venerdì 25 maggio 2018

Malattie della vite e fitofarmaci. La UE propone di ridurre l'utilizzo del rame

L'uso di composti di rame come sostanza fitosanitaria è attualmente oggetto di una nuova valutazione a livello UE. A giugno, la Commissione europea farà una proposta sul rinnovo o sul divieto della sua omologazione per i prossimi 7 anni; questa proposta sarà sottoposta al voto degli Stati membri. 



Sul tema rame, nella giornata di oggi, gli esperti degli Stati membri sono riuniti per un primo scambio di opinioni con la Paff (Plants, Animals, Food and Feed): la Commissione Europea che dovrà valutare il rinnovo della concessione in scadenza il primo gennaio 2019. La proposta sarà quella di rinnovare la concessione per soli altri 5 anni invece di 7 e chiederà di ridurre la dose massima di rame utilizzabile da 6 kg per ettaro a soli 4 kg per ettaro. Tale dosaggio andrà poi calcolato non più sulla media dei tre anni, opzione che ha permesso fino ad oggi di poter produrre anche in annate particolarmente piovose e difficili, ma su base annua.

L'allarme è subito scattato e l'Efow, la federazione delle Doc europee in una nota difende l'utilizzo del rame in quanto, minerale naturale, ed unico prodotto per il trattamento di piante coltivate biologicamente Il rame è di fatto utilizzato come fungicida e battericida e svolge un ruolo importante in agricoltura integrata ma risulta essenziale in agricoltura biologica dal momento che la difesa è basata, quasi esclusivamente sul suo impiego per combattere peronospora e altre malattie. Insomma quello che dichiara Bernard Farges, presidente di EFOW, senza una decisione positiva sulla sua omologazione, i viticoltori non avranno strumenti per affrontare queste malattie a partire dal primo febbraio 2019, con conseguenze drammatiche per la produzione di vini, in particolare per quelli biologici. Farges, ha spiegato che  ad oggi non esiste un'alternativa ai sali di rame e la loro sostituzione con un altra sostanza naturale, da un giorno all'altro, non risulta fattibile, ed invoca le autorità pubbliche chiedendo un aiuto nella transizione verso una viticoltura verde senza spingere il viticoltore verso l'uso di prodotti sintetici, che andrebbero contro l'obiettivo ricercato da tutti. La speranza è che la Commissione europea e gli Stati membri tengano conto di tutti questi elementi nel processo decisionale in quanto è in gioco la sopravvivenza di gran parte della viticoltura europea, in particolare della viticoltura biologica.

Ma se la Commissione ha deciso per una riduzione, ovviamente avrà anche i suoi buoni motivi e la vite è una coltura per la quale l’uso del rame pone le maggiori preoccupazioni. La protezione del vigneto richiede infatti un grande consumo di prodotti rameici, specialmente nelle annate climaticamente favorevoli allo sviluppo della malattia. Il rame è un metallo pesante che, a causa del suo accumulo nel terreno, può causare problemi di impatto ambientale. Considerato che viene utilizzato in viticoltura da 130 anni circa, il suo accumulo progressivo nel suolo è di fatto inevitabile. Esso infatti interagisce con i costituenti del terreno che lo rendono insolubile e ne impediscono la percolazione verso gli strati più profondi. Oltre ad avere alcuni riflessi negativi sulla flora microbica del suolo e sui lombrichi, in alcuni casi può risultare tossico anche per la stessa vite: fenomeni attribuiti a fitotossicità da rame si sono osservati soprattutto in suoli acidi e leggeri, ad esempio in alcune aree del bordolese, in particolare sull’attecchimento di giovani viti: in corrispondenza di livelli di rame intorno a 80/100 mg/kg di terreno, c’è stata elevata mortalità e radicazione difficile. Il rame ha anche effetti sulla selezione dei lieviti. In considerazione di tali effetti negativi sull’ambiente i livelli massimi di rame per ettaro e per anno sono stati quindi regolamentati per legge in Europa fissando un massimo, per la viticoltura biologica, di 6 kg per ettaro e per anno di rame metallo.

Laddove si susseguono per decenni sullo stesso terreno colture che richiedono regolarmente trattamenti a base di rame, come accade ad esempio nelle aree viticole coltivate biologicamente, il contenuto in rame del terreno è destinato inevitabilmente ad aumentare. Anche se per la vite non sembrano esistere, al momento, valide alternative al rame utilizzabili quando le piogge e l’umidità persistente favoriscono le infezioni della peronospora, che può arrivare a compromettere la totalità della produzione, risulta d'altro canto, improcrastinabile sperimentare prodotti e strategie di contenimento efficaci, al fine di ridurre gli apporti cuprici o individuare sostanze in grado di sostituire l’impiego del rame come anticrittogamico.

La ricerca, in tal senso, da molti anni si sta muovendo in funzione di una migliore sostenibilità in viticoltura. E' in vita un progetto del CREA, il cui obiettivo è quello di individuare sostanze di origine naturale (estratti vegetali, microrganismi, prodotti inorganici,derivati del chitosano) in grado di esplicare attività antiperonosporica, nell’ottica di ridurre e/o sostituire l’impiego del rame in viticoltura biologica. La ricerca si propone di saggiare formulazioni a basso titolo cuprico messe a punto dall’industria e prodotti alternativi al rame, accuratamente selezionati, per cercare di ridurre gli apporti di rame annui per ettaro o di sostituire l’uso del rame in agricoltura biologica. Le indagini condotte in laboratorio, serra e campo, potranno così contribuire ad affrancare totalmente o parzialmente dall’uso del rame il comparto biologico. Al termine del progetto si esaminerà, in sinergia con il mondo produttivo agricolo e imprenditoriale, i prodotti alternativi al rame rivelatisi particolarmente promettenti, nonché di valutare i percorsi normativi da seguire per consentirne l’impiego in agricoltura biologica, in tempi relativamente brevi.

E' bene poi ricordare che la viticoltura biologica non si può fare ovunque, ma solo in luoghi veramente vocati, il ché significa qualità, e non si può fare comunque, ma solo con la migliore attenzione agronomica, per massimizzare le potenzialità di autodifesa e di autoregolazione delle piante, il ché significa più tipicità.

Fatte queste considerazioni ed in riferimento agli attuali allarmismi, il viticoltore in primo luogo, per una corretta gestione agronomica, dovrà tenere sempre presente queste regole:
  • Sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurino un buon arieggiamento della coltura, concimazione e irrigazioni equilibrate, interventi di potatura secca e verde…);
  • Effettuare continui e puntuali monitoraggi della coltura, per individuare tempestivamente le condizioni favorevoli all’insorgenza del patogeno;
  • Ricorrere a strumenti di supporto decisionale (modelli previsionali) per razionalizzare i trattamenti in funzione del reale rischio infettivo;
  • Ricorrere ai mezzi tecnici disponibili (prodotti fitosanitari e corroboranti) solo in caso di grave rischio per la coltura;
  • Operare scelte oculate sul prodotto fitosanitario da utilizzare (fare riferimento ad elenchi e banche dati affidabili ad es. www.sian.it/biofito/getSearchKeys.do

giovedì 24 maggio 2018

Il Prosecco unito "in campo" per la sostenibilità. Alla fiera in movimento le bollicine più famose d'Italia in veste sempre più green

Il Prosecco fa squadra e si schiera compatto per la sostenibilità. Torna domani e sabato 26 maggio “Vite in Campo”, la “fiera in movimento” dedicata alla viticoltura innovativa e sostenibile che vedrà 150 macchine sfilare nei vigneti dell'azienda agricola Conte Collalto a Susegana (Treviso). 



Ad accogliere gli oltre 2.000 operatori qualificati attesi nel corso dell’evento, organizzato da Condifesa Treviso in collaborazione con il Consorzio di tutela Conegliano-Valdobbiadene Prosecco docg, il Consorzio tutela Prosecco doc, il Consorzio tutela vini Asolo Montello ed Edizioni L’Informatore Agrario (media partner), l’intera filiera dello sparkling più famoso d’Italia, in una veste sempre più green.

Il tema della sostenibilità, declinato a partire dalla difesa fitosanitaria e dalla gestione del sottofila con metodi alternativi al diserbo chimico, ma anche nell’impiego di macchine e trattori, fino all’utilizzo di sistemi IoT (Internet of Thinghs), è infatti il fil-rouge della manifestazione, che con l’edizione 2018 dà continuità agli sforzi dei produttori e delle organizzazioni di filiera in direzione di una produzione vitivinicola sempre più sostenibile per l’ambiente. Si parte domani pomeriggio (dalle ore 14.00) con le prove dinamiche delle più innovative macchine e attrezzature per la viticoltura, che saranno “in campo” nei vigneti anche nella giornata di sabato (dalle 9.00 alle 14.00). Non mancano i contributi degli esperti, con il convegno “Nutrizione della vite: è tempo di precisione e sostenibilità” (venerdì 25 maggio, ore 19.00) che prevede anche un focus sull’utilizzo dell’azoto. Tra i relatori, Federica Gaiotti del Crea-VE, Luigi Sartori dell’Università di Padova, Giovanni Pascarella di Extenda Vitis e Enzo Mescalchin della Fondazione E. Mach.

In programma, anche i tour guidati dagli esperti della storica casa editrice veronese, che guideranno i visitatori tra le macchine alla scoperta degli ultimi trend tecnologici per la sostenibilità ambientale, sociale ed economica della viticoltura (1° tour 25 maggio ore 15:30; 2° tour 26 maggio ore 10:30).

viteincampo.informatoreagrario.it/

VITE IN CAMPO è la manifestazione dedicata al settore viticolo organizzata da Condifesa Treviso, in collaborazione con Consorzio di tutela Conegliano-Valdobbiadene Prosecco docg, Consorzio tutela Prosecco doc, Consorzio tutela vini Asolo Montello ed Edizioni L’Informatore Agrario con le riviste L’Informatore Agrario, Mad-Macchine agricole domani e Vite&Vino in qualità di media partner esclusivo.

Eventi enogastronomia. L’agroalimentare regionale fa squadra con Lazio Prezioso. Debutta la manifestazione dedicata ai vini e ai prodotti del territorio

Promosso dalla rivista Cucina & Vini, l’evento è in programma presso l’hotel Westin Excelsior di via Vittorio Veneto. I migliori prodotti delle province di Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e Roma per la prima volta insieme in un grande banco d’assaggio aperto al pubblico, che spazia dai vini ai formaggi, dai salumi alle birre, fino all’olio extravergine di oliva.



Scoprire il mondo produttivo del food&wine, attraverso l’assaggio e il racconto diretto dei suoi protagonisti, che per la prima volta fanno rete per promuovere al pubblico cosmopolita di Roma le eccellenze del paniere agroalimentare regionale, a partire dal vino. È un esordio nel segno della cultura e del gioco di squadra quello di Lazio Prezioso, che si prepara a debuttare per la sua prima edizione sabato 26 maggio presso l’hotel Westin Excelsior (via Vittorio Veneto, 125).

Il mondo dell’agroalimentare del Lazio fa rotta il 26 maggio a Roma con Lazio Prezioso, la manifestazione che punta a raccontare al grande pubblico, in unico imperdibile appuntamento, il ricco paniere regionale, dal vino alla birra, agli oli extravergini di oliva, passando per i salumi, i formaggi e le altre eccellenze territoriali, sia note che da scoprire. Promosso dalla storica rivista di enogastronomia Cucina & Vini, l’evento – alla sua prima edizione e in programma presso l’hotel Westin Excelsior di via Vittorio Veneto - chiama infatti a raccolta le realtà produttive delle province di Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e naturalmente Roma, per un grande banco d’assaggio ideato con lo scopo di dare energia a quel tessuto tradizionale che è molto forte in ciascuna realtà provinciale, ma non altrettanto nel suo insieme. 

Nata con l’obiettivo di mettere insieme le mille diversità regionali, esaltandone le più autentiche espressioni territoriali, la manifestazione targata Cucina & Vini sarà infatti un grande banco d’assaggio che vedrà protagonisti vini bianchi, rossi e bollicine, ma anche birre, mozzarella, formaggi e olio extravergine provenienti dalle province di Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e Roma. Una sinergia che fa leva sull’autenticità e sulla qualità dei prodotti regionali, ma soprattutto sul dialogo costruttivo tra eccellenze vitivinicole e alimentari della varie province per la promozione del brand Lazio in Italia e nel mondo. L’obiettivo di Lazio Prezioso è anche quello di promuovere la cultura del cibo e del vino tra i tanti appassionati, sfruttando un ‘teatro’ privilegiato che è Roma, una città in grado di intercettare un pubblico variegato e soprattutto internazionale.

“Siamo molto orgogliosi di riuscire a portare alla nostra manifestazione – spiega Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini - un’importante selezione delle eccellenze del Lazio. Il vino è l’apripista, come in tutte le regioni. È più abituato a fare squadra e a rappresentare in Italia e nel mondo l’agroalimentare del Paese. Oggi la diversità è una delle chiavi di successo, ma funziona soltanto se si fa rete, se nell’era della comunicazione globale si presenta al pubblico un’espressione di territorio che abbia una certa massa critica. È questo l’obiettivo della prima edizione di Lazio Prezioso, il tassello più importante per far sì che diventi un appuntamento annuale di riferimento per il settore, sulla scia di quanto già accade con Bererosa e Sparkle Day”.

“Roma con la sua storia e la sua personalità straripante – spiega Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini - non ha mai realmente fatto sistema con il resto della regione e il Lazio nel suo insieme non gode della giusta visibilità. Questa manifestazione vuole quindi fondere le mille diversità regionali, utilizzando come collante la vitivinicoltura, da sempre presente in queste aree, ma esaltando al tempo stesso tutto il patrimonio agroalimentare del Lazio, terra di mare, di montagna e di province diverse, storicamente legate all’agricoltura e alla pastorizia. Il tutto mettendo a disposizione la nostra esperienza maturata nel corso di quasi 20 anni di attività nel settore e in particolar modo nell’organizzazione di grandi manifestazioni di successo dedicate al mondo dell’enogastronomia, come Bererosa, la cui settima edizione si svolgerà il prossimo 3 luglio, e lo Sparkle Day, giunto all’undicesima edizione e in programma il 2 dicembre 2018”.

Lazio Prezioso sarà un’occasione unica per toccare con mano e degustare il meglio dell’agroalimentare made in Lazio, che, oltre a contare su 409 PAT (prodotti agroalimentari tradizionali), vanta complessivamente 29 indicazioni geografiche per il settore food e 36 per il wine che insieme esprimono 90 milioni di euro di valore alla produzione (fonte: XV Rapporto Ismea - Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP IGP STG). L’excursus enogastronomico proposto da Cucina & Vini proporrà, in particolare, una selezione di prelibatezze che ben rappresentano la qualità e l’identità di questa regione, a partire dal vino.

“Un comparto strategico, quest’ultimo, per l’economia agricola regionale - continua D’Agostino - che solo nel 2017 ha registrato oltreconfine un fatturato di 62 milioni di euro, il doppio rispetto a dieci anni fa, con un incremento del 15% sul 2016 (dati Istat)”.

E proprio il vino sarà protagonista il 26 maggio a Roma, affiancato dall’olio extravergine di oliva, dalla birra, dalle tante produzioni tradizionali nel mondo dei salumifici e dei caseifici, ma anche dai prodotti da forno e da quelli dell’orto in rappresentanza di un sistema, quello agroalimentare, che copre il 3% della ricchezza dell’intera economia regionale con 6,3 miliardi di fatturato annui (dati Lazioinnova-Agrifood).

A raccontarsi al grande pubblico, attraverso degustazioni e incontri con i produttori, saranno una trentina di aziende vitivinicole laziali, con le denominazioni di Frascati in prima fila, sostenute dalla partecipazione del Consorzio Tutela Denominazioni Vini Frascati. Accanto ai vini del Lazio ci saranno inoltre diversi stand gastronomici dedicati alle altre eccellenze del paniere agroalimentare regionale, dall’olio d’oliva extravergine al formaggio, alla birra, senza dimenticare i prodotti da forno e quelli dell’orto.

“Ci stiamo impegnando in un lavoro di rilancio - dichiara il presidente del Consorzio Tutela Denominazioni Vini Frascati, Paolo Stramacci - forti del fatto che i produttori stanno consolidando il loro impegno per una produzione di vini di alta qualità. Questo sforzo va comunicato, dobbiamo condividere con chi compera la consapevolezza che il valore di una bottiglia di Frascati può esprimere un territorio che nulla ha da invidiare ad altri territori. Per questo motivo siamo convinti che un evento che si basa sulla valorizzazione delle produzioni del Lazio, in realtà il primo del genere, potrà dare buoni risultati. Infatti crediamo molto nel concetto di ‘sistema’, che una singola voce può farsi sentire, ma molte voci insieme possono affermare meglio la diffusione del profondo cambiamento che stiamo vivendo”.


Lazio Prezioso, 26 maggio 2018
Dove: hotel Westin Excelsior, via Vittorio Veneto, 125 - Roma
Orario: dalle 14 (giornalisti e operatori); dalle 15 (pubblico); chiusura ore 22.30
Prezzo: 10 euro

Conegliano Valdobbiadene, un territorio espressione di un modello di sviluppo per benessere economico, sociale e culturale

Aumento costante del reddito, maggiore inclusione delle donne nel mondo del lavoro, più alta incidenza di giovani con istruzione universitaria: questi alcuni dei risultati emersi dalla ricerca condotta da SDA Bocconi School of Management.



Si è tenuta nei giorni scorsi, presso la sede SDA Bocconi School of Management, la presentazione dei risultati della ricerca “Benessere economico, sociale e culturale: obiettivi raggiunti e prospettive future. Presentazione del modello economico di successo del Conegliano Valdobbiadene” curata da SDA Bocconi e commissionata dal Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG.

“Il successo sul mercato del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è frutto dell’impegno e della caparbietà dei produttori, ma anche dell’ambiente e del tessuto sociale in cui abbiamo la fortuna di lavorare” afferma Innocente Nardi Presidente del Consorzio di Tutela, “Abbiamo chiesto a SDA Bocconi di condurre questa ricerca per capire in che misura la produzione del Prosecco DOCG abbia inciso nelle vite delle nostre comunità e quindi quanto abbia “restituito” in termini di benessere diffuso. Siamo orgogliosi di poter evidenziare un progresso economico sociale costante negli ultimi trent’anni, addirittura in controtendenza rispetto alla crisi degli ultimi dieci”.

“La ricerca mostra l’analisi dell’impatto economico della produzione di Prosecco Superiore DOCG sul territorio del Conegliano Valdobbiadene dagli anni ’80 a oggi”. Afferma Gabriele Troilo, Associate Dean e Professore di Marketing SDA Bocconi, “I dati relativi al territorio della Denominazione (15 comuni) sono stati confrontanti con i corrispettivi dati della Provincia di Treviso e dell’intera Regione Veneto per mostrare con maggior evidenza il contributo economico e sociale della produzione del Prosecco Superiore DOCG”. Laddove si è potuto, il confronto è avvenuto per un periodo trentennale (dal 1981 a oggi), in altri casi ci si è dovuti limitare ai periodi di cui esiste disponibilità di dati.

L’analisi ha affrontato diversi livelli, partendo dalla ricchezza generata per i residenti nel territorio, in termini di reddito e beni capitali. I risultati dimostrano che l’economia del Prosecco Superiore DOCG ha garantito ai residenti dei 15 comuni di accrescere il proprio livello di reddito sistematicamente dal 2000, quando il reddito medio annuo era di 15.159 euro, al 2015 quando il reddito medio arriva a 21.380 euro l’anno. La tendenza è in linea con i comuni della Provincia di Treviso e dell’intero Veneto, ma rispetto a queste due aree di comparazione i comuni del Prosecco Superiore DOCG mostrano una maggiore ricchezza accumulata in beni capitali, dimostrata dall’ammontare dei depositi bancari per ogni comune che passano da una media di 160 milioni euro per comune nel 2000 a una media di 280 milioni di euro nel 2012 e dal numero di autovetture che passano da  613 unità (per 1000 abitanti) nel 2002 a 644 nel 2012. In maniera indiretta, questa evidenza è rafforzata da una maggiore e progressiva crescita della disponibilità di crediti erogati dalle banche a soggetti non bancari. Nel 2000 sono stati erogati crediti per comune per 312 milioni euro l’anno e nel 2012 la cifra raggiunge i 471 milioni euro dimostrando la fiducia del sistema bancario della capacità di imprese e cittadini del territorio di investire risorse in investimenti e consumi di qualità.

Un ulteriore livello di analisi riguarda l’inclusione sociale, in termini di quantità e qualità dei lavori creati nel territorio. L’economia del Prosecco Superiore DOCG ha sostenuto una maggiore inclusione sociale per i residenti garantendo un livello di occupazione in linea con le due aree di comparazione e con tassi di disoccupazione di molto inferiore alla media nazionale ma soprattutto nella zona del Conegliano Valdobbiadene si registra un progressivo aumento dell’inclusione delle donne nel mondo del lavoro. L’occupazione femminile cresce dal 29.6% del 1981 al 41.7% del 2011.

Lo sviluppo del capitale umano, inteso come incremento del livello di istruzione e di qualità delle competenze generate nel territorio, è significativo. Dagli anni ’80 in poi i Comuni del Consorzio mostrano i più elevati livelli di adulti (25-64 anni) con laurea e licenza superiore rispetto a quelli della stessa età con licenza media, infatti si passa dal 60% del 1981 al 150% del 2011; la più elevata incidenza di adulti occupati in ruoli a medio-alta specializzazione, si va dal 19% nel 1991 al 29% nel 2011; i più bassi differenziali di genere per l’istruzione superiore che da 136,6% nel 1981 arriva a 104,7%; la più elevata incidenza di giovani con istruzione universitaria dal 5% del 1981 al 22,3% del 2011. In sostanza l’economia del Prosecco Superiore DOCG ha garantito uno sviluppo di capitale umano di qualità elevata negli ultimi 30 anni, mediamente più elevata che il resto del territorio della Provincia e della Regione.

Le fonti utilizzate per la ricerca sono: 8mila Census (annuario dei Comuni italiani che riporta i dati dei Censimenti); ISTAT; MEF; Banca d’Italia; CCIAA Treviso; ACI.

SDA Bocconi School of Management è leader nella formazione manageriale da oltre 40 anni. La sua mission è quella di contribuire alla crescita delle persone, delle aziende e delle istituzioni promuovendo la cultura manageriale, le conoscenze e le capacità di innovazione. A questo concorrono programmi MBA, Master Executive e Specialistici, Programmi Executive e Progetti Formativi su Misura, Ricerca applicata, Osservatori e Centri di Eccellenza settoriali – un’offerta formativa rivolta a professionisti di tutto il mondo e di tutti i settori economici. SDA Bocconi è tra le prime Business School in Europa e tra le poche ad aver ottenuto il triplo accreditamento – EQUIS, AMBA e AACSB – che la pone nell’élite delle Business School mondiali. Scegliere SDA Bocconi a Milano vuol dire scegliere un contesto stimolante nella capitale imprenditoriale, industriale e finanziaria d’Italia, una porta d’accesso all’Europa, un mondo di contatti e di opportunità. Inoltre Milano significa anche cultura, moda, design, gusto e arte del vivere. SDA Bocconi ha inoltre lanciato il suo hub pan-asiatico con l’apertura di SDA Bocconi Asia Center, con l’obiettivo di potenziare la sua presenza globale.

mercoledì 23 maggio 2018

L'Abruzzo del vino si racconta, Words of Wine: assegnati i premi del concorso giornalistico

La premiazione della V edizione del concorso giornalistico“Words of Wine - Parole di Vino” si è tenuta lo scorso 18 maggio a Pescara nell'ambito di un programma interamente dedicato alla comunicazione del vino.



Comunicare il vino. Identità, territorio, vocazione, uomini coraggiosi, produttori che raccolgono sfide importanti per fare conoscere sempre più il nome dell’Abruzzo nel mondo. Sono questi gli elementi emersi nei molti articoli valutati per il premio giornalistico “Words of Wine – Parole di Vino”, giunto alla sua quinta edizione, con il quale il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo celebra il racconto delle sue eccellenze enoiche. La premiazione si è tenuta il 18 maggio a Pescara, presso il Museo delle Genti d’Abruzzo.

Quasi cento i lavori vagliati da un Comitato tecnico di personalità dalla comprovata esperienza in ambito artistico e culturale. “Il premio giornalistico ha assunto quest’anno un valore particolarmente importante, perché si è inserito nei festeggiamenti in occasione del Cinquantesimo anniversario della denominazione Montepulciano d’Abruzzo – afferma il Presidente del Consorzio Valentino Di Campli – Siamo, quindi, felici di aver riscontrato da parte della stampa un vivo interesse per questo vino, simbolo della nostra regione”.

Ecco i professionisti che hanno ricevuto il riconoscimento.

Il premio per la stampa periodica è stato assegnato a Emanuele Gobbi, giornalista della rivista Spirito di Vino; quello per la stampa quotidiana a Davide Eusebi de Il Resto del Carlino, mentre a Tom Muller è stato assegnato il riconoscimento per la stampa on line. Premiato anche Giorgio D’Orazio, giornalista abruzzese indipendente che collabora con diverse testate italiane, occupandosi principalmente di cultura ed enogastronomia.

Due i premi ad honorem: il primo è stato assegnato a Stevie Kim, managing director di Vinitaly International, per l’importante lavoro svolto nel mondo per la promozione del vino italiano; il secondo è andato, invece, all’Assessore Regionale alle Politiche Agricole, Dino Pepe, per il sostegno fondamentale dato ai produttori abruzzesi. Uomini che, ogni giorno, sono chiamati ad affrontare le sfide del mercato e una competizione internazionale sempre più aspra. In questo importante lavoro, la comunicazione gioca un ruolo chiave e in continua evoluzione, sia attraverso i mezzi di informazione che attraverso le relazioni.

Proprio a questo tema, sono state dedicate le due tavole rotonde che hanno preceduto la premiazione. La prima dal titolo “Vino e nuovi media: come cambia la comunicazione” ha visto intervenire Antonio Tomacelli (Intravino.it), Umberto Gambino (giornalista Tg2 Rai e blogger), Stevie Kim (managing director Vinitaly International), Aileem Lee (direttore internazionale Beijing Yunjiu Media Co.), Sandra Crittenden (giornalista e blogger). La seconda, “Raccontare il territorio: buone pratiche per una narrazione efficace”, ha coinvolto Giuseppe Cerasa (direttore Le Guide di Repubblica), Constanze Reuscher (corrispondente per l’Italia Die Welt), Sandro Capitani (giornalista di Radio Rai 1), Michael Fagan (wine educator), George Brown (College Toronto), Tom Mullen (giornalista Forbes), Alexander Peartree (giornalista Wine Enthusiast).

“Possiamo considerarci oggi una delle maggiori realtà enoiche internazionali - conclude Valentino Di Campli - e di questo dobbiamo ringraziare anche gli operatori della comunicazione e della stampa, che ci hanno aiutato ogni giorno ad affermarci nell’immaginario comune come una realtà consolidata. Concludere la prima parte del programma di promozione dedicato ai Cinquant’anni della denominazione di origine Montepulciano d’Abruzzo con l’assegnazione del premio “Words of Wine” è il nostro riconoscimento nei confronti del loro prezioso lavoro”.

Il piano di promozione è iniziato a gennaio con un evento a Milano, realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, proseguito a Roma con una tappa organizzata in collaborazione con Bibenda – Fis, in Germania con il ProWein e a Verona in occasione del Vinitaly.

Agroalimentare, è allarme specie aliene: a rischio la biodiversità Made in Italy

Dalla Popillia japonica alla Drosophila suzukii, fino alla Aetina tumida. Sono le specie aliene che stanno invadendo la biodiversità Made in Italy. Nel mirino dei nuovi parassiti, vigneti, frutteti, e gran parte delle grandi coltivazioni vegetali. L'allarme della Coldiretti alla giornata della biodiversità vegetale.



Non solo la Xylella fastidiosa proveniente dal Costa Rica che sta facendo strage di ulivi in Puglia con danni che ammontano a circa un miliardo di euro ma a colpire i primati di biodiversità del Made in Italy ci sono le invasioni di parassiti "alieni" provenienti da altri continenti che a causa dell’intensificarsi degli scambi commerciali sono arrivati in Italia dove hanno trovato un habitat favorevole a causa dei cambiamenti climatici, dalla Popillia japonica alla Drosophila suzukii fino alla Aetina tumida.

E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della giornata della biodiversità vegetale dalla quale si evidenzia che sotto attacco ci sono i simboli dell’agricoltura italiana, dall’ulivo al pomodoro, dagli agrumi al castagno, dalle ciliegie ai mirtilli, ma anche le piante ornamentali come le palme e perfino le api.

Se per la Xyella l’Italia è stata addirittura deferita alla Corte Ue, l’ultima arrivata è la “cimice marmorata asiatica” (Halyomorpha halys) che sta distruggendo i raccolti nei frutteti, negli orti ma anche le grandi coltivazioni di soia e di mais nel nord Italia ma preoccupa anche la Popillia japonica originaria dal Giappone che può attaccare 295 specie vegetali, di cui almeno cento di forte interesse economico, come il mais, la vite, il pomodoro, i meli, i fiori.

Hanno invece già pagato un conto salatissimo le castagne per colpa del cinipide galligeno del castagno, il Dryocosmus kuriphilus, proveniente dalla Cina che provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni contro il quale è stata avviata con successo una capillare guerra biologica attraverso lo sviluppo e accurata diffusione dell’insetto Torymus sinensis, che è un antagonista naturale, anche se ci vorrà ancora tempo per ottenere un adeguato contenimento.

E danni sta anche facendo la Drosophila Suzukii il moscerino killer molto difficile da sconfiggere che ha attaccato ciliegie, mirtilli e uva soprattutto in Veneto. La produzione Made in Italy di miele di acacia, castagno, di agrumi e mille fiori è invece minacciata dall’insetto killer delle api che mangia il miele, il polline e, soprattutto la covata annientando la popolazione di api o costringendola ad abbandonare l’alveare.

Si tratta del coleottero Aethina tumida della famiglia dei Nititulidi che aveva già invaso il Nord America alla fine degli anni ’90 provocando ingenti danni, diretti ed indiretti. E se gli agrumi della Sicilia sono stati gravemente attaccati dalla Tristeza (Citrus Tristeza Virus) i kiwi dal Lazio al Piemonte hanno dovuto fare i conti con la batteriosi del kiwi (Pseudomonas syringae pv. Actinidiae), mentre melo e pero in Emilia sono stati colpiti dal colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora).

Ma c’è anche il punteruolo rosso Rhynchophorus ferrugineus originario dell’Asia che ha fatto strage di palme dopo essere comparso in Italia per la prima volta nel 2004 e da allora si è dimostrato un vero flagello che ha interessato il verde pubblico e privato in Sicilia, Campania, Calabria, Lazio, Liguria, Abruzzo e Molise.

Per difendere il patrimonio del Made in Italy agroalimentare è necessario rafforzare gli strumenti di intervento per sostenere i produttori fortemente danneggiati ma è anche necessario potenziare la ricerca per la prevenzione. Fondamentali sono certamente i controlli sulle importazioni e la lotta al commercio irresponsabile.

Territori e vitigni, la Garganega e la sua longevità al centro dell'anteprima del Soave sempre più orientata al rinnovamento

Una Soave Preview orientata al rinnovamento che ha soddisfatto più di 70 giornalisti e buyer provenienti da tutto il mondo. Focus sulla garganega e la sua longevità, con 140 vini presentati secondo i territori.



Si è conclusa domenica scorsa l’ultima edizione di Soave Preview 2018. La manifestazione che come ogni anno ha l'obiettivo di far conoscere l’identità più profonda di questo territorio dove più di 3000 famiglie, ogni giorno affrontano le sfide che la viticoltura gli pone di fronte.

Attraverso i vari percorsi proposti, dal Soave safari fino alla degustazione delle vecchie annate in due verticali, dall’assaggio dell’annata 2017 al convegno sulla candidatura GIAHS-FAO, si sono potute dimostrare le virtù di una denominazione che mette al centro non solo il vino ma anche storia, cultura e tradizione, un sistema agricolo complesso e integrato, un caleidoscopio di sfaccettature che merita una particolare attenzione per la sua fragilità ma anche per la granitica determinazione dei produttori a spingere sulla qualità del prodotto.

Su questo tema è intervenuto Sandro Gini, neo presidente del Consorzio, alla sua prima uscita ufficiale dopo l’elezione e che ha elencato le linee programmatiche del consiglio in carica per i prossimi 3 anni. «Il rinnovamento della denominazione che vogliamo portare avanti passa da una maggiore consapevolezza delle potenzialità di questa denominazione. Per questo motivo voglio coinvolgere tutta la filiera, dal viticoltore all’enologo, in maniera dinamica e costruttiva, attraverso un dialogo continuo, per riaffermare il Soave tra i grandi vini bianchi al mondo per ampiezza di stili e capacità di invecchiamento. La stessa creazione del sistema delle unità geografiche aggiuntive partito 20 anni fa e ora in fase di definizione finale ci porta ad avvicinarci a quelle regioni che sono iconiche proprio grazie alla loro capacità di valorizzazione delle singole identità territoriali seppur sotto uno stesso marchio comunicato a livello internazionale.»

Valori e tradizioni rimarcati anche da Endo Yoshihide, coordinatore del programma GIAHS-FAO, in visita a Soave in occasione del convegno di apertura dedicato alla candidatura: «un territorio come quello del Soave così complesso e variegato, con una storia e tradizione centenaria, merita di essere conosciuto e riconosciuto a livello mondiale. I benefici di entrare in un programma come quello del GIAHS sono molteplici, tra cui un aumento del turismo, che favorisce l’intero indotto.»

Non sono mancati gli approfondimenti sui caratteri della garganega, grazie a un intervento dell’agronomo Ermanno Murari, seguito da un viaggio tra tempo e unità geografiche condotto egregiamente da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere e Chiara Mattiello che hanno messo in mostra le capacità della garganega nell’esprimere un territorio; infine si è assistito a un’esplorazione dei suoli del Soave con Roberto Zorzin, geologo e la degustazione di Veronika Crecelius, penna di Weinwirtschaft dove invece si è potuta apprezzare la duttilità di quest’uva.

I giornalisti infine hanno potuto degustare alla cieca l’annata 2017, certamente una delle più complesse degli ultimi 30 anni a causa principalmente della siccità che ha colpito l’Italia durante l’anno, ma dalla quale grazie al lavoro in vigna e provvidenziali piogge nel mese di settembre, si sono potuti mantenere i caratteri di freschezza del Soave, accompagnati a una maggiore rotondità e profumi più fruttati rispetto alle annate precedenti.

Dai 7 giorni di confronto e degustazione che hanno coinvolto giornalisti, sommelier, operatori, produttori, wine lover e studenti MW si sono rivalutate le ultime annate dalla 2014 alla 2016, che passano da 3 a 4 stelle.

Agricoltura biologica: Conservare la fertilità del suolo e la biodiversità, dal CREA nuove tecniche con il progetto SOILVEG

Conservare la fertilità del suolo e la biodiversità, favorire il risparmio energetico, ridurre le emissioni di CO2, sono le più importanti sfide di un’agricoltura biologica che sempre più guarda alla sostenibilità ambientale. Sono questi gli obiettivi di Soilveg, il progetto europeo triennale, coordinato dal CREA Agricoltura e Ambiente, i cui risultati finali vengono presentati oggi a Roma, presso la sede della Società Geografica Italiana.



SoilVeg è un innovativo progetto di ricerca a livello europeo che studia la tecnica della non lavorazione e/o lavorazione ridotta in orticoltura biologica attraverso l’utilizzo del rullo pacciamante. Lo scopo del progetto è valutare come la non lavorazione e l’introduzione di colture di servizio agro-ecologico favoriscano la conservazione della fertilità del suolo, la biodiversità e il risparmio energetico.

I ricercatori, dei diversi Paesi europei partner (Slovenia, Danimarca, Spagna, Estonia, Belgio, Francia e Lettonia, mentre per l’Italia c’è anche l’università di Bologna) si sono concentrati sulla non lavorazione – insieme di tecniche per seminare o trapiantare una coltura senza o quasi lavorare il terreno, che comporta vantaggi ambientali a fronte di rese inferiori – e sull’introduzione di colture di servizio agro-ecologico - cioè finalizzate non al reddito, ma ai servizi ecosistemici (es. impollinazione, controllo erosione, riduzione del dilavamento degli elementi nutritivi, riduzione dell’uso dei fertilizzanti azotati, se leguminose).

La non lavorazione del suolo è abbinata all’uso del rullo pacciamante: si tratta di un rullo sagomato, utilizzato per allettare le colture di servizio agroecologico, invece di interrarle con una lavorazione (sovescio, che è la pratica ad oggi più diffusa), e permettere quindi la semina o il trapianto della successiva coltura da reddito. Ed è con questa modalità che sono stati coltivati in biologico: cavolfiore, peperone, pomodoro, zucca, utilizzando come colture di servizio agroecologico: favino, veccia, orzo, grano saraceno, secale.

“L’identificazione delle specie di servizio agro ecologico più adatte e le proporzioni delle diverse specie e famiglie negli eventuali miscugli di semina sono aspetti cruciali da considerare per ottimizzare localmente questa tecnica – spiega il coordinatore del progetto Stefano Canali, ricercatore CREA - Inoltre, il cantiere di lavoro utilizzato deve essere adeguato ed adattato alle condizioni specifiche del suolo”.

I risultati di Soilveg evidenziano come la tecnica della non lavorazione abbia un impatto positivo sui parametri microbici, indicatore importante della qualità del suolo. In generale, la densità delle infestanti è stata notevolmente inferiore nelle varianti non lavorate rispetto a quelle lavorate. E si è potuto riscontrare che le comunità vegetali delle parcelle lavorate, laddove la coltura di servizio agroecologico è stata sovesciata, sono state caratterizzate da piante infestanti annuali più competitive, con maggiore superficie fogliare specifica, maggiore altezza e con più lungo periodo di fioritura. La non lavorazione ha avuto risvolti positivi anche per la biodiversità delle comunità di artropodi predatori del suolo: infatti, la densità dei coleotteri del suolo (Carabidae), di altri insetti predatori (es. Staphylinidae), e in alcuni paesi anche di ragni, è risultata maggiore rispetto alle parcelle test lavorate. Inoltre, il consumo energetico è stato ridotto in media del 20% per unità di superficie nelle parcelle non lavorate rispetto alle varianti lavorate con il sovescio, mentre nella non lavorazione risultano minori anche le emissioni di gas serra.

Le attività del progetto hanno consentito di identificare le principali criticità della tecnica di non lavorazione basata sull’utilizzo del rullo pacciamante. I ricercatori sono stati impegnati nell’adattare questa tecnica alle necessità locali, migliorando sia l’aspetto tecnico che quello ambientale e, allo stesso tempo, riducendo il suo impatto negativo su qualità e quantità della produzione. In allegato il programma.

Formazione. Corso gratuito per giornalisti: "Oltre i luoghi comuni: l’informazione enogastronomica nell’anno del cibo italiano"

“Oltre i luoghi comuni: l’informazione enogastronomica nell’anno del cibo italiano” questo il titolo del corso organizzato dal CREA che si terrà martedì 29 maggio 2018, dalle  9.30 alle 16 presso il CREA Agricoltura e Ambiente di Via della Navicella a ROMA. Iscrizioni aperte su piattaforma Sigef sezione Enti Terzi. 6 crediti riconosciuti.




L’informazione scientifica, mai come ora, si trova di fronte a sfide complesse ed ambiziose. Dal cambiamento climatico in atto alle crescenti preoccupazioni per ciò che mettiamo in tavola ogni giorno fino alle statistiche di ogni genere con cui leggiamo la realtà. Un compito delicato per i giornalisti, stretti come sono tra il web - che mette sullo stesso piano bufale e scienza in una overdose inesauribile di notizie - e un pubblico - sempre più confuso e diffidente, ormai avvezzo al sensazionalismo - che non sa più riconoscere il valore di autorevolezza e competenza.

Il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, ha tra le sue finalità istituzionali la divulgazione, l’informazione al consumatore e alle imprese nonché la promozione del dibattito scientifico nella società. E proprio dalla consapevolezza del suo ruolo nasce l’idea di organizzare corsi di formazione gratuita per i giornalisti che forniscano loro “i ferri del mestiere”, agevolando inoltre il dialogo non sempre facile con il mondo della scienza. Saper leggere correttamente una ricerca, pesare l’impatto di una pubblicazione scientifica, andare oltre i luoghi comuni, essere in grado di interpretare le statistiche, avere una padronanza di base dei linguaggi specifici e dei glossari di temi scientifici come l’agricoltura, l’ambiente e l’alimentazione,  che incidono sulla vita di tutti. Competenze a torto ritenute banali, ma in realtà trascurate.

In questo primo appuntamento, approfittando della ricorrenza del 2018 “anno del cibo italiano”, approfondiremo gli strumenti base che permettono ai giornalisti di poter raccontare in modo esaustivo ed efficace il nostro patrimonio di maggior valore: quello enogastronomico. Una sfida ambiziosa per un’informazione corretta che sappia documentare la qualità, senza cadere nella tentazione degli stereotipi.

“Oltre i luoghi comuni: l’informazione enogastronomica nell’anno del cibo italiano”

9.30 - saluto direttore CREA Agricoltura e Ambiente Marcello Donatelli;

9.40 - “Il cibo italiano. Un marchio di successo”,

             Roberto Henke – direttore CREA Politiche e Bioeconomia ;

10.00 - “L’informazione enogastronomica in Italia, tra luoghi comuni e nuove sfide”

               Franco Poggianti – direttore responsabile Agricolae.eu;

10.20 - Domande

10.40 - “Saper comunicare la qualità dei nostri Prodotti animali: La carne”,

              Sebastiana Failla – ricercatore CREA Zootecnia e Acquacoltura;

10.50 - “Saper comunicare la qualità dei nostri Prodotti animali: Latte e derivati”,

             Giorgio Giraffa – dirigente di ricerca CREA Zootecnia e Acquacoltura;

11.00 - “Saper comunicare La qualità dei nostri prodotti vegetali: I cereali”,

               Donatella Bianca Maria Ficco,  ricercatore CREA Cerealicoltura e Colture industriali;

11.10 - “Saper comunicare La qualità dei Prodotti vegetali italiani: Gli ortaggi”,

               Mariateresa Cardarelli, ricercatore CREA Orticoltura e Florovivaismo;

11.20 - “Saper comunicare La qualità dei Prodotti vegetali italiani: La frutta (frutta e agrumi)”,

             Katya Carbone - ricercatore CREA Olivicoltura, Frutticoltura, Agrumicoltura;

11.30 - “Saper comunicare La qualità dei Prodotti vegetali italiani. L’olio extravergine d’oliva”,

            Enzo Perri  - dirigente di ricerca CREA Olivicoltura, Frutticoltura, Agrumicoltura;

11.40 -  “Saper comunicare La qualità del Vino Italiano”,

             Antonella Bosso - CREA Viticoltura ed Enologia;

11.50 -  Domande sul blocco qualità

12.15 - “Saper comunicare l’eccellenza produttiva del nostro agroalimentare”,

              Tiziana Briguglio, giornalista enogastronomica;

12.45 - “Raccontare il cibo italiano: il vino”,

               Cristina Latessa - giornalista Winenews;

13.15 - Domande

13.30- pausa pranzo

14.30- “Non solo passato: saper raccontare il cibo italiano del futuro”,

              Stefania Ruggeri - ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione;

14.50 - Domande

15.00 -  “Dieta mediterranea : un grande classico dell’informazione nutrizionale all’italiana”,

              Andrea Ghiselli -  dirigente di ricerca CREA Alimenti e Nutrizione;

15.20 - Domande

 15.30 – Conclusioni

            Modera Cristina Giannetti, giornalista ufficio stampa CREA

martedì 22 maggio 2018

DOC delle Venezie al vertice tra i migliori Pinot grigio al mondo

London Wine Fair: il DOC delle Venezie al vertice tra i migliori Pinot grigio al mondo. Lo afferma da Londra Patrick Schmitt, MW, firma di The Drinks Business e curatore del Global Masters of Pinot grigio, il concorso enologico dove la giovane DOC del Triveneto, conquistando un quinto delle medaglie, ha sbaragliato la concorrenza.



Il Pinot grigio DOC delle Venezie si conferma al vertice tra i migliori Pinot grigio al mondo. Ad affermarlo dalla London Wine Fair (21 – 23 maggio) è Patrick Schmitt, MW, firma di The Drinks Business e curatore del Global Masters of Pinot grigio, commentando i risultati del concorso enologico, ideato dalla stessa rivista, che ha visto la partecipazione di campioni provenienti da Australia, Ungheria, Francia, Moldavia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Slovenia, Regno Unito, Italia - dove la giovane DOC del Triveneto, con ben 18 medaglie, ha conquistato un quinto dei riconoscimenti. «Siamo orgogliosi di essere stati partner, come rivista, del lancio ufficiale del Pinot grigio DOC delle Venezie qui in Inghilterra – ha proseguito Schmitt – un mercato strategico in grado di dettare mode e condizionare i consumi a livello internazionale. Un risultato, quello raggiunto nell’ambito di questo concorso, ancora più significativo se consideriamo la severità della giuria composta solo da Master of Wine e da Master Sommelier. Il percorso intrapreso dal Pinot grigio del Triveneto mostra al mondo la via che l’intero comparto del vino italiano dovrebbe seguire per garantire la qualità».

In questi giorni il Consorzio DOC delle Venezie è infatti impegnato alla London Wine Fair e ha scelto proprio la fiera per presentare sulla piazza inglese il nuovo progetto di qualità intrapreso dalla DOC e rendere noti ufficialmente i nomi dei vincitori del contest.

Buono il sentiment che si è respirato tra stampa, operatori di settore, buyer e mondo della ristorazione che, a margine della presentazione della nuova denominazione italiana, hanno espresso un diffuso apprezzamento e un interesse crescente per il Pinot grigio del Triveneto.

«Quanto afferma Patrick Schmitt, MW, ma anche i commenti che abbiamo sentito a in occasione del nostro focus – ha evidenziato da Londra Albino Armani, presidente del Consorzio DOC delle Venezie – confermano che la sfida lanciata sulla via del miglioramento qualitativo è stata vinta. Siamo convinti che in una piazza globale, competitiva ed esigente come quella del Regno Unito, dove si confrontano vini di tutto il mondo, la proposta di uno stile diverso ed innovativo di Pinot grigio, portata avanti dai produttori della DOC, è stata capace di conquistare un consumatore raffinato che sta cambiando modalità di acquisto e consumo del vino. E i riconoscimenti del Global Masters confermano l’appeal e l’originalità delle nostre etichette».

Nella tre giorni londinese saranno 60 i vini messi in degustazione, 20 per ogni giornata, così da assicurare ai visitatori, operatori di settore e stampa specializzata, una panoramica completa delle differenti interpretazioni di questa eccellenza enologica proveniente dal Triveneto.

Il Consorzio si troverà nello spazio della rivista The Drinks Busisness / Wine List Confidential  - F45 e ogni bottiglia sarà dotata di specifico QR code che permetterà di scaricare la scheda tecnica.

Agroalimentare e ricerca. CREA utilizza il Cloud Computing di Microsoft per l’applicazione di tecnologie digitali in agricoltura. Obiettivo, promuovere la competitività della filiera agroalimentare italiana

IoT, Artificial Intelligence e Blockchain al servizio del progetto AgriDigit: annunciata al Forum PA l’adozione di strumenti Microsoft da parte del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA). Le nuove tecnologie potenzieranno la ricerca agroalimentare e sosterranno il Made-in-Italy, ottimizzando la produzione, l’uso di risorse e puntando a garantire la sicurezza e la tracciabilità delle filiere.



In occasione di Forum PA 2018, Microsoft e CREA, ente vigilato dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e dedicato alla ricerca in ambito agroalimentare, hanno annunciato che CREA ha adottato strumenti Microsoft in azioni di ricerca volte al miglioramento della qualità nei settori agricolo, ittico, forestale e nutrizionale.

In linea con il tema chiave della manifestazione focalizzata sull’innovazione per la sostenibilità, è stato infatti sviluppato il progetto di trasformazione digitale che vede il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria usufruire delle tecnologie Microsoft per ottimizzare i propri processi interni e per offrire supporto tecnologico alle proprie strutture scientifiche: grazie al Cloud Computing, sarà possibile facilitare la collaborazione tra i team di ricerca, beneficiare di infrastrutture sicure e sviluppare applicazioni intelligenti. In particolare la piattaforma cloud Microsoft Azure supporterà il progetto di Agricoltura Digitale “AgriDigit” finanziato dal MiPAAF, che nei prossimi mesi studierà e svilupperà tecnologie utili in agricoltura e sistemi di supporto alle decisioni e alla certificazione dei prodotti.

Grazie alla potenza di calcolo di Azure e alle funzionalità di Internet of Things, Machine Learning e Artificial Intelligence integrate nella piattaforma cloud di Microsoft, sarà possibile accelerare la ricerca agroalimentare e ambientale, abilitando l’analisi di enormi quantità di dati eterogenei in tempo reale e la realizzazione di modelli predittivi sempre più accurati. Non solo: grazie agli intuitivi strumenti di blockchain accessibili attraverso il cloud di Azure, sarà possibile sviluppare processi di certificazione dei prodotti offrendo maggiori garanzie sulla storia degli alimenti, dalla raccolta delle materie prime al flusso tra gli operatori della filiera, fino all’approdo al consumatore finale. Le nuove tecnologie potranno quindi rappresentare un elemento strategico per le filiere agroalimentari italiane, da un lato per difendere la produzione dalla variabilità climatica intervenendo tempestivamente per gestire i fattori produttivi, contenere i costi e minimizzare il rischio produttivo e ambientale, dall’altro per garantire la sicurezza del Made-in-Italy e tutelare le specificità territoriali dalla concorrenza illecita con prodotti contraffatti.

Il vantaggio del Cloud Computing di Microsoft è legato sì alla disponibilità delle più innovative funzionalità di IoT, analisi e blockchain, ma anche all’integrazione con strumenti più tradizionali e pur sempre strategici, come i sistemi gestionali e le soluzioni per la produttività. CREA potrà infatti orchestrare i propri processi multidisciplinari beneficiando dei moduli ERP della piattaforma Dynamics 365 e gli oltre 1.600 dipendenti e i 12 centri di ricerca potranno collaborare più facilmente grazie a una suite per la produttività cloud, condividendo così competenze che spaziano dalla genomica, all’agroecolologia, dalla salute delle piante alla fertilità dei suoli, dagli allevamenti all’industria agroalimentare. Inoltre CREA ha scelto di puntare sul cloud di Microsoft anche in virtù dell’interoperabilità, che consente di preservare gli investimenti tecnologici preesistenti, di sviluppare in ambienti diversi, anche open-source, e di rilasciare applicativi compatibili con molteplici piattaforme. 

“Per un ente come CREA che affronta le sfide sempre più delicate del ventunesimo secolo è importante utilizzare tecnologie aggiornate. La tecnologia può infatti correre in aiuto delle ricerca per promuovere la sostenibilità dei sistemi produttivi agricoli, forestali e ittici, la produzione di alimenti che soddisfino le esigenze nutrizionali di una popolazione mondiale in crescita, l’uso di biomasse e sottoprodotti  per la produzione di materiali e di energia. L’utilizzo di strumenti  Microsoft nasce proprio in questa logica, poichè grazie al supporto del Cloud Computing e di piattaforme per  Internet of Things, Artificial Intelligence e Blockchain, potremo potenziare  la nostra ricerca a supporto della filiera agroalimentare italiana in un quadro di sviluppo sostenibile. Non solo, grazie al Cloud di Microsoft potremo anche orchestrare meglio i nostri processi e collaborare in modo più efficace, ottimizzando le risorse da dedicare alla ricerca e traendo vantaggio dalla multidisciplinarità delle competenze dei nostri ricercatori”, ha commentato Marcello Donatelli, direttore del Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente  di CREA.

“Siamo orgogliosi di supportare CREA in questo progetto d’innovazione per la sostenibilità e al contempo per la competitività dell’intero Paese. La Pubblica Amministrazione italiana spesso lotta per far fronte alla scarsità di risorse e non riesce ad agire con forza come driver per la crescita italiana. Il settore pubblico ha invece un ruolo fondamentale nel guidare la competitività del Paese, senza perdere di vista gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Puntando sull’innovazione è possibile, non solo recuperare efficienza, ma anche mettere in moto un circolo virtuoso di crescita che coinvolga tutti i settori dell’economia. L’esperienza di CREA è emblematica, perchè grazie al Cloud sta sì ottimizzando le operazioni e la produttività dei dipendenti e dei centri di ricerca, ma soprattutto guiderà un processo d’innovazione di cui beneficierà tutta la filiera agroalimentare italiana. Grazie alla molteplicità degli strumenti integrati nel Cloud di Microsoft, come Internet of Things, Artificial Intelligence e Blockchain, sarà possibile contribuire alla competività del Made-in-Italy, ottimizzando la produzione e garantendo la sicurezza dei prodotti a vantaggio dei consumatori e allo stesso tempo accelerando la ricerca per ridurre gli sprechi e promuovere lo sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Simonetta Moreschini, Direttore della Divisione Pubblica Amministrazione di Microsoft Italia.

lunedì 21 maggio 2018

Eat well and stay well. A LSDM 2018 la cucina d'autore al servizio della Dieta Mediterranea

Si svolgerà a Paestum (Sa) il prossimo 23 e 24 maggio, l'undicesima edizione di LSDM, ovvero Le Strade Della Mozzarella. Al centro della collaudata manifestazione la cucina d'autore al servizio della Dieta Mediterranea. Sul palco oltre 50 grandi chef dal tutto il mondo per tracciare l'identikit del cuoco del XXI secolo tra etica, ricerca e business.




Ai nastri di partenza l’undicesima edizione di LSDM 2018, il congresso internazionale gastronomico che nasce per celebrare nel mondo la mozzarella di bufala campana DOP e che oggi si consacra all’intero paniere della Dieta Mediterranea.

Mercoledì 23 e giovedì 24 maggio saranno infatti oltre 50 gli chef, praticamente il gotha della cucina internazionale, che si alterneranno sul palco del Savoy Beach Hotel di Paestum (SA) per una due giorni di altissimo livello.

Si va da esponenti, affermati o emergenti, di spicco della gastronomia nazionale a nomi di grande calibro internazionale in arrivo da Turchia, Russia e Thailandia, ma anche Usa, Germania, Svezia, Austria, Portogallo, Francia, Spagna, Slovenia che faranno da ‘special guest’ nei momenti congressuali. Al loro fianco, altrettanti chef e pizzaioli che invece saranno impegnati nelle attività collaterali con protagoniste altre grandi eccellenze del patrimonio agroalimentare ed enoico d’Italia.

In primo piano, dunque, numerose lezioni e dimostrazioni tecniche per celebrare i prodotti simbolo delle tavole del Sud-Italia, la mozzarella di bufala campana DOP su tutti, ma non mancheranno specifici focus, all’interno del Taste Club, su pasta di Gragnano, pizza napoletana, pomodoro San Marzano, aceto balsamico di Modena, formaggi come il Provolone Valpadana DOP, olio extravergine d’oliva, legumi, mondo vegetale, vini, tra cui il Prosecco Doc, e birra. Sarà una full immersion nella cucina mediterranea e nella ristorazione d’autore, visti anche e soprattutto in un’ottica economica e sociale.

Etica, ricerca e business sono infatti le parole d’ordine della cucina moderna che, oltre alla tecnica, all’innovazione e all’estetica, è sempre più attenta alla sostenibilità e al benessere. Non a caso, il tema di LSDM 2018 è Eat well and stay well, ispirato agli studi del fisiatra americano Ancel Keys. Un concetto che ben rappresenta la filosofia della Dieta Mediterranea e che è proprio al centro del Manifesto del cuoco moderno ideato dagli organizzatori del congresso, Barbara Guerra e Albert Sapere.

“Nel mondo moderno il compito dello chef va oltre la realizzazione di un buon piatto – dichiarano Barbara Guerra e Albert Sapere – e il cibo non è più legato esclusivamente al bisogno primario di nutrire. Dietro ogni ricetta ci sono ormai diversi elementi dall’alto valore sociale, come l’ambiente e lo stile di vita sano, e chi la realizza non segue più solo la logica del gusto. Lo chef di oggi è quindi al tempo stesso artigiano di gioia e pedagogo dei propri clienti, attento al benessere degli ospiti e a modelli sostenibili a tavola. Proprio sulla base di questi nuovi paradigmi abbiamo elaborato questa sorta di decalogo, che sintetizza il nuovo ruolo del cuoco del XXI secolo, e abbiamo scelto di porvi l’accento nell’edizione 2018, che coincide tra l’altro con l’Anno nazionale del cibo italiano”.

Ecco i 10 punti del Manifesto del cuoco moderno:

1. Proporre frutta e verdura, sia nella parte salata che in quella dolce, rispettando la stagionalità degli ingredienti;
2. Preferire l’olio extravergine d’oliva come grasso principale;
3. Non far mancare la pasta secca, segno distintivo dell’italianità nel mondo;
4. Utilizzare sempre di più le proteine vegetali – come i legumi – contribuendo al recupero delle varietà tradizionali presenti largamente in tutta Italia;
5. Preferire i prodotti da agricoltura e allevamenti sostenibili scegliendo tra quelli provenienti da filiera trasparente;
6. Valorizzare i piccoli artigiani locali, avendo però cura di preferire sempre il chilometro buono al chilometro zero;
7. Rispettare la territorialità e le tradizioni gastronomiche locali;
8. Porre attenzione ai disturbi alimentari dei propri ospiti e, in generale, proporre piatti equilibrati dal punto di vista nutrizionale;
9. Usare la tecnologia in cucina, non come fine, ma come strumento per migliorare le tradizioni;
10. Aprirsi al confronto con i colleghi a livello internazionale e favorire le contaminazioni interdisciplinari.

Il programma di LSDM 2018 al seguente link: www.lsdm.it/programma-lsdm-paestum-2018/

LSDM (www.lsdm.it) è un congresso internazionale di cucina d’autore che mira ad indagare le potenzialità dei prodotti dell’agroalimentare italiano di qualità affidandoli alle mani dei grandi chef. Organizzazione in collaborazione con il Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop, con il sostegno del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc e del Consorzio di Tutela del Provolone Valpadana Dop. In partnership con Acqua Panna e S. Pellegrino, Pastificio dei Campi, Mulino Caputo, Olitalia, D’Amico, Divine Creazioni, Ciao-Pomodoro di Napoli, Kimbo, De Nigris 1889, Birrificio Valsugana.

venerdì 18 maggio 2018

Progetto SalvaTerra, sostenibilità, etica, tempo e connessioni sono il futuro del vino

Alla giornata SalvaTerra, sedici grandi visionari e opinion leader di tutti i settori si sono confrontati in Valpolicella.



Nel mondo del vino è più importante innovare o conservare? Con questa provocazione si è aperta la giornata SalvaTerra, a San Pietro a Cariano, in Valpolicella, frutto della collaborazione tra SalvaTerra e Gambero Rosso.

A rispondere ci provano guidati dalla Giornalista Licia Granello e dall’opinionista Thinking Designer – Giacomo Mojoli, 16 grandi imprenditori, visionari, e personaggi che per loro esperienze creative, aziendali e personali hanno dato vita a storie di successo che possono essere di esempio per il mondo del vino.

Due i momenti della giornata: il momento della provocazione, affidata a dei confronti tra i cosiddetti ospiti “visionari”; quattro faccia a faccia incalzati da Licia Granello su quattro macro temi: Valore ed Etica con lo chef Massimo Bottura e l’imprenditore-designer Maurizio Riva; la Sostenibilità sostenibile con la direttrice Ricerca dell’Istituto Ramazzini Fiorella Belpoggi e con  l'economista e scrittore Gunter Pauli, creatore della Blu Economy; Connessioni con il fondatore di Seeds&Chips Marco Gualtieri ed il sindaco di Esino Lario Pietro Pensa; ed infine il Tempo (in tutte le sue declinazioni) con climatologo Luca Mercalli ed il fondatore di Cracking Art Paolo Bettinardi.

Le loro provocazioni saranno materiale della tavola rotonda che, nel pomeriggio, coinvolgerà altri otto super-ospiti. Per il mondo del vino: il presidente di Masi Agricola Sandro Boscaini, il giornalista del Gambero Rosso Marco Sabellico, la viticoltrice Caterina Ceraudo e il presidente di Cantine Ferrari  Matteo Lunelli. Per gli altri mondi: la paesaggista Anna Marson,, l'oste visionario Michil Costa, l’amministratore delegato di Novamont Catia Bastioli e il vice presidente di Lavazza Marco Lavazza.

Come sottolinea l’amministratore delegato di Salvaterra Paolo Fontana “è proprio da un territorio come la Valpolicella che può nascere il progetto Giornata SalvaTerra caratterizzato dalla volontà di condividere nuove visioni per il mondo del vino, un mondo che oggettivamente deve avere la capacità d’intercettare e adeguarsi a quanto sta mutando a livello globale, che siano stili di vita e/o di consumo o modi di produrre e condividere. Per questo abbiamo bisogno di uscire dal settore e confrontarci. Ma dobbiamo farlo partendo dai valori che fanno grande il nostro comparto come ad esempio il rispetto del territorio. Come diceva Winston Churchill “Non sempre cambiare equivale migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”.

Questa è una ambizione che Salvaterra condivide con Gambero Rosso. Dichiara Paolo Cuccia, Presidente di Gambero Rosso “Siamo consapevoli e fortemente sensibili al valore dei territori, della eccellenza dei prodotti e della diffusione della cultura agroalimentare. Gambero Rosso è in tal senso da anni impegnato sul fronte della sostenibilità nel campo vitivinicolo. Tutto ciò oggi assume una valenza più ampia e profonda, grazie a produttori illuminati ed eventi come l’odierna giornata Salvaterra. Non solo quindi il decisivo sostegno all’ambiente, ma anche il più ampio approfondimento e condivisione dei contributi che la sensibilità sociale, lo sviluppo economico e l’utilizzo di tecnologie avanzate possono offrire per disegnare un nuovo scenario fruttuoso e redditizio per il mondo vitivinicolo”. L’obiettivo è proprio quella di far dialogare diversi mondi e  favorire le contaminazioni per ridefinire la visione stessa di vino: dal concetto di tradizione a quello di attualità e interpretazione dei tempi.

“È un progetto figlio del suo nome” spiega la giornalista di Repubblica Licia Granello, “abbiamo scelto dei temi diversi (valore/etica; sostenibilità; connessione; tempo; ndr) e organizzato una sorta di ring, dove a incrociarsi non sono i guantoni, ma le intelligenze di persone che abbiamo abbinato perché pensiamo abbiano una visione comune su argomenti specifici”.

“Stiamo vivendo un momento di grandi cambiamenti e c'è bisogno di grandi cambiamenti” gli fa eco Marco Gualtieri Anche il mondo del vino deve seguire questo processo in corso, giocando da protagonista. Bisogna saper interpretare e fare propri pensieri e linguaggi che magari non ci appartengono, o non ci appartenevano. Sono sicuro che al termine di questa Giornata usciremo tutti più ricchi e con delle idee da mettere in pratica”.

“Per disegnarne il futuro” Giacomo Mojoli “ci vogliono occhi nuovi, visioni multidisciplinari, concretezza e sintonia con la quotidianità. Voltiamoci avanti, quindi, contaminando il buono del passato con il presente virtuoso; per progettare bene il futuro. Dobbiamo appassionarci al cambiamento, senza mai stupirci di vedere lo straordinario nell'ordinario."

Il vino oggi è diventato parte di un sistema culturale a 360° e senza il quale il territorio diventa orfano. Inoltre se da un lato è portatore di valori positivi dall’altro è un potenziale Incubatore di innovazione e laboratorio di saperi e mestieri. Il mondo del vino è il luogo dove si può tentare una sintesi tra i cambiamenti del territorio, tempo, tecnologia, etica, sostenibilità, mercato. Ma è anche il veicolo attraverso cui interpretare, sperimentare e concretizzare le nuovi visioni su cui basare il prossimo futuro

È fondamentale che il mondo del vino – storicamente molto conservatore - si confronti con l’esperienza di altri settori per far nascere nuove idee e stimolare una nuova visione. Giornata SalvaTerra ha come obiettivo il ricercare le linee guida per definire una nuova visione del mondo del vino partendo dai confronti e contaminazioni fra storie, esperienze, scelte di persone che in tutti i settori hanno saputo anticipare, interpretare, governare i grandi cambiamenti.

Il format

Per meglio affrontare le tematiche il comitato scientifico dell’evento ha scelto di dividere l’appuntamento i due momenti fondamentali della Giornata SalvaTerra. La sessione mattutina “Visioni” con otto personalità selezionate del Comitato Scientifico suddivisi in quattro gruppi a cui sarà chiesto di fornire una loro visione sull’Argomento a loro assegnato attraverso un’intervista e confronto (Ring) condotta da Licia Granello, Giornalista di Repubblica

I temi di questa edizione sono:
• VALORE-ETICA
• SOSTENIBILITA’ SOSTENIBILE
• TEMPO
• CONNESSIONE

L’obiettivo è di riuscire a trasmettere stimoli, idee, provocazioni e differenti visioni che possono essere di confronto e spunto per il mondo del vino.

• La sessione pomeridiana “Contaminazioni” è dedicata ad un incontro confronto condotto da Giacomo Mojoli sugli spunti che emergeranno dai quattro gruppi di visionari per stimolare un forte confronto e analisi sulle diverse esperienze Individuare i possibili cambiamenti necessari con i quali il mondo del vino dovrà confrontarsi nei prossimi anni

A conclusione dell’evento verrà pubblicato «Il Quaderno SalvaTerra» che conterrà la sintesi e le conclusioni dei lavori della Giornata.

#GiornataSalvaTerra

@salvaterrawines

http://giornatasalvaterra.com/

Formazione. Seminario Veronelli, nasce il centro di alta formazione per operatori e futuri operatori del cibo e del vino italiani.

A luglio 2018 l’inizio delle attività con la Settimana della Cultura Gastronomica e nel 2019 “Camminare le vigne”, primo corso di alta formazione.



Sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, luogo di riferimento internazionale per l’arte e la cultura, dalle idee di Luigi Veronelli e con il sostegno di Banca Generali Private, nasce un centro di alta formazione per operatori e futuri operatori del cibo e del vino italiani. 

«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Così recita l’articolo 9 della Costituzione Italiana, ponendo al centro di una possibile rinascita la cultura e il paesaggio di cui fanno parte, a pieno titolo, l’agricoltura, le produzioni alimentari e la cucina. Un contesto ambientale e culturale che rende unici i prodotti italiani nelle loro caratteristiche organolettiche, ma anche nell’immaginario di coloro che, nel mondo, li ricercano e li prediligono.

Per comunicare e trasmettere questo valore aggiunto, questo potente fattore d’attrazione, e proporre il nostro patrimonio agroalimentare come parte di un sistema culturale è necessario che i professionisti del cibo e del vino dispongano di specifiche opportunità di formazione: con questa missione nasce l’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli fondata dal Seminario Permanente Luigi Veronelli e Fondazione Giorgio Cini.

L’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli, ideata e coordinata da Andrea Bonini, Direttore del Seminario Veronelli, presentata questa mattina presso il Palazzo della Triennale di Milano, si ispira alle rivoluzionarie idee veronelliane e sarà luogo di pensiero e di formazione dedicato al sapere della terra e della tavola.

Destinatari dell’offerta formativa saranno gli operatori (dai titolari di aziende agroalimentari italiane agli addetti al marketing, passando per titolari e personale di ristoranti, enoteche e wine bar, strutture alberghiere e ricettive, con giornalisti, blogger, PR e guide turistiche), e i futuri operatori (studenti universitari iscritti ai corsi di laurea attinenti che, purtroppo, dedicano pochissima attenzione alla gastronomia come cultura).

Vitiviticoltura e cambiamento climatico, tre istituti di ricerca insieme per fronteggiare le sfide del futuro. E dal progetto transfrontaliero nasce il Netzwerkwein XVII

Tre Stati, tre Istituti, tre Cantine, un vino. Si chiama Netzwerkwein XVII ed è stato presentato lunedì 7 maggio, con una conferenza stampa a Graz. Da una cuvée di vini provenienti dalla Cantina Provinciale Laimburg in Alto Adige, dalla Cantina del Land Stiria a Silberberg e dalla Cantina del Land Baden-Württemberg a Weinsberg, nasce il vino frutto di una cooperazione transfrontaliera che promuove ricerca e formazione in viticoltura ed economia vinicola.



Il mondo dell’agricoltura si trova ad affrontare molteplici sfide, derivanti non solo dalle conseguenze del cambiamento climatico, ma anche dalla globalizzazione e digitalizzazione. Compito del Centro di Sperimentazione Laimburg è supportare l’agricoltura altoatesina e l’industria alimentare attraverso l’innovazione e sviluppare misure volte a mantenere la competitività di questi settori. In questo senso il Centro di Sperimentazione Laimburg intensifica costantemente la propria rete di rapporti nell’ambito della ricerca, al fine di creare sinergie, interscambiare know-how e sviluppare prodotti innovativi.

Nell’ambito della viticoltura il Centro di Sperimentazione Laimburg collabora con la Fachschule für Obst- und Weinbau (Scuola Professionale per la Frutti-Viticoltura) Silberberg in Stiria e con la Staatliche Lehr- und Versuchsanstalt für Wein- und Obstbau (Istituto Statale di Istruzione e Sperimentazione per Viticoltura e Frutticoltura) di Weinsberg nel Baden-Württemberg al progetto “Netzwerkwein” (“Vino interscambio”), il cui scopo è la creazione di un prodotto innovativo. Per la seconda volta questa rete di ricerca composta dai tre affermati istituti per la viticoltura ha dato vita ad un vino collegiale, presentato il 7 maggio scorso a Graz in una conferenza stampa con il nome di “Netzwerkwein XVII” (“Vino interscambio XVII”).

“Insieme si possono fronteggiare le sfide del futuro. Le cooperazioni nella ricerca con i nostri stati vicini aiutano a generare sinergie e a sviluppare molteplici approcci risolutivi. Oltre allo scambio di esperti tra Silberberg, Weinsberg ed il Centro di Sperimentazione Laimburg, è di particolare importanza anche l’opportunità di visite di scambio per le studentesse e gli studenti della Scuola Professionale Laimburg”, ha sottolineato l’Assessore all’Agricoltura Arnold Schuler.

Il Netzwerkwein XVII è una cuvée composta per il 45% da Sauvignon Blanc della Cantina del Land Stiria a Silberberg (Austria), 40% Riesling della Cantina del Land Baden-Württemberg a Weinsberg (Germania) e 15% Gewürztraminer della Cantina Provinciale Laimburg (Alto Adige, Italia).

Il pensiero di fondo nella realizzazione della cuvée era unire le varietà di punta delle rispettive regioni di provenienza. “Il Gewürztraminer è una varietà tipica dell’Alto Adige ed una delle più antiche del mondo. Le uve per il Netzwerkwein provengono da un singolo vigneto a Termeno, situato a 350 m s.l.m. su suolo calcareo, ghiaioso e argilloso. Il 15% di Gewürztraminer, e le percentuali di Sauvignon Blanc e Riesling unite insieme nella cuvée conferiscono al vino aromaticità, complessità e struttura”, ha spiegato il responsabile della Cantina Provinciale Laimburg Günther Pertoll.

Poiché il vino proviene da tre diversi stati dell’Unione Europea, per ragioni legali non è possibile indicare in etichetta né la varietà e nemmeno l’annata. Il Netzwerkwein XVII è in vendita presso la Cantina del Land Stiria a Silberberg e la Cantina del Land Baden-Württemberg a Weinsberg. Presso la Cantina Provinciale Laimburg il Netzwerkwein viene degustato nell’ambito di eventi della Cantina nella Roccia.

“Il progetto transfrontaliero in realtà è nato durante una situazione di emergenza. Nel 2016 la Stiria è stata colpita da una forte gelata, che ha precocemente devastato la vendemmia. Sono state coinvolte anche le viti della Cantina Silberberg”, ha riportato l’enologo Reinhold Holler. Alla luce dell’accaduto è stata quindi realizzata un’idea che già da tempo girava nell’aria, vale a dire produrre un vino insieme alle cantine degli istituti vitivinicoli amici. Di conseguenza lo scambio enologico tra Silberberg, Laimburg e Weinsberg si è intensificato. Furono discussi collegialmente la maturità dell’uva, il periodo di raccolta, il profilo sensoriale, la trasformazione delle uve, la fermentazione e l’assemblaggio, nonché la stilistica del prodotto finale. Ogni cantina vinificò un Pinot Bianco di alta qualità dell‘annata 2016, che fu assemblato a Silberberg in parti uguali. Alla luce della particolare riuscita del prodotto e del legame nel frattempo venutosi a creare fra le tre istituzioni, è stata presa molto presto la decisione di portare avanti il progetto e creare un vino collegiale anche per l’annata 2017. “Partenariato ed amicizia sono valori, che in tempi difficili uniscono ancora di più. Il Netzwerkwein è un segno di questo legame, che va ben oltre i confini di stato. Come il vino, anche la collaborazione tra le scuole è riuscita molto bene, ha riassunto Reinhold Holler della Cantina Silberberg.

Oltre allo scambio tecnico tra enologi il progetto “Netzwerkwein” offre un reale e prezioso contributo alla formazione delle nuove leve in viticoltura: nel 2017 le studentesse e gli studenti delle Scuole Professionali Laimburg e Silberberg hanno avuto occasione di visitare le rispettive scuole nell’ambito di un progetto di una settimana, durante la quale hanno conosciuto da vicino le due regioni vitivinicole. Nel 2018 ha avuto luogo un altro scambio tra l’Istituto Statale di Istruzione e Sperimentazione per Viticoltura e Frutticoltura Weinsberg e la Cantina del Land Stiria Silberberg.

Nel frattempo il Netzwerkwein XVII è stato nominato “vino ufficiale della festa” in occasione dell’incontro delle scuole europee di viticoltura 2018 e garantisce con questo rilievo alla formazione vitivinicola in Europa. L’incontro si terrà dal 16 al 18 maggio a Weinsberg, dove verrà ulteriormente intensificata la cooperazione triangolare tra Silberberg, Laimburg e Weinsberg. “La rete delle scuole di viticoltura europee vive – noi uniamo l’amicizia e l’entusiasmo per il vino e creiamo un vino europeo che supera i confini degli stati. Tre regioni particolari e tre origini per un unico vino – un’ispirazione che diamo per la formazione di giovani enologi”, ha specificato il direttore della Cantina del Land Baden-Württemberg Weinsberg Dieter Blankenhorn.

Il Centro di Sperimentazione Laimburg in breve

Il Centro di Sperimentazione Laimburg è l’istituto di ricerca leader nel settore agroalimentare in Alto Adige e si occupa soprattutto di ricerca applicata diretta ad aumentare la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura altoatesina per garantire la qualità dei prodotti agricoli. Ogni anno, i 150 collaboratori del centro lavorano a 350 progetti e attività in tutti campi dell’agricoltura altoatesina, dalla frutticoltura e viticoltura fino all’agricoltura montana e alle tecnologie alimentari. Il Centro di Sperimentazione Laimburg è stato fondato nel 1975 a Vadena nella Bassa Atesina.

giovedì 17 maggio 2018

Cultura del vino. Conclusa con successo la 1a sperimentazione in Italia nelle scuole medie

La cultura del vino entra nelle scuole grazie a un progetto di Co.N.V.I, Consulta Nazionale del Vino Italiano. Onav Varese: “Conoscere giovanissimi il mondo del vino nei suoi pregi, nei suoi pericoli e nella sua storia, significa diventare adulti consumatori consapevoli domani”. I lavori dei ragazzi esposti a Palazzo Branda Castiglione Olona (VA).



Sono più di cento i ragazzi delle scuole medie che hanno partecipato all'edizione studiata per loro, del progetto “Il Bere consapevole attraverso la Storia, l’Educazione, la Cultura”, un ciclo di conversazioni scolastiche per familiarizzare con il mondo enologico in modo consapevole e informato e capirne l’antichissima sua storia.

Si tratta della prima volta in cui questo progetto, avviato da Co.N.V.I, Consulta Nazionale del Vino Italiano, nel 2015 e diretto verso gli studenti dell’ultima classe superiore, viene sperimentato sui giovanissimi delle scuole secondarie di primo grado. Il Progetto, è stato creato da Pia Donata Berlucchi, vicepresidente ONAV, Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, e responsabile della sua attuazione nel progetto scuole Co.N.VI. Il coordinamento di questa edizione a Castiglione Olona è stato seguito da Micaela Stipa, delegata ONAV Varese. Le quattro conversazioni, infatti, sono state tenute a partire da febbraio con gli studenti delle medie dell’Istituto Comprensivo Cardinal Branda di Castiglione Olona, in provincia di Varese, e si sono concluse ufficialmente sabato scorso con la consegna da parte di Pia Donata Berlucchi con le Istituzioni del luogo, della spilla con il messaggio “Vino, Cultura e Vita” ai giovani partecipanti, che ne sono stati entusiasti.

“Avvicinarsi al vino e alla sua cultura fin da giovanissimi - ha detto Pia Donata Berlucchi - è una delle azioni di contrasto preventive più efficaci all’abuso di alcol tra gli adolescenti. Gli studenti delle scuole medie recepiscono maggiormente rispetto ai ragazzi più grandi e, soprattutto, parlano molto di più con i genitori diventando, così, essi stessi divulgatori della cultura del vino all’interno delle famiglie”. A farle eco Micaela Stipa: “Crediamo fortemente in questo tipo di iniziative che possono prevenire in modo efficace molti comportamenti a rischio, promuovere stili di vita sani e ridurre il consumo incontrollato e irresponsabile di alcol tra i giovani. Conoscere il mondo del vino, dall’antichità ad oggi, e conoscerlo da giovanissimi, significa diventare adulti consumatori consapevoli domani”.

Secondo l’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol, solo il 13,5% di mamme e papà di giovani di età compresa tra i 12 e i 14 anni ha affrontato esplicitamente il tema dei rischi e delle relative conseguenze derivanti dall'abuso di alcol; il 31,5% dei genitori non lo ha mai fatto. Inoltre, se il consumo di bevande alcoliche avviene prevalentemente in famiglia (comunque in modo occasionale e controllato), la tendenza a provare l’esperienza dell’ubriacatura risulta nettamente meno frequente: non si è mai ubriacato l’84% degli adolescenti che ha contatto con bevande alcoliche soprattutto in famiglia contro il 48% di chi si avvicina all’alcol prevalentemente con gli amici. (Dati: Indagine nazionale sul consumo e sull’abuso di bevande alcoliche tra i giovani adolescenti italiani - Terza Edizione 2017).

Gli elaborati, i temi e i disegni prodotti in classe saranno esposti accanto alle fotografie della mostra “Siduri - Donne del Vino”, allestita nella storica cornice di Palazzo Branda Castiglioni: rappresentazioni grafiche sulle etichette delle bottiglie e sui paesaggi del vino, temi sulla storia enologica e sui processi di fermentazione, sono soltanto alcuni dei lavori attraverso i quali i ragazzi hanno espresso e rielaborato ciò che hanno appreso in classe. Si tratta di una preziosa raccolta, che offre un punto di vista consapevole e originale sul mondo del vino: una cultura che porta alla consapevolezza.

L’esposizione degli elaborati scolastici e la mostra che illustrerà il rapporto tra il mondo femminile e quello del vino, attraverso foto rappresentative di donne impegnate nell’assaggio o nel lavoro in vigna e in cantina, potrà essere visitata a partire da sabato 19 maggio: l’inaugurazione si inserisce nel calendario di iniziative dell’evento serale di “TRA ARTE E DEGUSTAZIONE”, giunto alla sua IX edizione, che unisce degustazioni enogastronomiche alle suggestive atmosfere del Borgo quattrocentesco di Castiglione Olona: mostre e musei, concerti ed eventi culturali, assaggi di vini e altre proposte gastronomiche.

Quest’anno, l’iniziativa promossa dal Comune e dalla Pro Loco della città, vedrà impegnata in prima linea la sezione di Varese dell’ONAV che organizzerà tra l’altro un momento formativo di introduzione al mondo enologico, una pillola sulla tecnica della degustazione, durante la quale gli Assaggiatori di ONAV Varese forniranno ai partecipanti una spiegazione sui principali metodi di vinificazione e sulla tecnica di analisi del vino, guidando una degustazione pratica con l’assaggio di un vino spumantizzato, un vino bianco e un vino rosso (ore 18.00, lezione aperta a tutti previa prenotazione www.onav.it).

Food&Science Festival, alla ricerca del delicato equilibrio tra cibo, scienza e creatività, Mantova torna capitale della divulgazione scientifica

La seconda edizione del Food&Science Festival sarà dedicata all'Equilibrio. Termometro di cambiamenti sociali, specchio di nuove tendenze, indicatore del livello di qualità della vita: è il cibo, tra i protagonisti più in voga del momento. I cibi miracolosi, abitudini alimentari e falsi miti: attualità e scienza si incontrano a tavola.



Alla ricerca del delicato equilibrio tra cibo, scienza e creatività: dopo il successo della prima edizione, torna il Food&Science Festival di Mantova. Da venerdì 18 a domenica 20 maggio 2018, la città lombarda ospita conferenze, incontri, laboratori, spettacoli e mostre dedicati alla scienza che studia, definisce e innova la produzione e il consumo di cibo.

Promosso da Confagricoltura Mantova, ideato da FRAME-Divagazioni scientifiche e organizzato da Mantova Agricola, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, della Regione Lombardia, del Comune di Mantova, della Camera di Commercio di Mantova, il Festival avrà quest’anno un filo conduttore tematico che lega simbolicamente tutti i suoi appuntamenti.

È l’equilibrio, inteso come condizione di quiete in cui si riescono a comprendere e bilanciare due o più forze contrastanti: la scienza e la società, l’agricoltura e l’ambiente, la crescita demografica e la povertà, la produzione e l’etica, la salute e l’alimentazione, le risorse e l’economia, la tradizione e la modernità. In equilibrio è anche l’approccio nei confronti del rapporto tra studio del passato e scoperta del futuro: il Festival guarda alla storia dell’alimentazione, invitando a Mantova esperti carismatici e autorevoli come l’americano Patrick McGovern, “l’Indiana Jones della birra”, pioniere dell’archeologia bioalimentare, senza mai perdere di vista il domani della ricerca scientifica, tra discipline innovative (nutrigenetica, chimica 2.0), nuove figure professionali (come la designer Sonia Massari, che utilizza le sue competenze per aiutare la trasformazione dei processi di filiera in chiave sostenibile) e costante opera di divulgazione (Alessio Perniola, fisico e divulgatore scientifico professionista; gli antropologi Marino Niola ed Elisabetta Moro).

Ad un futuro sempre più presente si guarda con, tra gli altri, Franz-W. Badeck, che studia il rapporto tra agricoltura, alimentazione e cambiamenti climatici, Roberto Defez, ricercatore che lancia una sfida ai colleghi scienziati e alla politica, e Michele Morgante, dall’Università di Udine per affrontare un tema tra i più affascinanti e poco conosciuti, l’epigenetica in campo alimentare. E in un periodo storico in cui la sinergia tra ricerca scientifica, formazione di alto livello e imprenditoria alimentare rappresenta tanto un patrimonio quanto un motore per l’innovazione, il Festival conferma e rinsalda il suo legame con il mondo dell’università italiana, ospitando tra gli altri il Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Pierdomenico Perata, il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco e Luca Sebastiani, Direttore dell’Istituto di Scienze della Vita presso la Scuola Superiore Sant’Anna.

Ma i grandi protagonisti di quest’edizione sono anche gli alimenti stessi: dai pomodori neri (avanguardia della ricerca alimentare italiana) al mais transgenico (oggetto del più vasto studio scientifico sul tema che ha analizzato 21 anni di esperimenti e coltivazioni in tutto il mondo), dallo zucchero (amico del palato e nemico della salute?) all’alcool (quali sono i suoi effetti sul nostro organismo?).

Anche in termini di formato, linguaggio e varietà di appuntamenti, il Food&Science Festival 2018 segue fedelmente la ricerca dell’equilibrio: tra riflessione e intrattenimento, ascolto e partecipazione, mostre e spettacoli. Al visitatore può capitare di scoprire la storia della cucina italiana attraverso un reading di Neri Marcorè e Alessandro Marzo Magno, di esplorare, attraverso due mostre, diecimila anni di coltivazione del riso e gli aspetti più innovativi della sana alimentazione, o di ascoltare un concerto a base di ortaggi suonato dalla Vegetable Orchestra. Mentre al pubblico più giovane è rivolta la sezione dei laboratori, dove imparare divertendosi e mettendo alla prova la propria fantasia. Inoltre, novità dell’edizione 2018 sarà il mercato dei piccoli artigiani e vivaisti, uno spazio in cui dialogare con chi coltiva, trasforma, crea e studia, per scoprire la scienza dietro tradizione, innovazione e arte. Capitale Italiana della Cultura nel 2016 e Regione Europea dell’Enogastronomia nel 2017 (assieme a Bergamo, Brescia e Cremona), Mantova si conferma teatro ideale per l’organizzazione di un festival dal respiro internazionale.

Tra i luoghi cittadini coinvolti dalla manifestazione ci sono il Broletto (sede del quartier generale dell’evento), il Teatro Scientifico Bibiena (incontri e spettacoli), la Loggia del Grano (incontri), la Sala delle Lune e dei Nodi (incontri), Piazza Mantegna (presentazioni di libri), Piazza Leon Battista Alberti (mostre, laboratori e il mercato dell’artigianato agricolo), Piazza delle Erbe (il bookshop), Piazza Concordia (laboratori), Piazza Marconi (laboratori), Via Goito (esposizioni), il MAMU – Mantova Multicentre (incontri), Santa Maria della Vittoria, che ospita la mostra sul riso, il Cinema del Carbone (proiezioni) e l’area protetta del Parco Regionale del Mincio, dal lago Superiore ai dintorni.

Si parte venerdì 18 con La scienza nel piatto: nutrizione e salute, question-time in cui due
esperti e una giornalista rispondono ad ogni curiosità del pubblico su diete e cibo (ore 11, Loggia
del Grano). Da una prospettiva medica saranno condotti gli incontri in Piazza Mantegna di Lucilla
Titta, ricercatrice all’Istituto di Oncologia di Milano (sabato 19, ore 15.30) e Antonio Moschetta,
medico e ricercatore AIRC (domenica 20, ore 17.45) che approfondiranno gli stretti legami tra
attenzione a tavola e benefici per la salute, mettendo in campo studi e risultati di ricerche.

Scegliere i giusti alimenti è dunque fondamentale ma quanto di ciò che mangiamo ha davvero tutte
le proprietà di cui siamo convinti? Si farà chiarezza domenica 20: mentre alla Loggia del Grano
Renato Bruni e Daniele Del Rio aiutano i consumatori a distinguere tra Superfrutti, Fantafrutti e
Tuttifrutti (ore 10.45) Dario Bressanini e Renato Bruni svelano al Teatro Bibiena Tutto quello che
avreste sempre voluto sapere sullo zucchero (ore 14.30). Croce e delizia di tutte le persone attente
alla linea, questa è solo una delle sostanze di cui si approfondiranno gli effetti sul corpo umano
perché, sempre al Teatro Scientifico Bibiena, sarà il divulgatore scientifico Alessio Perniola a
raccontare cosa succede all’organismo prima, durante e dopo una sbornia (sabato, ore 10).

Intorno al cibo esistono infiniti pregiudizi, luoghi comuni, false credenze: davvero il pesce fa bene
alla memoria e mangiare la pasta di sera fa ingrassare? Domenica 20 maggio alle 12 al Teatro
Scientifico Bibiena, nell’incontro 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo, Marcello Ticca, uno
dei massimi esperti italiani di alimentazione, accompagnerà il pubblico del Festival in un viaggio
attraverso i più consolidati luoghi comuni che riguardano il piacere quotidiano del mangiare.
La consapevolezza, però, non passa solo da qui: anche la lettura delle etichette che avvolgono le
confezioni alimentari è un fattore fondamentale e, in caso di poca familiarità con sigle e diciture,
fuorviante.

Per essere preparati e sapere sempre Cosa metto nel carrello appuntamento domenica
20 alle ore 15.30 in Piazza Mantegna, dove due esperte di “Altroconsumo” passeggeranno tra il
pubblico munite di un carrello pieno di prodotti raccontando cosa si nasconde dietro ai numerosi
slogan stampati sulle confezioni, e mettendo anche alla prova le abilità da detective e le
conoscenze dei loro interlocutori. E se ci trasferissimo oltre Oceano, sarebbe lo stesso? Michele
Fino ci guida tra le divergenze e le convergenze in materia di etichettatura, abbracciando così
bisogni dei consumatori e interessi dei produttori (sabato 19, ore 18.45, Loggia del Grano).
E non finisce qui, perché oltre il “contenuto” delle informazioni riportate sugli involucri, anche il
materiale dell’involucro va analizzato: Stefano Bertacchi e Marco Ferrari mettono Le mani nel
sacchetto e insegnano a distinguere plastica e bioplastiche, facendo luce su impatti e produzione
(sabato 19, ore 18.30, Piazza Mantegna).

Le maglie della scienza e dell’attualità si fanno ancora più strette quando l’alimentazione si lega
alla coltivazione e ai suoi strumenti, come nel caso dei cibi transgenici: a fare un punto sul mais
OGM, arriva il team degli scienziati (Laura Ercoli, Elisa Pellegrino, Marco Nuti, Pierdomenico
Perata) che hanno contribuito a un’importante studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports,
ripreso dai media di tutto il mondo e al centro di molte discussioni (sabato 19, ore 16.30, Loggia
del Grano). Polemiche accese anche per l’utilizzo del glifosato, uno dei diserbanti più utilizzati, al
centro del dialogo tra Roberto Defez, Deborah Piovan, Donatello Sandroni moderati da Daniela
Ovadia (domenica 20, ore 17, Teatro Scientifico Bibiena).

Infine, riflettori accesi sulle relazioni tra cibo, scienza e legge: quali sono le conseguenze della
separazione tra diritto e tematiche scientifiche? È questo il giunto cardanico dell’incontro
dell’avvocato e scrittore Luca Simonetti (sabato 19, ore 14.45, Piazza Mantegna) ed è anche uno
degli aspetti toccati da Achille Schiavone e Silvia Cerolini, che indagano il mondo dei mangimi
tra alimentazione e legislazione (sabato 19, ore 17.45, Piazza Mantegna), e dall’agronoma e
giornalista scientifica Alessandra Biondi Bartolini, al Food&Science per approfondire i passi in
avanti fatti in campo enologico (domenica 20, ore 11.45, Piazza Mantegna).

A completare il quadro dei legami che interessano scienza, cibo e attualità, gli appuntamenti con
la rassegna stampa di sabato e domenica alle 9.30 alla Loggia del Grano: insieme agli ospiti del
Festival e con il coinvolgimento di scienziati, agricoltori, giornalisti e divulgatori, un appuntamento
per affrontare informati le giornate del Festival.