) mentre calano gli acquisti di vini comuni (-4%).

Se i consumi interni sono attestati sui 4 miliardi di euro il vino è anche uno dei prodotti preferiti dai turisti stranieri in Italia e dai consumatori all’estero considerato che nell’anno appena trascorso l’export è cresciuto del 7% sfiorando la cifra record di 6 miliardi di euro. Le vendite all’estero hanno avuto un incremento in valore del 6% negli Usa che sono di gran lunga il principale cliente anche se per il 2018 pesa l’impatto del super euro che ha raggiunto il massimo da tre anni. L’aumento è stato del 3% in Germania e dell’8% nel Regno Unito che nonostante i negoziati sulla Brexit resta sul podio dei principali clienti. In termini di aumento percentuale però la migliore performance con un balzo del 47% viene fatta registrare dalla Russia dove il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari Made in Italy non colpiti dall’embargo.

E tutto questo nonostante una vendemmia che ha visto dire addio a una bottiglia su 4 a causa del calo della produzione anche se l’Italia mantiene comunque il primato mondiale, davanti alla Francia, con circa 40 milioni di ettolitri destinati per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola.

I tre capoluoghi con il più alto numero di punti vendita sono Napoli con 546, Roma con 482 e Milano con 264, ma le città dove si registra la crescita maggiore sono Bologna (+170%), Foggia (+68%), Verona (+66%), Cuneo (+65%), Messina e Milano (63%). Forte la presenza femminile con le donne alla guida di più di una enoteca su quattro (27%) mentre il 12% delle sono gestite da giovani soprattutto al Sud con un punte del 25% a Taranto e del 20% a Catania e Palermo.

lunedì 15 gennaio 2018

Degustazioni. Alla scoperta delle tre anime del Primitivo di Manduria

Un viaggio attraverso il gusto per conoscere le tre anime della grande doc pugliese: Primitivo di Manduria Dop, Primitivo di Manduria Dolce Naturale Docg e Primitivo di Manduria Dop Riserva.

Roma alla scoperta del Primitivo di Manduria. Per la prima volta il Consorzio di Tutela nella Capitale con il grande evento Rosso Mediterraneo. Domenica 21 gennaio all’Hotel Savoy, dalle 15 alle 22.30, banchi d’assaggio e degustazione guidata.

Il Primitivo di Manduria, da una storia antica e prestigiosa che lo consacrò come “vino da meditazione”, alla sua diversità e vastità territoriale tra terra e mare, alla sua pianta, l’alberello, la forma più antica di coltivazione della vite e a chi con amore lo sta valorizzando con le moderne tecnologie, alle sue tre varietà previste e al suo sapore e colore autenticamente unico. Sono queste le tante anime del Primitivo di Manduria, la più importante doc pugliese. A raccontarle saranno le aziende produttrici che hanno fatto squadra e si danno appuntamento per la prima volta a Roma.

Rosso Mediterraneo, questo il titolo dell’evento romano dedicato alla doc più amata della Puglia. L'evento, promosso dal Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria e organizzato dall’associazione GnamGlam, si svolgerà domenica 21 gennaio nella Capitale presso l’Hotel Savoy, in via Ludovisi (traversa di via Veneto). Diverse le aziende vitivinicole provenienti dalle province di Taranto e Brindisi pronte a presentare le loro perle enologiche a pubblico selezionato e competente.

Dalle 15 alle 16.30, l’appuntamento con il Primitivo di Manduria sarà riservato agli operatori del settore e alla stampa specializzata. Dopo il saluto del presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria Roberto Erario, dalle 17 alle 18.30, sarà la volta dell’attesa grande degustazione guidata Conoscere il Primitivo di Manduria dedicata alle tre anime della grande doc pugliese: Primitivo di Manduria Dop, Primitivo di Manduria Dolce Naturale Docg e Primitivo di Manduria Dop Riserva. (prenotazioni: 366.9714107 – gnamglam@gmail.com).

Infine, dalle 16.30 alle 22.30 le porte si apriranno al pubblico enoapassionato.

I visitatori potranno così, presso i banchi d’assaggio, conoscere le diverse aziende con le loro etichette di Primitivo di Manduria abbinate a prodotti gastronomici.

Un grande evento a Roma per raccontare il Primitivo di Manduria, un viaggio in un territorio vitivinicolo -  che abbraccia Taranto e Brindisi, per un totale di 3.140 ettari di vigneti tra terra e mare – dove il vino sembra assimilarne la cultura e incorporarne i profumi e i sapori.

Le aziende del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria partecipanti:

Agricola Erario

Cantine Lizzano

Cantine San Marzano

Cantolio

Feudi San Gregorio

Masca del Tacco

Plinania

Produttori di Manduria

Vespa Vignaioli per Passione

Vigne Monache

www.consorziotutelaprimitivo.com

Vino in Cifre. Dal potenziale produttivo ai consumi, dal commercio ai prezzi, l'evoluzione del settore vitivinicolo mondiale, europeo e italiano.



Presentati i numeri del vino italiano 2017 nell’8a edizione di 'Vino in Cifre' del Corriere Vinicolo. Ernesto Abbona (UIV): Soddisfacenti ma non vincenti. Necessario tornare ad investire come sistema paese.


“Soddisfacenti, ma non vincenti. Definirei così i numeri del vino italiano di questo 2017, fotografati da ‘Vino in Cifre 2018’, l'annuario del Corriere Vinicolo, edito da Unione Italiana Vini in partnership con l’Osservatorio del Vino. I dati ci consegnano un anno complesso per il settore che ha ritrovato un'ottima spinta nel mercato interno, con la ripresa dei consumi confermata durante le festività natalizie, ma ha sofferto in competitività sul fronte export, dove siamo stati rallentati da un sistema burocratico e amministrativo che ha causato la nostra perdita di leadership in Usa. Il 2018 rappresenta quindi una nuova sfida, che siamo pronti ad accogliere per un nuovo salto di qualità del nostro comparto".

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, commenta i numeri del settore vitivinicolo nazionale, fotografati dai dati statistici elaborati dal Corriere Vinicolo nell’ottava edizione dell’annuario Vino in Cifre.

Nelle 72 pagine di tabelle, grafici ed elaborazioni esclusive, viene presentata l’evoluzione del settore vitivinicolo a livello mondiale, europeo e italiano: dal potenziale produttivo ai consumi, dal commercio ai prezzi e, novità quest’anno, la sezione “Vino in Cifre Bio”, dedicata al segmento dei vini biologici.

“Se la scarsa produzione del 2017 sta facendo sentire i suoi effetti sul fronte prezzi, con ripercussioni potenzialmente negative sui mercati internazionali – aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale UIV - il settore sta però assistendo ad un risveglio della fase produttiva, con richieste di nuovi impianti che stanno contribuendo a compensare l’erosione strutturale delle superfici. Infatti, pur con un sistema autorizzativo che ha mostrato diverse problematiche nei primi anni di applicazione, abbiamo finalmente un ‘vigneto Italia’ che si sta stabilizzando attorno ai 640.000 ettari. Un dato che ci fa ben sperare per il futuro, soprattutto se i correttivi che abbiamo richiesto al Ministero saranno implementati nel bando 2018, consentendo alle imprese di ottenere le superfici necessarie a realizzare i propri progetti".

"La messa in sicurezza del potenziale in vigna va però difesa puntando su una migliore qualità delle nostre vendite – precisa Ernesto Abbona. Se possiamo, infatti, dirci soddisfatti delle prestazioni del comparto spumanti – a settembre in Gran Bretagna abbiamo per la prima volta superato i francesi anche in termini valoriali, a quota 179 milioni di sterline (+24%) – e delle prestazioni dei vini in bottiglia italiani in Cina e in Russia, c'è molto invece da fare per tornare ad essere leader in mercati strategici come gli Usa, dove stiamo patendo il ritorno dei vini francesi e il successo di quelli neozelandesi. E' quindi importante - conclude il presidente Abbona - tornare ad investire come Sistema Paese sul vino italiano, avendo il supporto delle Istituzioni in una logica di sinergia, e a riflettere come filiera unita, attuando strategie di lungo termine che valorizzino tutti i soggetti coinvolti".

Vino in Cifre 2018. Edito da Unione Italiana Vini in partnership con l’Osservatorio del Vino e in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, è liberamente scaricabile in formato PDF a questo link.

AGRICOLTURA BIOLOGICA: LA PREFERITA DEI GIOVANI ITALIANI

FederBio fotografa una generazione di giovani produttori e consumatori che guardano al metodo bio come l’alternativa sostenibile per il rilancio del settore agroalimentare del Paese.


Giovani, laureati, attenti all’ambiente e all’alimentazione: questo il profilo dei giovani italiani che scelgono l’agricoltura biologica nel lavoro e nei loro acquisti quotidiani.


Complice la crisi economica e la crescita del settore Food Tech e Media, sono sempre di più gli italiani under 40 che sentono il “richiamo della terra” e scelgono di rientrare nell’azienda di famiglia o di avviare un’azienda ex novo. Grazie alle loro esperienze accademiche e personali, i nuovi imprenditori agricoli sono in grado di coniugare tradizione ed innovazione tecnologica, valorizzando il territorio e cogliendo le nuove sfide alimentari.

Prima fra tutte l’agricoltura biologica, che rappresenta la via per il rilancio produttivo, economico e ambientale della filiera agroalimentare italiana. Un’alternativa concreta che, da 10 anni, cresce costantemente con tassi di incremento di consumo a doppia cifra: nel 2016 il mercato del bio ha registrato un giro d’affari corrispondente a quasi 5 miliardi di euro (Nomisma).

Gli under 40 alla guida delle aziende biologiche

Caratteristica peculiare delle aziende biologiche è la giovane età di chi le gestisce. Infatti, secondo quanto riportato dagli ultimi dati ufficiali del Censimento dell’agricoltura (ISTAT 2010), nelle aziende biologiche il capo azienda è mediamente più giovane: il 22% delle aziende bio ha un capo d’azienda di età compresa tra i 20 e i 39 anni, contro il 9% delle aziende agricole italiane. Inoltre, solo il 19,1% delle aziende biologiche è condotta da over 65, che, invece, guidano il 37,2% delle aziende agricole tradizionali.

Non solo più giovani ma anche più istruiti. Il 16,8% degli agricoltori biologici vanta una laurea (tre volte tanto il 6,2% del totale delle aziende agricole) e il 32,3% ha un diploma di scuola superiore (quasi il doppio del 17,8% della media delle aziende agricole italiane).

Giovane età e scolarizzazione più elevata si traducono in una maggiore propensione all’innovazione e alla tecnologia: già nel 2010 il 15,6% delle aziende biologiche era informatizzato (contro il 3,8% del totale delle aziende), il 10,7% aveva un sito internet (sei volte tanto l’1,8% del totale delle aziende), e il 5,2% praticava e-commerce (più di 7 volte lo 0,7% del totale delle aziende agricole).

I giovani preferiscono il bio

Il livello di istruzione risulta essere un criterio discriminante anche in relazione alle scelte d’acquisto dei consumatori. Lo testimonia un’indagine realizzata da Nomisma in collaborazione con FederBio e AssoBio: nel 2016, l’81% di chi ha una laurea, il 72% di chi ha un diploma superiore e il 66% di chi ha un titolo della scuola dell’obbligo o inferiore ha consumato prodotti biologici.

In particolare sono i proprio i giovani ad aver abbracciato il biologico come filosofia di consumo, nel 2016 ben il 79% dei giovani tra i 18 e i 29 anni ha scelto prodotti biologici.

Un dato in linea con lo straordinario successo della vendita dei prodotti biologici che, sul mercato interno, ha totalizzato 3 miliardi di euro (+14% rispetto al 2015 e +121% rispetto al 2008), a cui si aggiunge l’export bio Made In Italy che ha raggiunto quota 1,9 miliardi di euro, con un peso del 5% sull’export agroalimentare italiano.

Commenta Paolo Carnemolla, Presidente di Federbio: “I giovani italiani si dimostrano estremamente ricettivi a cogliere i benefici e le opportunità del biologico di cui riconoscono il valore in termini di benefici a livello economico, ambientale e di salute. Per sostenere e valorizzare gli sforzi di questa generazione decisa ad abbracciare la sfida del biologico, FederBio mette a disposizione il suo know how in materia, basti pensare ad esempio a FederBio Servizi, società di consulenza in grado di rispondere alle esigenze degli operatori del settore pubblico e privato e di guidarli nella realizzazione di percorsi di crescita, qualificazione e sviluppo.”

FederBio (feder.bio) è una federazione di rilevanza nazionale nata nel 1992, per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, avente l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. È socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione. Attraverso le organizzazioni attualmente associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, in cui si riconoscono le principali realtà attive in Italia nei settori della produzione, trasformazione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio. La Federazione è strutturata in sezioni soci tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni Culturali. FederBio è dunque un’entità multiprofessionale, tesa a migliorare e ad estendere la qualità e la quantità del prodotto alimentare ottenuto con tecniche di agricoltura biologica e biodinamica, attraverso regole deontologiche e professionali, in linea con le norme cogenti e con le direttive IFOAM. In particolare, FederBio intende garantire la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati, vincolati in questo senso da un Codice Etico e si preoccupa di verificare l’applicazione degli standard comuni.

Nasce Treccani Gusto con Qualivita per promuovere la cultura del cibo italiano nel mondo

Treccani e Qualivita lanciano un progetto editoriale per ridefinire l’apporto culturale dei prodotti DOP e IGP. I ministri Martina e Franceschini promuovono il 2018 Anno del cibo italiano.

Il 2018 è l’Anno nazionale del cibo italiano proclamato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. L’11 gennaio 2018 l’Istituto della Enciclopedia Italiana e la Fondazione Qualivita hanno annunciato la nascita di Treccani Gusto, un nuovo progetto editoriale che si pone l’obiettivo di lanciare una nuova immagine dell’Italia e delle sue eccellenze enogastronomiche nel contesto internazionale e di ridefinire l’apporto culturale dei suoi prodotti tipici, uno dei più importanti patrimoni di cui il nostro Paese dispone, al pari dei tesori della cultura, del paesaggio e dell’arte.

Negli ultimi anni le eccellenze italiane nei settori agricolo e agroalimentare, in particolare quelle ad Indicazione Geografica tutelate dai marchi di qualità europei DOP, IGP e STG, si sono poste al centro dell’interesse collettivo non più solo come un’enorme risorsa economica, ma anche come una straordinaria occasione di raccogliere e valorizzare un’eredità culturale. Il cibo e il vino non sono più un tema che coinvolge esclusivamente gli addetti ai lavori del mondo agricolo, ma il fulcro delle discussioni globali sulle prospettive di sviluppo economico, ambientale e sociale.

A tutti i livelli si è progressivamente affermata una grande sensibilità rispetto alle nuove tecniche di coltivazione, all’impatto ambientale, alla ricerca, all’innovazione tecnologica e allo sviluppo di un’agricoltura basata sulla sostenibilità per il benessere collettivo e la salvaguardia del proprio territorio e del Pianeta.

I giovani si avvicinano ogni giorno di più all’agroalimentare e, in particolare, all’enogastronomia; sia grazie ai rinnovati contatti professionali che li legano sempre più spesso in prima persona a queste realtà, sia per l’affermarsi di nuovi stili di vita che pongono il cibo e il vino al centro di scelte, comportamenti, linguaggi. L’agricoltura e la ruralità, legate a uno specifico territorio, si riscoprono esperienze da condividere per beneficiarne collettivamente, in termini di benessere e qualità della vita.

Dopo essere stata per secoli un punto di riferimento essenziale per la nostra stessa esistenza come Paese, fino a 30 anni fa l’agricoltura italiana si trovava di fronte a un orizzonte incerto. Grazie alle linee guida dettate dalle certificazioni di qualità – come il Biologico e le Indicazioni geografiche – e al lavoro di produttori, istituzioni e organi di controllo, oggi i professionisti italiani del settore alimentare presentano uno dei modelli economico-culturali meglio disposti ad affrontare i cambiamenti che il mondo contemporaneo ci propone, più protesi verso il futuro. I produttori italiani hanno dimostrato con il loro esempio come si possa produrre ricchezza rispettando la qualità, la biodiversità, l’ecologia, il territorio, il paesaggio. Queste esperienze hanno dimostrato di saper cogliere le opportunità economiche salvaguardando forma e sostanza della nostra cultura, fino a diventare uno dei migliori simboli dell’Italia nel mondo.

IL PROGETTO TRECCANI GUSTO

Treccani, da oltre 90 anni punto di riferimento assoluto nella diffusione della cultura italiana, e Qualivita, fondazione impegnata insieme a Consorzi di Tutela e Istituzioni nella valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità italiane DOP e IGP, uniscono le loro competenze per dar vita a Treccani Gusto, un progetto finalizzato alla creazione di contenuti editoriali, nella ricerca di un linguaggio comune che possa dare voce a un racconto sulle eccellenze enogastronomiche italiana.

L’obiettivo del progetto editoriale è quello di organizzare in un unico corpus le molteplici esperienze del mondo rurale italiano, al fine di renderle un patrimonio culturale accessibile al nostro Paese e al resto del mondo. La complessa ricchezza delle esperienze agroalimentari e vitivinicole, che le rende uniche e inimitabili, sarà oggetto di prodotti editoriali divulgativi capaci di raggiungere il variegato pubblico da sempre alla ricerca di un canale di conoscenza sul mondo rurale.

Nel dettaglio, Treccani Gusto sarà costituito da:

  • Una nuova edizione dell’Atlante Qualivita – L’Atlante Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG, giunto alla IX edizione, si arricchisce del contributo editoriale Treccani e arriva nelle case degli italiani come cardine della conoscenza delle produzioni tipiche e dei relativi elementi distintivi.
  • Un magazine digitale – Una rivista pensata per coinvolgere i soggetti attivi sul territorio raccontando i diversi aspetti dell’ambito agricolo e alimentare, in relazione anche ad ambiti evoluti come il turismo.
  • Una banca dati, con glossario specialistico e ricettario – Il lessico e il patrimonio informativo delle produzioni di qualità e delle Indicazioni geografiche vengono riconosciuti come elemento consolidato della cultura italiana per essere tutelati e diffusi nel mondo attraverso l’eccellenza della banca dati digitale di Treccani.