giovedì 21 dicembre 2017

Formazione. Sanguis Jovis, al via la prima edizione della winter school per il marketing e la comunicazione del sangiovese

Rivolto a tecnici e appassionati del vino, Sanguis Jovis - Alta Scuola del Sangiovese continua il suo percorso di formazione con la prima edizione della winter school sul tema “Lo storing telline del sangiovese nell'era digitale”. 

La Fondazione Banfi con Sanguis Jovis - Alta Scuola del Sangiovese ha creato il primo Centro Studi permanente sul Sangiovese, il vitigno più coltivato in Italia. Un progetto nato con l’intento di accrescere e diffondere la conoscenza del Sangiovese attraverso la ricerca scientifica, la comunicazione della conoscenza e l’alta formazione, dopo la straordinaria esperienza della Summer School, dal 14 al 16 marzo entra nel vivo con la prima Winter School, il cui tema sarà Lo storytelling del Sangiovese nell’era digitale.

Una delle caratteristiche principali dei mercati del vino contemporanei è l’elevato contributo di valore riconosciuto alla componente intangibile della bottiglia. Il corso intende far conoscere ai partecipanti su quali variabili di gestione aziendale esso impatti e fornire loro le competenze necessarie per la sua generazione, in particolare nell’ambiente digitale social e con riferimento alle produzioni del Sangiovese.

Le Summer e Winter School Sanguis Jovis, che si ripeteranno ciascuna a cadenza annuale, sono il cuore di questo innovativo progetto didattico. Presidente di Sanguis Jovis è il professor Attilio Scienza, mentre il professor Alberto Mattiacci ne è il Direttore Scientifico. Due figure di eccellenza nel panorama accademico italiano, ed una garanzia assoluta, quindi, sull'elevato contenuto scientifico dei corsi.

Dopo il successo della prima edizione della Summer School, dal 14 al 16 marzo 2018, presso O.CR.A. Officina Creativa dell’Abitare (Via Boldrini 4, Montalcino- Siena), 20 studenti selezionati con bando di ammissione (10 studenti neolaureati e 10 professionisti del settore) seguiranno un percorso formativo originale, il cui scopo è innovare la mentalità e la cultura dei professionisti del vino, proiettandola nel futuro, nelle coordinate spaziali della globalizzazione.

Come la scelta della sede, così la sua formula ripercorrerà quella della precedente Summer School, ma su una linea di didattica maggiormente orientata al marketing e alla comunicazione del Sangiovese. Il programma dettagliato e la faculty sono visibili sul sito fondazionebanfi.it  

lunedì 18 dicembre 2017

Formazione. Al via la prima tappa del percorso per aspiranti Masters of Wine

L’Istituto Grandi Marchi riporta in Italia i Master of Wine: a marzo prenderà il via la 7^ edizione dei corsi per aspiranti al titolo. La sede presso l'azienda vinicola Umani Ronchi.


Prima tappa del percorso per aspiranti Masters of Wine: il corso “introductory”, della durata di 3 giorni, si terrà dal 2 al 4 Marzo 2018 nelle Marche, presso Umani Ronchi. Un’opportunità importante per l’Italia: nel mondo i MW sono, ad oggi, 368 di cui ancora nessun italiano. Nel 2012 IGM ha portato i corsi introductory nel nostro Paese.


Prosegue la collaborazione fra l’Istituto Grandi Marchi e l’Institute of Masters of Wine nell’organizzazione in Italia della Master Class per aspiranti MW. Per il 2018 sarà la cantina Umani Ronchi, a Osimo nelle Marche, a ospitare dal 2 al 4 marzo la 7^ edizione della Master Class per coloro che ambiscono ad essere ammessi al corso di studi per diventare Master of Wine (MW), il titolo più ambito per chi lavora nel settore vitivinicolo, o che comunque sono interessati ad approfondire l’approccio di degustazione dei MW.

Il corso, interamente in lingua inglese, si rivolge a operatori che abbiano almeno tre anni di esperienza in ambito vitivinicolo o che siano in possesso di una qualifica di settore. Nel corso delle tre giornate saranno approfondite diverse tematiche legate al mondo del vino e al programma d’esame dell’IMW, con attenzione particolare al potenziamento delle abilità di scrittura e degustazione richieste a un futuro MW.
 Inoltre, anche quest’anno tutti coloro che parteciperanno alla Masterclass introductory potranno usufruire di uno sconto sulla quota di iscrizione allo Study Programme che partirà a giugno 2018.

La collaborazione fra l’Istituto londinese e i Grandi Marchi è iniziata nel 2011; nel 2012 si è tenuta la prima edizione della Master Class in Toscana presso Antinori per poi proseguire negli anni successivi presso Chiarlo in Piemonte, Masi in Veneto, Lungarotti in Umbria, Mastroberardino in Campania e lo scorso anno Donnafugata in Sicilia. Ad oggi i MW nel mondo sono 368 e appartengono a 29 nazionalità diverse e tra queste manca l’Italia. Grazie alle Master Class organizzate negli anni scorsi gli studenti italiani attualmente iscritti per diventare MW sono oltre 25 e si spera di poter avere a breve il primo Master of Wine italiano.

La segreteria organizzativa è affidata alla IEM, International Exhibition Management. 

Per informazioni, contattare: Giovanna Zullo, g.zullo@iem.it - tel. +39 045 8303264.

Per maggiori informazioni sui requisiti di ammissione, è possibile visitare questa pagina: http://www.mastersofwine.org/en/education/who-can-apply.cfm

Istituto del Vino Grandi Marchi:
Alois Lageder, Argiolas, Biondi Santi Greppo, Cà del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Ambrogio and Giovanni Folonari, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido and Umani Ronchi.

Vino Spumante. Consumi, feste di fine anno: sempre in crescita la voglia di bollicine italiane. Tornano gli old age a guidare gli acquisti, dopo leadership millennials

Ancora un anno di crescita per le bollicine italiane di qualità. Saranno circa 68 milioni le bottiglie stappate in Italia dal 7 dicembre al 7 gennaio. Trento, Franciacorta, Alta Langa, Alto Adige, ma anche Lambrusco e, naturalmente, sua maestà Prosecco, con in testa le tipologie Superiore dal carattere informale e raffinato. Ecco una panoramica sui consumi di vino spumante in Italia in base ai dati Ovse-Ceves.


Una bottiglia di spumante, un tappo che vola, segno di vittoria, di felicità, di cambio.
L’ultimo trimestre dell’anno è sempre la chiave di lettura dell’andamento dei consumi e le bottiglie di spumante rappresentano il termometro delle spese e della disponibilità degli italiani. Un andamento 2017 non ancora ben definito, che vede l'accoppiata wine&food registrare alti e bassi, sempre sotto il segno del cambiamento. E se i vini, in generale, seguono tendenze, continuano ad essere un prodotto sempre più elitario in Italia. Acquistato e consumato più per passione e piacere che per necessità. 

Un fine anno ancora all’insegna dei vini spumeggianti. A dirlo è Giampietro Comolli, patron di Ovse-Ceves (Centro studi accademici ricerca e Osservatorio economico). Il periodo conferma una crescita sostanziale, sfiorando il record degli anni 2009-2010, con alcune grandi modifiche di gusto, tipologia, consumo. Nelle preferenze degli italiani si evidenziano gli aromatici secchi, rispetto ai tradizionali dolci, così il panettone piace anche con un brut. Più on-trade e crescita dell’off-premise, ovvero il consumo al di fuori dal luogo di acquisto, con più bolle secche pas dosè: è ancora il metodo tradizionale italiano a crescere grazie a Trento, Franciacorta e le piccole realtà regionali targate uve locali bianche, sempre più alta l’insegna Prosecco con il Superiore millesimato brut che sale nell’horeca e il doc extradry sempre più vincitore nell’off-trade. Esattamente il contrario di quello che capita per i vini fermi sul mercato italiano. Una controtendenza nazionale che indica una voglia di buonvivere e di buonaugurio per l’Italia. E’ una speranza per tutti, in un momento in cui non ci sono segnali di una vera ripresa economica diffusa e riconosciuta dal basso.

Le bollicine segneranno le prossime feste anche per una moda-crescita del consumo di un calice di bollicine per strada, fuoricasa, ma anche fuori dai locali con un calice in mano per i giovanissimi sempre alla ricerca di differenze e per una scelta di bollicine secche, leggere, profumate, in formato magnum, per la regalistica. Le bollicine sono tornate ad essere molto stagionali nei consumi domestici, e il tappo che vola è un segno di vittoria, di felicità, di cambio.

Vediamo qualche stima: saranno poco più di 68 mio/bottiglie quelle stappate globalmente in Italia dal 7 dicembre al 7 gennaio. Una crescita del 4% sul 2016, del 95 sul 2015. Ovvero più di 2 milioni di bottiglie al giorno, ma con due momenti fatidici: 11 mio al Santo Natale e 38 mio per salutare l’arrivo del 2018. Consumi fuoricasa in crescita del 9% rispetto al 2016, con prezzi al consumo più contenuti. Bene l’off-trade che conferma sul totale un 56% di vendite di fine anno. Stazionarie le bollicine importate, voleranno poco più di 3,1 mio di tappi: il 60% regalate e consumo in casa. Il regalo natalizio di bollicine nazionali e straniere di prime price è il più gettonato. Durante questi 30 giorni di festa, il consumo delle bollicine (italiane e straniere) spuntano un giro d’affari di 750 mio/euro, in crescita del 10% rispetto al 2016.

Exploit significativi per Trento Doc e Franciacorta, soprattutto millesimati pas dosè e biologici, i più inseriti fra i regali. Bene le bollicine metodo tradizionale regionali come Alta Langa, Alto Adige, benissimo i millesimati e bolle di vitigni locali, compreso il Lambrusco, e quelli del sud Italia.

Leader del mercato di fine anno resta sempre il Prosecco, 3 ogni 5 bottiglie, cresce di più il Docg Superiore, fra cui il Cartizze extradry, rispetto al Prosecco spumante Doc. A comperare più bollicine in questo fine anno 2017, ritornano gli old-age o oldery, i consumatori al di sopra dei 60 anni, dopo una prolungata leadership dei millennials e middle. 

venerdì 15 dicembre 2017

Viticoltura 4.0: la ricerca del Triveneto unita per una viticoltura più sostenibile. Sottoscritto a Pordenone un protocollo tra sette università ed enti di ricerca


Rinnovo della piattaforma varietale e del miglioramento delle tecniche di coltivazione della vite, con l’obiettivo primario di migliorare la sostenibilità della viticoltura dal punto di vista ambientale, economico e sociale. È questo l’obiettivo dell’accordo sottoscritto dalle Università degli studi di Padova, Verona e Udine, la Libera Università di Bolzano, l’IGA Udine, la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige e il CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano. 

Il protocollo, firmato il 14 dicembre a Pordenone, nell'ambito di Expo Rive 2017, il Salone internazionale dedicato alla viticoltura e all’enologia, è preliminare ad una raccolta di fondi che vedrà tutti gli stakehoder, pubblici e privati, coinvolti nel finanziamento di un piano di lavoro di durata almeno quinquennale. Con questa firma, le università e gli enti di ricerca sulla vite e sul vino del Triveneto hanno dichiarato il loro comune impegno verso lo sviluppo di un progetto di ricerca dal titolo “Viticoltura 4.0”.

Le 7 istituzioni rappresentano eccellenze a livello nazionale ed internazionale che hanno già dato importanti contributi nella ricerca in viticoltura che si sono anche già tradotti in applicazioni con un notevole impatto sul settore vitivinicolo del Triveneto e nazionale. Dieci anni dopo l’importante risultato ottenuto dalla ricerca italiana con il sequenziamento del genoma della vite, che ha visto protagonisti i “magnifici 7” della ricerca, questo accordo rappresenta un’altra pietra miliare su cui costruire il futuro della viticoltura. Lavorare da ora in poi congiuntamente su questi temi di ricerca consentirà di mettere a fattor comune risorse intellettuali e strumentali e grazie a ciò accelerare il processo di trasferimento dei risultati della ricerca dai laboratori ai vigneti con benefici per i viticoltori, per i consumatori e per l’ambiente.

Rive, un esordio più che positivo. La fiera traccia lo stato dell'arte e il futuro del settore vitivinicolo e muove i passi verso l’internazionalizzazione

L’edizione “zero” di Rive guadagna un ottimo riscontro da parte degli espositori e spinge Pordenone Fiere a spostare l’asticella verso l’alto, puntando in modo convinto all’internazionalizzazione: Rive rimarrà biennale ma negli anni pari, con la prossima edizione fissata per il 27-28-29 novembre 2018.


Un debutto molto convincente quello di R.I.V.E., il salone internazionale biennale dedicato alla viticoltura e all’enologia ha acceso i riflettori sulla viticoltura 4.0 e l’enologia del futuro, con un focus sulle potenzialità della ricerca genetica applicata. Grande il consenso degli espositori, che hanno giudicato molto alta la qualità dei contatti avuti nei tre giorni della rassegna. Cinque padiglioni espositivi su 17 mila metri quadrati coperti, 120 espositori con circa 200 marchi rappresentati, tre sale convegni e 20 eventi: ecco alcune delle cifre che descrivono un esordio più che positivo che proietta la manifestazione direttamente alla prossima edizione.

Dalla vite al vino, dal campo alla cantina, uno slogan che ben rappresenta e pone al centro Rive come evento unico a livello internazionale nel settore vitivinicolo e punto di riferimento per tutta la filiera. Una fiera che non c'era, è giusto rammentarlo, e che apre le porte, tout court, a opportunità del tutto nuove per l’economia nazionale. Ora, come il presidente di Pordenone Fiere, Renato Pujatti, ha tenuto a precisare, l’impegno dell’ente è quello di trasformare questo appuntamento in un evento internazionale, con la precisa volontà di rilanciare e spingerne il target più in alto, verso l’internazionalizzazione, un passo importante che ha portato alla decisione da parte degli organizzatori di mantenere la fiera a cadenza biennale, spostandola però negli anni pari, in modo da non essere sovrapposta con SITEVI, la fiera di filiera di Montpellier in Francia, programmata negli anni dispari. Come ha infatti dichiarato Francesco Terrin, coordinatore dell’area commerciale e marketing di Pordenone Fiere, Rive vuole recuperare l’esperienza francese in questo campo, perchè in Italia non c’è un evento specifico di filiera. Insomma Rive è proprio ciò che mancava. A confermarlo in tono soddisfatto è l’assessore alle risorse agricole e forestali del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Shaurli, che pone al centro una regione dalla lunga e consolidata tradizione vitivinicola, con una filiera che dalle barbatelle ai distillati, passando per tecnologie di cantina supportata dalle capacità tecniche di ricerca e innovazione degli Istituti Agrari e Università, che ha pochi eguali nel mondo.

Entrando nel dettaglio sugli scenari del futuro dell’enologia e della viticoltura, disegnati da Rive nel corso delle tre giornate, volevo mettere in evidenza il convegno a cura di Enotrend Paolo Peira, presidente di Assoenologi giovani, dal titolo “Le nuove frontiere del lievito enologico: incontrare le esigenze dei vinificatori”, durante il quale ricercatori ed enologi si sono confrontati sul punto di contatto tra le esigenze del mercato e dei consumatori e gli ultimi risultati della ricerca applicata. Tra i relatori, Viviana Corich, professore associato dell’Università di Padova e coordinatrice del gruppo di ricerca di microbiologia enologica del CIRVE, ha spiegato che per la prima volta i ricercatori sono riusciti ad isolare in laboratorio dei lieviti che potrebbero essere utilizzati sia in vigneto sia in cantina. Si tratta di lieviti che non rientrano nel gruppo dei saccaromiceti, e che potrebbero fungere nel vigneto da agenti di biocontrollo, in cantina aumentando il glicerolo e riducendo il grado alcolico, garantendo una maggiore sostenibilità.

Spazio poi alla viticoltura 4.0. con Riccardo Velasco, Direttore del CREA di Conegliano, che ha coordinato esperti di livello internazionale, tra cui il direttore dell’Institute for Grapevine Breeding al Julius Kühn Institut di Geilweilerhof , il prof. Reinhard Toepfer, Marco Stefanini (FEM, Fondazione Edmund Mach), il prof. Lucio Brancadoro (DiSAA Milano), il prof. Michele Morgante (direttore IGA Udine), il prof. Stefano Cesco (Libera Università di Bolzano), il prof. Paolo Balsari (Università di Torino). Al centro dell’attenzione il rapporto tra ricerca e vigneto nel prossimo futuro e, in particolare, la viticoltura di precisione e la tecnica del genome editing, che consente di modificare le varietà già esistenti senza intaccarne l’identità genetica, ma migliorandone la resistenza alle malattie. La viticoltura, come ha spiegato il prof. Morgante, deve far uso di nuove tecnologie derivate dalla ricerca genetica per continuare a usare le varietà tradizionali e diventare più sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. Perché l’innovazione passi dai laboratori alla cantina ci deve essere una certezza normativa: è necessario che l’Unione Europea regolamenti questo settore. Grande partecipazione anche per i workshop organizzati da L’Informatore Agrario, che hanno trattato i temi della limitazione dei danni delle gelate sui vigneti, a cura di Giovanni Pascarella e dell’ottimizzazione dei costi di gestione del vigneto, curato dal prof. Vasco Boatto. Pienone anche per la degustazione guidata condotta dal dott. Stefano Zaninotto, rappresentante italiano del Ce Liege (Confederazione Europea del Sughero) sui difetti sensoriali del vino. A seguire il dott. Maurizio Polo  le nuove prospettive di qualità offerte dalla fermentazione maloalcolica e le degustazioni di vini da vitigni resistenti curato dai Vivai Cooperativi Rauscedo.

Da segnalare, nell’ultima giornata di Rive, due momenti salienti; il primo con la firma di uno storico accordo tra le università e gli istituti di ricerca del Triveneto ha coinvolto 7 tra università ed enti di ricerca sulla vite e sul vino del Triveneto, che hanno dichiarato il loro comune impegno verso lo sviluppo di un progetto di ricerca dal titolo “Viticoltura 4.0”. I firmatari sono le Università degli studi di Padova, Verona e Udine, la Libera Università di Bolzano, l’IGA di Udine, la FEM di San Michele all’Adige e il CREA di Conegliano. La ricerca verterà sui temi del rinnovo della piattaforma varietale e del miglioramento delle tecniche di coltivazione della vite, con l’obiettivo primario di ridurre l’impatto ambientale. L’accordo è preliminare ad una raccolta di fondi che vedrà tutti gli stakeholder, pubblici e privati, coinvolti nel finanziamento di un piano di lavoro di durata quinquennale. Il secondo con la presentazione in anteprima, nel corso del convegno “Da FVG a FRG. Il futuro del FVG passa dal futuro della ribolla gialla” dei dati sull’export italiano e di un report specificamente tarato sulla Ribolla Gialla, il tutto da elaborazioni di Nomisma Wine Monitor. Come ha spiegato Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor per Nomisma, il 2017 si chiuderà con una ripresa dei consumi interni e una crescita dell’export intorno al 6%, che ci avvicinerà ai 6 miliardi, pur senza superarli. A settembre 2017 il consumo di vino in GDO è cresciuto del 3% a valore e dell’1,2% in volume: questo riflette concretamente la ripresa economica che sta interessando il nostro Paese. Continua la flessione dei consumi in Italia, con alcuni prodotti in netta controtendenza, tra cui gli spumanti, con il Prosecco in testa, e in generale vini bianchi, tra cui l’emergente promessa della Ribolla Gialla, che nel 2016 ha registrato una crescita del 31% nelle vendite nella GDO, risultando la prima denominazione in Italia, e il trend di crescita continua serrato anche nel 2017. Proprio su questo vitigno e sul vino che se ne produce Wine Monitor ha presentato in anteprima a Rive uno studio mirato a capire il posizionamento del prodotto sul mercato italiano, analizzandolo sia dal lato del consumatore, sia da quello del ristoratore. I risultati sono a dir poco lusinghieri nei confronti della Ribolla Gialla: il tasso di penetrazione misurato è del 32%, quindi molto alto in rapporto al numero di bottiglie prodotte. Estremamente interessante notare come la Ribolla Gialla risulti essere il vino preferito da millennials (18-35) e generazione X (35-55), ossia le fasce che sosterranno il consumo di vino nei prossimi anni.

Sul fronte Pinot Grigio, il convegno “Pinot Grigio: l’unione fa la forza. Percorsi di successo per la nuova DOC”, dove nell’anno della prima vendemmia della DOC Delle Venezie, esperti, operatori di settore, produttori si sono confrontati sulle prospettive di una delle DOC più grandi d’Europa, che ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo decisivo nella promozione del prodotto enologico made in Italy. La conferma del potenziale economico del Pinot Grigio è arrivata anche dall’autorevole voce del professor Eugenio Pomarici, professore associato Dipartimento di Territorio e Sistemi Agro-Forestali (Università di Padova), che ha spiegato “si tratta di una produzione che ha massa critica, è supportata da una comunità di produttori estremamente esperti e dà vita ad un prodotto che continua ad avere fortuna sul mercato. Tutti questi fattori, uniti al nuovo assetto della filiera, più strutturato grazie alla DOC e al Consorzio, fanno sì che il Pinot Grigio possa sviluppare un vantaggio competitivo crescente, aumentando il valore generato sia per i produttori sia per l’intero territorio del Triveneto”. Nel corso del convegno Albino Armani, presidente del Consorzio di Tutela della DOC Delle Venezie, ha parlato di un aumento esponenziale delle richieste di certificazione da parte dei produttori, segno di una fiducia e di un’attesa forte del mondo produttivo nei confronti della denominazione. “Ad appena due mesi dalla vendemmia - ha commentato - abbiamo già ricevuto richieste per la certificazione di 150mila ettari di Pinot grigio Delle Venezie. Un’ulteriore conferma che siamo sulla strada giusta e che i mercati internazionali stanno guardando con grande interesse alla nostra denominazione”.

Grande interesse di pubblico anche gli eventi organizzati da L’Informatore Agrario, come quelli, nello specifico, sull’analisi di criticità e potenzialità delle varietà resistenti curata dal prof. Raffaele Testolin, e sulla cimice asiatica, con Giorgio Malossini e Luca Benvenuto di ERSA, ed i workshop sul marketing del packaging, a cura del dottor Daniele Stangherlin di Amorim Cork, e l’abbinata dimostrazione di neuromarketing del prof. Vincenzo Russo dello IULM.

Infine, conclusa con successo, anche la visita a Rive della delegazione croata e ungherese composta da 12 operatori del comparto vitivinicolo e coordinata da ConCentro –Azienda Speciale della Camera di Commercio di Pordenone, in qualità di partner della rete europea Enterprise Europe Network. Gli operatori esteri, selezionati dalla Camera di Commercio di Pola e dalla Camera di Commercio ungherese, oltre ad aver partecipato ad un intenso programma di workshop settoriali e degustazioni, hanno incontrato diversi espositori della rassegna e con alcuni di essi sono state poste le basi per future collaborazioni commerciali. Particolarmente apprezzata la visita a VCR Vivai Cooperativi Rauscedo, una realtà di eccellenza del nostro territorio, durante la quale è stata presentata la preparazione delle barbatelle esportate a livello mondiale e la continua ricerca di nuove varietà e cloni attraverso una degustazione guidata di vini ottenuti da microvinificazioni realizzate annualmente nella Cantina Sperimentale. Il delegato ungherese, professor Tibor Gonda dell’Università di Pecs e membro dell’associazione Pécs-Mecsek Wine Route, si è dichiarato molto soddisfatto della qualità dei contatti avuti in fiera ma soprattutto colpito dalla realtà vitivinicola del Friuli Venezia Giulia sia per quanto riguarda la spinta innovativa delle tecnologie di questo comparto, sia per quanto riguarda la produzione di vini di eccellenza grazie alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio.

lunedì 11 dicembre 2017

Vino&Tutela della salute. Dalla ricerca le fibre di cereali che riducono i pesticidi nel vino

La filtrazione su fibre di cereali, da poco autorizzata dall'OIV, consente, attraverso i test effettuati dall'IFV che ne ha già dimostrato l'efficacia, di ridurre considerevolmente il contenuto dei residui di pesticidi nel vino.


Aumento delle temperature, cambiamento nella quantità e nella distribuzione delle precipitazioni,  siccità, aumento dei livelli della CO2 e dell’ozono: tutte queste modificazioni dovute al cambiamento climatico in atto, espongono il vigneto ad un aumento dell'incidenza di malattie, parassiti e di una sempre più rilevante presenza di infestanti. Ciò rende purtroppo indispensabile il ricorso, sempre più frequente, a fungicidi sistemici. La contaminazione dei vini commerciali con pesticidi è diventata così, di fatto, una questione di rilevanza mondiale, con potenziali implicazioni per la salute dei consumatori, la cui tracciabilità risulta spesso difficile. Arriva ora, per i produttori, un nuovo metodo naturale per abbatterne la presenza prima dell'imbottigliamento.

La filtrazione dei vini con fibre di cereali sembra essere un nuovo ed efficace metodo per ridurre i livelli di prodotti fitosanitari utilizzati in viticoltura. Il sistema di filtraggio, già autorizzato dall'OIV lo scorso giugno, è stato testato dall'IFV (Institute Francaise de la Vigne et du Vin) su vino bianco, rosso e rosato, contenente tra 1 e 63 mg / l di pesticidi.

Valérie Lempereur, ricercatrice presso l'Istituto francese, ha affermato che in media l'operazione ha comportato una riduzione del contenuto totale di residui vicino al 60%. Tuttavia, l'impatto delle fibre vegetali sul vino varia a seconda delle molecole attive coinvolte all'interno del prodotto fitosanitario. In tal senso l'IFV ha classificato queste molecole come altamente assorbite e debolmente assorbite.

Dai test è emerso che i pesticidi più sensibili al trattamento sono risultati Boscalid, Cyprodinil e Dimetomorf, noti per la loro attività antifungina. Il loro tasso di abbattimento superava generalmente il 50%. Al contrario, per quanto riguarda invece prodotti fitosanitari come Finhexamid, Iprovalicarb e Metalaxyl-M, era inferiore al 50%. In termini organolettici, dopo la filtrazione, i risultati hanno mostrato una leggera differenza sugli aromi percepiti al naso e nella bocca, una sensazione che è svanita dopo due settimane. Sul versante del colore, questo tipo di filtrazione ne provoca una sensibile diminuzione di intensità, specialmente nei vini bianchi e rosé, che si è resa evidente solo in termini analitici e non certo apprezzabile ad occhio nudo.

Da un punto di vista pratico, il prodotto si presenta in polvere. Può essere usato così com'è o incorporato in piastre di filtrazione. Nello specifico l'IFV lo ha testato collegando un primo precoat di filtrazione con 0,1 kg / m2 di farina fossile, quindi un secondo prepannello con 1,5 kg / m2 di fibre vegetali. La dimensione dei grani delle fibre è simile a quella della farina fossile, il ché evita problemi di intasamento, offrendo al tempo stesso una buona superficie di scambio.

La linea di produzione è già stata avviata ed è potenzialmente in grado di aumentare rapidamente i volumi per soddisfare la domanda del mercato. Per quanto riguarda il prezzo, al momento non è stato ancora definito, anche se si preannuncia più alto rispetto alla filtrazione convenzionale. Una buona pratica per ridurre i costi, raccomanda l'IFV, è quella di eseguire i test a monte con un laboratorio di riferimento. Questo aiuterà a decidere sulla necessità di filtrare o meno, in base alle caratteristiche dei vitigni e delle annate. L'arrivo sul mercato delle fibre di cereali filtranti è imminente e dovrebbe essere commercializzato dalla Laffort.

venerdì 8 dicembre 2017

Eventi. R.I.V.E, al via la prima Rassegna Internazionale di Viticoltura ed Enologia

La manifestazione, in programma dal 12 al 14 dicembre, è stata presentata alla stampa e operatori del settore nella giornata di ieri presso la sala del consiglio di Cantine la Delizia, a Casarsa. 


Cinque padiglioni espositivi, venti appuntamenti tra workshop, degustazioni e convegni, centodieci espositori in rappresentanza di duecento marchi: ecco alcuni numeri che descrivono la Rassegna a cadenza biennale che debutta in questo 2017 negli spazi della fiera di Pordenone. Con R.I.V.E Pordenone Fiere punta alla leadership nel settore della viticoltura ed enologia e mette in calendario la sua quinta manifestazione internazionale.


Alla presentazione della prima edizione di R.I.V.E., rassegna internazionale di viticoltura ed enologia erano presenti gran parte dei rappresentanti dei soggetti (aziende, banche, enti, istituzioni, associazioni) che si sono raccolti attorno alla manifestazione fin dalla stesura del progetto, due anni fa, contribuendo alla realizzazione di questa prima edizione. Sono intervenuti all’incontro con i media locali: Renato Pujatti e Francesco Terrin rispettivamente presidente e coordinatore commerciale e marketing della Fiera di Pordenone, Giovanni Pavan presidente CCIAA di Pordenone, Pietro Biscontin presidente consorzio DOC FVG Viticoltori Friulani, Giuseppe Morandini presidente Fondazione Friuli con un saluto, Valter Lorenzon Presidente BCC Pordenonese e Guido Flora, in rappresentanza della Banca Popolare di Cividale, le uniche due banche del territorio che hanno scelto di sostenere la manifestazione, Giulio Palamara responsabile attività promozione servizi informativi di ERSA, Rodolfo Rizzi Presidente Assoenologi FVG, Giorgio Giacomello, presidente Fedagri FVG, Alfredo Bertuzzi, Presidente Vivai Cooperativi Rauscedo, Marco Bisaro del Gruppo Bisaro e Alessandro Quattrin in rappresentanza dell’Ordine Agronomi FVG.

Da martedì 12 a giovedì 14 dicembre 110 espositori in rappresentanza di oltre 200 marchi porteranno in mostra all’interno dei 17.000 metri quadrati dei padiglioni 1, 2, 3, 4 e 5 l’intera filiera della produzione del vino, dal campo alla cantina. La manifestazione si rivolge ad un target ben preciso di visitatori: viticoltori, cantine sociali, consorzi di produzione, enologi, vinificatori e distributori, operatori che a RIVE potranno conoscere lo stato dell’arte del settore vitivinicolo, confrontandosi con colleghi e produttori di tecnologie, materiali e servizi per la produzione del vino.

5 padiglioni espositivi dove incontrare tutti gli attori della filiera del vino

Chi opera nel vivaismo viticolo troverà aziende che producono macchinari e materiali per la preparazione e conservazione delle barbatelle. Ampi spazi saranno dedicati ai viticoltori, con strumenti e attrezzature per la coltivazione della vite e la meccanizzazione e un focus sui prodotti per la lotta contro i patogeni. Per la vinificazione saranno in esposizione macchine, attrezzature e prodotti per la trasformazione dell’uva in vino e per l’affinamento. Al centro dell’attenzione l’enologia, con servizi di consulenza e attrezzature per la conservazione e la degustazione e per la fase finale di commercializzazione del vino. Tante le novità in mostra con anche una prima assoluta: a Expo Rive sarà presente in anteprima italiana la nuova vendemmiatrice New Holland appositamente progettata per l’impiego nei vigneti di estensione ridotta, grazie ai requisiti di compattezza e maneggevolezza. Non perdete l'occasione di vederla dal vivo dal 12 al 14 Dicembre 2017. La modernità affonda le sue radici nella storia a R.I.V.E: accanto alle tecnologie più avanzate e alle più raffinate tecniche sarà possibile ammirare un rarissimo esemplare di Fordson, il celeberrimo trattore progetto da Henry Ford e prodotto a partire dal 1917. Il trattore segnò una vera e propria rivoluzione per l’agricoltura moderna, rendendo accessibile all’agricoltore medio un fondamentale strumento di meccanizzazione. Il modello in mostra a Rive 2017 è di proprietà dell’Avvocato Valter Fracas di Pordenone ed è uno dei tre ancora perfettamente conservati in Italia, sugli oltre 20 mila venduti tra il 1917 e il 1945 nel nostro Paese.

Formazione e aggiornamento per gli operatori del settore, con 20 eventi in 3 giorni

20 appuntamenti tra convegni, workshop e degustazioni offriranno occasioni di approfondimento e formazione sui temi più caldi per il futuro della viticoltura italiana. Saranno portati in discussione i più aggiornati risultati della ricerca scientifica per cercare di dare risposte concrete ai grandi temi che si pongono gli operatori del settore: come reagire ai rischi dei mutamenti climatici e, nel contempo, dare garanzie al consumatore sulla salubrità dei prodotti. E’ questo il focus di Enotrend, l’appuntamento culturale coordinato dal Comitato Scientifico di Rive, presieduto dal Professor Attilio Scienza, Docente di Biologia e Genetica della Vite all’Università di Milano che porterà a nelle tre sale allestite in fiera, convegni, tavole rotonde, workshop tematici, degustazioni e dimostrazioni. Molto vario il parterre dei relatori: operatori di spicco del settore come Paolo Peira, presidente di Assoenologi Giovani; Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc; Riccardo Velasco e Diego Tomasi, presidente e direttore del CREA VIT, si alterneranno a rappresentanti del mondo dell’università e della ricerca tra cui il il prof. Michele Morgante, direttore scientifico dell’IGA di Udine, il prof. Vasco Boatto, uno dei massimi esperti italiani di economia e politica vitivinicola, il prof. Roberto Zironi, presidente del Dipartimento di Scienze degli Alimenti all’Università di Udine. Questi alcuni dei temi trattati: martedì 12 dicembre alle ore 9.30 nella sala Enotrend subito dopo l’inaugurazione ufficiale della manifestazione si terrà l’incontro “Nuove sfide del Prosecco tra sostenibilità e mercato” alle 14.00 si discuterà su “Lo scenario della viticoltura europea, tra crisi climatica e nuove esigenze del consumatore”. Mercoledì 13 alle ore 9.15 in Sala Vite si terrà l’approfondimento sul tema “Mother Regulation: nuove omologazioni stradali. Novità, applicabilità e compatibilità”, mentre alla stessa ora ma in Sala Enotrend si terrà la tavola rotonda dal titolo “Le frontiere del lievito enologico: incontrare le esigenze dei vinificatori”. Sempre in Sala Enotrend alle 14.00 si discuterà di “Viticoltura 4.0: viti, tecnologie, macchine e modelli per la coltivazione del futuro”. Giovedì 14 dicembre il programma della giornata inizierà in Sala Enotrend con il dibattito “Pinot Grigio: l’unione fa la forza. Percorsi di successo per la nuova DOC” nel pomeriggio alle ore 14.00 è previsto il convegno “DA FVG a FRG Il futuro del FVG passa dal futuro della Ribolla Gialla”, le conclusioni saranno affidate a Cristiano Shaurli – Assessore alle risorse agricole e forestali. Oltre a convegni e tavole rotonde il programma prevede anche workshop su temi legati alla coltivazione della vite, all’enologia e alla commercializzazione del vino come: la cimice asiatica, criticità e potenzialità delle varietà resistenti, i difetti sensoriali del vino in collaborazione con l’azienda portoghese AMORIM CORK, leader mondiale nelle chiusure, le gelate, la fermentazione maloalcolica, i costi di gestione del vigneto, la potatura meccanica e le ultime acquisizioni in campo enologico; questi ultimi incontri sono organizzati in collaborazione con “L’informatore Agrario”. Spazio anche ad una dimostrazione di NeuroMarketing per spiegare il Marketing del Packaging: giovedì 14 alle 9.30 in Sala Vino. Momenti più rilassanti attendono i visitatori durante le tante degustazioni in programma nella Sala Vino: martedì alle 11.30 è ci sarà una Degustazione Cru a cura del Consorzio di Tutela Vini Soave, mercoledì alle 16.30 si assaggeranno i Vitigni Resistenti a cura di Vivai Cooperativi Rauscedo, giovedì alle 13.00 nel bicchiere i Pinot Grigio dal Mondo a cura di Assoenologi FVG. Concluderà il programma di RIVE 2017, giovedì 14 dicembre alle 14.30 l’incontro dedicato alle Banche del vino e ai servizi di BCC PORDENONESE per l’innovazione e lo sviluppo della filiera vitivinicola. Tutti i convegni e worshop sono prenotabili attraverso il sito www.exporive.com. La Regione Friuli Venezia Giulia, partner dell’evento in collaborazione con ERSA, sarà presente a Rive con uno stand in cui viene presentato il servizio fitosanitario regionale al quale i coltivatori si possono rivolgere per avere informazioni e servizi per la difesa delle coltivazioni e della vite, in questo caso. Due aree, entrambe realizzate da ERSA per promuovere il marchio AQUA, offriranno ai visitatori degustazioni dei i migliori vini della Regione: nell’Enoteca del Friuli Venezia Giulia al padiglione 5 assaggi e degustazioni saranno a curati dall’ASI, Associazione Enologi Italiani, mentre al padiglione 3 nell’Osteria del Friuli Venezia Giulia i vini saranno abbinati ai piatti della tradizione regionale preparati da Le Troi Chef con i prodotti a marchio AQUA.

In Italia, leader mondiale tra i produttori di vino, quasi un quarto della produzione arriva da Friuli Venezia Giulia e Veneto

Rive è l’ultima manifestazione nel calendario 2017 ma è quella su cui gli organizzatori di Pordenone Fiere ripongono le più alte aspettative di crescita. Dati economici di settore attestano la viticoltura come uno dei settori trainanti del Made in Italy e la provincia di Pordenone rappresenta un’eccellenza soprattutto nel settore del vivaismo viticolo. Come dire: Rive è la fiera giusta nel posto giusto. L’Italia è il primo Paese produttore di vino nel mondo ed occupa la seconda posizione come esportatore per volume e per valore Nel 2017 con i suoi 1,64 milioni di ettolitri il Friuli Venezia detiene il 4% della quota nazionale di produzione di vino, il Veneto il 19%. Insieme le due Regioni su cui fa riferimento la Fiera di Pordenone producono quasi un quarto del vino italiano. Il Friuli Venezia Giulia è famoso per i suoi vini bianchi (il 5% dei vini italiani) riconosciuti a livello mondiale per la loro qualità. Pordenone detiene il primato regionale nella produzione di vino con 596mila ettolitri, seguita da Udine con 533mila ettolitri e a distanza da Gorizia a 229mila ettolitri in forte crescita negli ultimi anni. Oltre che nella produzione di vino, l’Italia è leader indiscusso anche nel settore del vivaismo viticolo. Il nostro Paese è il primo produttore nel mondo di barbatelle. Nel 2016, in Italia, sono state prodotte 169 milioni 586 mila 964 barbatelle, per un valore complessivo di 237.411.801 milioni di euro, Glera e Pinot Grigio in testa. Proviene dal Friuli Venezia Giulia il 70% della produzione nazionale e il 40% della produzione mondiale di barbatelle: nel complesso, circa 90-100 milioni di piante ogni anno. Nel 2016 in Friuli Venezia Giulia sono state registrate 46 aziende vivaistiche e 8.272 impianti di barbatelle (dati ERSA). Si trova in provincia di Pordenone, il più grande vivaio di barbatelle del mondo, i Vivai Rauscedo.

R.I.V.E sarà aperta alla Fiera di Pordenone nelle giornate 12 -13 -14 Dicembre 2017 Orario dalle 9:00 alle 18:00. I padiglioni coinvolti dalla manifestazione sono 5: 1, 2, 3, 4, 5 con ingressi Centrale e Sud. L’accesso alla manifestazione è gratuito e riservato agli operatori del settore con registrazione obbligatoria sia on-line nel sito sia direttamente in fiera agli ingressi.

Tutte le informazioni nel sito web: www.exporive.com

martedì 5 dicembre 2017

Vino&Ricerca. In Trentino il punto su coltivazione e vinificazione di varietà ibride resistenti

Presentati anche i dati sulla concentrazione di acido shikimico nei vini. Precursore di amminoacidi con anello aromatico e di flavonoidi (antociani, tannini, flavonoli) questo acido è considerato un marker varietale con spiccata attività antinfiammatoria.

Si è svolta oggi a San Michele all'Adige in Trentino la Giornata tecnica della vite e del vino per viticoltori, tecnici ed enologi promossa dalla Fondazione Edmund Mach e giunta quest'anno alla sua decima edizione. Report sull'annata viticolo-enologica e focus sulle cultivar tolleranti: calo di produzione, ma ottima annata per Chardonnay e Pinot grigio.

Circa 150 viticoltori, enologi e tecnici del settore hanno preso parte al tradizionale incontro di dicembre (più un'ottantina collegati in streaming), dove si è fatto il punto sulla qualità dei vini, sull'andamento fitosanitario, ma anche sui primi risultati derivanti dalla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino, volte a minimizzare l'input chimico in campagna.

Nell'incontro tecnico di aggiornamento, moderato dal dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, Michele Pontalti, sono stati affrontati con i tecnici di San Michele diversi temi: dall’andamento fitosanitario ad alcuni risultati delle attività di sperimentazione, dall'andamento climatico alla vendemmia e ai primi risultati sulla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino con focus enologico. Spazio anche alla certificazione SQPNI del settore vite in Trentino e un aggiornamento sulla resistenza ai prodotti antiperonosporici.

Primi risultati sulla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino. 

La Fondazione Mach ha messo a dimora nel 2013 due vigneti di cultivar resistenti alle principali malattie fitosanitarie provenienti principalmente da Friburgo con lo scopo di testarne le potenzialità viticole ed enologiche. Maurizio Bottura ha spiegato che in Trentino è possibile coltivarne solo sei di queste cultivar e tutte a bacca bianca (solaris, bronner, helios, muscaris, johanniter e sauvignon gris). Altre cultivar presenti in coltivazione sperimentali a bacca bianca e rossa non hanno ancora l’autorizzazione ad essere coltivate, comprese quelle ottenute dalla sperimentazione interna in Fondazione Mach.

“In generale - ha evidenziato Bottura - possono rappresentare un’opportunità in zone limitrofe ad aree sensibili quali case, scuole, giardini pubblici, ciclabili dove la conflittualità tra trattamenti fitosanitari e popolazione è maggiore. Infatti queste cultivar riducono l’impatto a pochi (2,3) interventi fitosanitari. Al momento siamo ancora lontani dall’affermare che possono sostituire le classiche cultivar presenti sul mercato nazionale ed internazionale”.

Focus enologico sulle varietà tolleranti.

Giorgio Nicolini ha illustrato alcuni aspetti di rilievo tecnico-enologico delle varietà ibride "resistenti" ottenute principalmente a Friburgo, coltivate in Trentino e inserite in un progetto a finanziamento europeo che vede la collaborazione anche del vivaismo provinciale. In relazione alle varietà a bacca bianca sono stati presentati dati circa la concentrazione di acido shikimico nei vini e del quale parlerò in un prossimo articolo.

“Questa molecola, infatti, può essere un marcatore dell'origine varietale non solo tra le Vitis vinifera - ad esempio della discriminazione dei vini Pinot grigio rispetto a quelli Chardonnay - ma anche tra gli ibridi interspecifici e nei tagli autorizzati nel caso di vini a IGT”. Ha spiegato Nicolini.

In relazione alle varietà a bacca rossa, invece, focus sulla concentrazione polifenolica, con attenzione alle variazioni compositive legate alla tecnica di vinificazione dei vini da ibridi e alle problematiche connesse alla notevole presenza di antocianine diglicosidi.

Clima e meteo. 

Giambattista Toller ha parlato dell'andamento meteorologico descrivendo gli eventi di siccità invernale, gelo tardivo, groppi di vento e grandinate che lo hanno caratterizzato. La gelata di fine aprile 2017 ha inflitto ingenti danni particolarmente alle colture di melo ma per effetto dell'anticipo della stagione vegetativa della vite, legata al riscaldamento globale della Terra, in talune aree ha colpito duramente anche la viticoltura. Infine alcune grandinate molto intense hanno danneggiato le viti prossime alla vendemmia.

Vendemmia 2017, ottima vendemmia per le varietà bianche, Chardonnay e Pinot grigio.

La vendemmia 2017 sarà ricordata per la produzione contenuta, ma dagli enologi anche per la sua complessità nella corretta interpretazione delle curve di maturazione. Luciano Groff e Mario Malacarne hanno spiegato che dopo un iniziale largo anticipo della previsione di inizio vendemmia, con grande preoccupazione per il veloce calo dell’acidità, si è entrati nel periodo vendemmiale con un quadro climatico completamente mutato verso un clima continentale con temperature al di sotto della media stagionale. Aspetto che ha rallentato il calo dell’acidità e permesso alla vite di recuperare sull’accumulo degli zuccheri, trasformando il 2017 da annata calda e anticipata in una ottima vendemmia delle varietà a frutto bianco, in particolare Chardonnay e Pinot grigio. Le condizioni perturbate di metà settembre hanno condizionato la raccolta delle varietà nere. La qualità dei vini rossi 2017 è comunque al di sopra delle aspettative per la concentrazione interessante di composti poifenolici, in particolare nelle zone tradizionalmente più vocate.

La resistenza ai prodotti antiperonosporici. 

Marina Collina dell'Università di Bologna ha portato gli ultimi aggiornamenti. La possibile riduzione di attività, a seguito di sviluppo di resistenza da parte dei patogeni, rappresenta un rischio per la maggior parte dei moderni fungicidi. L’area di Fitoiatria del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna da più di un decennio studia la sensibilità di numerosi patogeni ai fungicidi attraverso campionamenti effettuati in numerose aree dell’Italia centro-settentrionale. I prodotti antiperonosporici utilizzati su vite non sono esenti dal fenomeno della resistenza, nei confronti del quale si rende necessario un costante monitoraggio della sensibilità di Plasmopara viticola con il principale obiettivo di prevenire cali di efficacia pratica in campo. Le indagini vengono svolte anche per verificare l’eventuale presenza di resistenza in casi di scarsa attività dei prodotti. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i più recenti risultati degli studi di sensibilità di P. viticola ai principali antiperonosporici moderni, frutto di una collaborazione pluriennale con l’assistenza tecnica della provincia di Trento.

ll sistema di certificazione SQPNI del settore vite in Trentino. Graziano Molon, direttore generale del Consorzio tutela vini del Trentino, ha illustrato il sistema di certificazione SQPNI del settore vite in Trentino, delineandone l’origine, le procedure ed i risultati della vendemmia 2017. Per la prima volta in Italia, con il percorso certificativo SQNPI, il Consorzio Vini porta alla certificazione l’uva prodotto da quasi 6.000 viticoltori trentini, certificando in buona sostanza la salubrità e l’attenzione all’ambiente di tutta la viticoltura trentina.

lunedì 4 dicembre 2017

Ricerca e Innovazione nel settore vitivinicolo, presentazione dei primi risultati di LIFE VITISOM, il progetto europeo di Agricoltura 4.0 su emissioni GHG e fertilizzazione mirata


Berlucchi, storica azienda vitivinicola della Franciacorta, continua il suo percorso nel mondo dell’agricoltura biologica e dell’innovazione sostenibile ospitando domani 5 dicembre, il workshop Agricoltura 4.0, le emissioni di gas a effetto serra in ambito agricolo. L’incontro, ideato nell’ambito del progetto LIFE15 ENV/IT/000392–LIFE VITISOM, di cui l’azienda è partner, approfondirà il tema delle emissioni GHG (greenhouse gas, gas a effetto serra) in agricoltura alla presenza di relatori internazionali.

L’evento, patrocinato da OIV – L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali e Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Brescia, sarà organizzato in una sessione mattutina, dove il Prof. Andrea Pitacco, docente all’Università di Padova, partner di progetto, e la Dott.ssa Patricia Laville, dell’Institute Nationale de Recherche Agronomique (INRA), presenteranno la tematica. A seguire la sessione di networking, in cui i referenti degli altri progetti LIFE esporranno i risultati conseguiti. In conclusione saranno presentati i primi risultati del progetto. La corte interna di Berlucchi ospiterà i due prototipi già in uso nei propri vigneti.

LIFE VITISOM è un progetto triennale dell’Unione Europea per il monitoraggio delle emissioni che valuta gli impatti nella gestione del suolo e delle concimazioni al fine di ideare, testare e validare un sistema innovativo di distribuzione delle matrici organiche in viticoltura.

La distribuzione avviene con macchine a rateo variabile, capaci cioè di riconoscere l’effettiva esigenza del vigneto, rilevata con speciali mappe di vigoria. LIFE VITISOM prevede rilievi puntuali delle emissioni, in funzione di gestioni del suolo diversificate, e in continuo, a livello di ecosistema vigneto, nei due siti inclusi a progetto.

“L’uso del fertilizzante organico, l’unico concesso dal protocollo bio, ci permette di nutrire il suolo in modo lungimirante agendo sul terreno e non sulla pianta, come invece fa quello di sintesi”, dice Arturo Ziliani, AD ed enologo Berlucchi. “Con la fertilizzazione mirata che stiamo sperimentando nei nostri vigneti evitiamo sprechi e squilibri produttivi: suoli diversi infatti danno uve, e quindi vini, diversi”.

Oltre a Guido Berlucchi & C. Spa, la partnership coordinata dall'Università degli Studi di Milano vede coinvolte anche altre due aziende vitivinicole, Castello Bonomi Tenute in Franciacorta Società Agricola a r.l. e Azienda Agraria degli Azzoni Avogadro Carradori, insieme all'azienda costruttrice Casella Macchine Agricole Srl ed enti di ricerca pubblici e privati (Università di Padova, Westsystems e Consorzio Italbiotec).

La partecipazione all’evento è gratuita previa registrazione: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-agricoltura-40-39587246520.

L’incontro partecipa al piano per la formazione professionale continua dei dottori agronomi e dei dottori forestali con l’attribuzione di 0,75 CFP, con riferimento al Regolamento per la formazione continua CONAF.

giovedì 30 novembre 2017

Enoturismo. Approvato emendamento che riconosce per la prima volta lo status giuridico-fiscale della pratica enoturistica



L’emendamento in Manovra, che riprende in gran parte le disposizioni proposte nel ddl Stefàno e del gioco di squadra con MIPAAF sulla introduzione della disciplina enoturistica, prevede il via libera alle attività realizzate nei luoghi di produzione come degustazioni, didattica, iniziative ricreative e visite in cantina.


“Il Movimento turismo del vino esprime grande soddisfazione per l’emendamento, approvato ieri notte alla commissione Bilancio del Senato, che riconosce per la prima volta lo status giuridico-fiscale della pratica enoturistica. Un risultato raggiunto soprattutto grazie alla determinazione e alla perseveranza del senatore Dario Stefàno, che ha ben compreso le istanze e le opportunità di un fenomeno in grande espansione con un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro l’anno”.

Lo ha detto il presidente del Movimento turismo del vino (Mtv), Carlo Pietrasanta, a commento dell’emendamento a prima firma Stefàno passato in commissione Bilancio del Senato, che inquadra per la prima volta l’enoturismo in una cornice normativa propria e assolutamente nuova.

Per Paolo Castelletti segretario generale dell’Unione Italiana Vini: “Siamo ad un passo dal riconoscimento normativo dell’attività enoturistica, un momento storico per il nostro Paese. L’emendamento inserito in finanziaria recepisce i punti principali del ddl Stefàno e definisce il quadro fiscale e legislativo entro cui, finalmente, anche in Italia si potrà essere operatori enoturistici a tutti gli effetti. Grazie al senatore Stefàno, al ministro Martina e a tutte le forze politiche che si sono impegnate a fondo per raggiungere questo risultato. Adesso è necessario un ultimo sforzo per la definitiva approvazione alla Camera. Ma poi, in seguito, vogliamo e dobbiamo continuare a lavorare per vedere approvato integralmente il disegno di legge sul turismo del vino che contiene altri elementi importanti per lo sviluppo di questa attività, strategica per il futuro dei territori e del nostro comparto”. “Ora – ha aggiunto Pietrasanta - confidiamo nel buon senso delle Aule in sede di approvazione della Legge di Bilancio per portare a termine entro Natale un iter legislativo considerato di straordinaria importanza non solo per il settore ma anche per i fruitori dell’enoturismo”.

Per il presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino, Floriano Zambon: "Si tratta di un importante passo avanti per dare al turismo del vino ancor più solide basi operative. Adesso - afferma Zambon - occorre che l'iter della proposta di legge sull'enoturismo, che questo emendamento in parte ha accolto, possa continuare per la sua definitiva approvazione. Il settore ha bisogno di questa legge perché i territori del vino possano esprimere al meglio tutte le loro potenzialità turistiche e di accoglienza. Ringrazio il senatore Stefàno per il suo impegno e rinnovo la condivisione di questi comuni obiettivi con il Movimento turismo del vino".

L’emendamento in Manovra, che anche grazie alla positiva interlocuzione con il ministero delle Politiche Agricole riprende in gran parte le disposizioni proposte nel ddl Stefàno sulla introduzione della disciplina enoturistica, prevede il via libera alle attività realizzate nei luoghi di produzione (degustazioni, didattica, iniziative ricreative, visite in cantina e altro), per cui basterà presentare la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al comune di competenza. Per l’attività le disposizioni fiscali previste saranno quelle contenute nella legge fiscale sull’agriturismo, mentre il regime forfettario dell’imposta sul valore aggiunto sarà applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attività nell'ambito di un'azienda agricola.

Il mercato dei Fine Wines, posizionamento, evoluzione e prospettive per i vini italiani di alta qualità

Una ricerca sugli USA, primo mercato mondiale per consumi di vino a cura dall’Istituto Grandi Marchi e Wine Monitor.


Aumenta la cultura del vino e la ricerca della qualità e la tendenza tra i consumatori americani all’acquisto di prodotti di livello di prezzo superiore, ha avuto una notevole accelerazione negli ultimi anni. Un fenomeno che prende il nome di “premiumization”, una tendenza che si sta consolidando in molti mercati e i dati raccolti dalla ricerca ne sono la testimonianza. Negli Stati Uniti, nell’ultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati è cresciuto di quasi il 10% e, se si fa riferimento alle vendite off-trade, il posizionamento dell’Italia è tra i più alti tra i vini di importazione.

Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor hanno presentano ieri a Roma presso la sede dell'Associazione Stampa Estera, i risultati di una ricerca sul consumo dei fine wines negli Stati Uniti. Accanto ai dati su import e vendite che mostrano un’evidente tendenza al consumo di vini di “alta qualità”, lo studio ha condotto un’indagine su 2.400 consumatori di vino dei 4 Stati federali maggiori importatori di vino italiano (New York, Florida, New Jersey, California) al fine di comprendere, da un lato, i fattori che definiscono un “fine wine” e i modelli che guidano il consumo di questi vini, dall’altro il posizionamento del nostro paese in questo segmento attraverso l’identificazione di perception e reputation dei “fine wine” italiani presso lo stesso consumatore statunitense.
“I dati che abbiamo raccolto indicano la via maestra al vino italiano:  la tendenza positiva deve ricordarci di lavorare con grande determinazione ed efficacia alla ricerca del corretto posizionamento di pregio per il nostro prodotto, lavorando sempre più per la crescita del valore perché i volumi discendano da un corretto approccio al valore e non da una logica di price competition” afferma il Presidente Mastroberardino. “Il primato sui volumi non può essere un tema da celebrare a prescindere, dato che i volumi senza il valore portano allo sgretolamento della filiera per mancanza di capacità di remunerare gli investimenti effettuati”.

Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al mondo per consumi di vino e dalle potenzialità di crescita ancora rilevanti. Nel corso degli ultimi dieci anni, i consumi sono aumentati a volume del 28% arrivando a 32 milioni di ettolitri; nonostante ciò pesano ancora per appena il 10% sul consumo totale di bevande alcooliche (per l’80% si tratta di birra). Inoltre, il 44% di tutti i consumi di vino si concentrano in appena 5 Stati: New York, California, New Jersey, Texas e Florida.

Circa un terzo dei consumi statunitensi di vino si riferisce a prodotti d’importazione. Anche in questo caso si evince nel decennio una significativa crescita delle importazioni pari al 33%, arrivando ad un valore di circa 5,5 miliardi di dollari. Rispetto alle principali tipologie di vino importato, la quota dell’Italia è passata dal 31% al 34% nel caso dei vini fermi imbottigliati e dal 13% al 32% nel caso degli spumanti.

“Gli Stati Uniti al pari di molti altri mercati internazionali stanno vivendo una rilevante fase di “premiumisation” dei consumi di vino” dichiara Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor. “Basti pensare che, nel corso dell’ultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati negli USA è cresciuto di quasi il 10%, passando da 5,32 $/litro ai 5,82 $/litro del 2017, così come, nel corso dell’ultimo anno, le vendite di vini fermi nel canale off-trade con prezzo superiore a 20 $ a bottiglia sono cresciute di quasi l’8%, contro il 2,4% dei vini con prezzo inferiore”.

La ricerca mette in evidenza come l’Italia, in questo contesto, abbia un enorme vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi importatori dato dal fatto che il nostro paese gode di una reputazione molto elevata presso il consumatore americano. Il vino italiano piace soprattutto quando rispecchia il nostro stile, cioè l’Italian style, che è collegato, secondo gli intervistati, ai concetti di bellezza, moda e lusso.

E in effetti, il posizionamento dell’Italia nelle fasce “premium” in termini di quota sulle vendite nel canale off-trade è tra i più alti in riferimento ai vini di importazione. Nel caso dei vini rossi fermi, a fronte di una incidenza complessiva del 7% sulle vendite totali, la quota di mercato supera l’8% in tutte le fasce di prezzo superiori ai 20 $ a bottiglia; ma non solo: arriva a superare il 10% nella fascia di prezzo da 31 $ e oltre. A questo proposito è interessante evidenziare come, in virtù di questo “alto” posizionamento, il prezzo medio dei vini rossi italiani venduti nell’off-trade è in linea a quello dei rossi francesi (12,3 $ vs 12,4 $). Anche nel caso dei vini bianchi fermi a fronte di un’incidenza sulle vendite della tipologia del 13%, la relativa quota di mercato arriva al 42% nella fascia 20 – 24,99$ a bottiglia.

Tra i diversi risultati emersi, la survey ha messo in luce

·       come il 54% dei consumatori di vino americani dichiara di preferire vini di produttori noti, famosi; questa quota cresce fino al 67% tra i “frequent user”, tra coloro cioè che consumano vino almeno una volta a settimana;

·       che il vino viene scelto soprattutto in base al brand (il 18% indica questo fattore come principale criterio di acquisto), e che l’importanza del brand aumenta fino al 26% tra i criteri di scelta dei “fine wines”;

·       che il “fine wine” ideale per il consumatore americano è quello prodotto da un’azienda ben consolidata e con esperienza;

·       che il binomio “fine wine” e “Made in Italy” riscuote grande successo negli Stati Uniti: 1/3 dei consumatori di vino indica «Italia» quando pensa ai produttori di vini di alta qualità;

·       che Barolo, Amarone e Brunello di Montalcino i “fine wine” italiani più citati spontaneamente, così come Piemonte e Toscana sono le regioni che vengono più spesso ricordate, seguite da Veneto e Sicilia.

Dunque, reputation molto elevata per i vini italiani. Questo deve essere il punto di partenza per lanciare la sfida del valore ai produttori italiani tutti.

lunedì 27 novembre 2017

Valorizzazione delle biodiversità. Spergola, il vitigno ritrovato che strizza l'occhio ai millenials. La celebrazione in un convegno al Senato

Antico ma dal piglio moderno, la Spergola è un vitigno tipico della provincia di Reggio Emilia. Quasi estinto oggi rinasce ritrovando il suo habitat ideale nei terreni argillosi e ricchi di gesso dei colli di Scandiano e Canossa. 


Dopo il primo convegno tenutosi due mesi fa a Scandiano, il vitigno Spergola sarà ora protagonista insieme ad una delegazione di viticoltori e amministratori locali a Palazzo Madama per valorizzare il prodotto di un vitigno riscoperto e portarlo all’attenzione delle istituzioni. 


Alla conferenza capitolina si parlerà della storia, sicuramente affascinante, di questo vitigno, che sembrava condannato all’estinzione ma che la Compagnia della Spergola, nata grazie ad alcuni  sapienti viticoltori ha provveduto a salvare. Una storia che produttori e amministrazioni comunali racconteranno mercoledì 29 novembre alle ore 15.00 presso la sala Caduti di Nassiriya, all’interno di Palazzo Madama sede del Senato italiano.

La conferenza dal titolo “la Spergola: il vitigno ritrovato. Valorizzare la biodiversità, bere con consapevolezza” sarà introdotta dalla senatrice Leana Pignedoli, relatrice del Ddl sulla biodiversità e membro della commissione Agricoltura e produzione agroalimentare. Poi spetterà al sindaco Alessio Mammi Sindaco di Scandiano a portare i saluti in rappresentanza dei sindaci di Albinea, Bibbiano, Quattro Castella. Seguiranno gli interventi dei relatori: Denis Pantini, responsabile dell’osservatorio agroalimentare che parlerà del “Il Vino secondo i millenials - Rapporto di Nomisma ”; Federico Terenzi, presidente di Agivi, affronterà il tema “La Spergola un mondo per giovani” e l’enologo Alberto Grasselli parlerà di “Spergola, il bianco delle terre dei Canossa”. Le conclusioni saranno affidate al vice ministro Politiche agricole, alimentari e forestali Andrea Olivero.

Le prime testimonianze scritte relative al vitigno Spergola risalgono al XV secolo, quando fu citato da Bianca Cappello, Granduchessa di Toscana. Nel corso della storia vi sono stati associati diversi nomi: Pomoria, Pellegrina, Spergolina o Spargolina sono alcuni dei modi con cui nel passato ci si riferiva a questo vino. Si tratta quindi di un vitigno autoctono molto antico, che per molto tempo è stato confuso con il Sauvignon, ma che un analisi del DNA effettuata nel 2000 ne ha dimostrato definitivamente la diversità genetica. Ciò rese possibile la registrazione della Spergola nel Catalogo Nazionale delle Varietà della Vite e quindi l’inserimento nella DOC Colli di Scandiano e Canossa. Oggi cinque produttori hanno scelto di puntare sull’unicità di questo vitigno e di valorizzarlo al meglio formando appunto la Compagnia della Spergola.

Una delle caratteristiche del vitigno è la sua buona resistenza alla siccità. Dalle uve se ne ricava un vino bianco che se vinificate in leggera surmaturazione si carica di profumi intensi ed eleganti. Interessante anche nella versione frizzante o spumante dal delicato profumo floreale e di mela verde.

Dalla vite alla cantina, a RIVE si accendono i riflettori sulla viticoltura 4.0 e l’enologia del futuro. Ecco il programma convegni ed eventi aggiornato


Al via la prima edizione di RIVE, la Rassegna Internazionale di Viticoltura ed Enologia a cadenza biennale si propone come evento unico a livello internazionale nel settore vitivinicolo e punto di riferimento per tutta la filiera. Un ricco programma di workshop e convegni con al centro il futuro della viticoltura italiana nell’incontro tra ricerca scientifica e produzione. L'evento metterà in campo tutte le innovazioni a carattere tecnico e tecnologico come mezzi per reagire ai rischi del mutamento climatico e dare ai consumatori garanzie sulla salubrità dei prodotti: dalla genetica alla viticoltura di precisione, passando dalla vinificazione fino alla commercializzazione del vino.

RIVE si svolgerà nell’area espositiva della fiera di Pordenone, dal 12 al 14 dicembre 2017, in contemporanea con Enotrend: uno spazio dedicato a workshop, approfondimenti e seminari sulle nuove tendenze in tema di cultura della vite, innovazioni tecniche, ricerca & sviluppo con una fitta proposta di workshop e convegni di alto livello che affronteranno i temi caldi della vitivinicoltura italiana con il coordinamento del Comitato Scientifico. 

Rive 2017: convegni e workshop di alto profilo, in un contesto di espositori d’eccellenza

È stato definito il programma completo dei convegni di Enotrend, con alcune anticipazioni su relatori, moderatori e contenuti. E mentre la rosa degli espositori e dei partner si arricchisce ogni giorno di più di presenze di rilievo, prende forma anche il ricco programma di workshop operativi organizzati sotto la supervisione del Comitato Scientifico. Il tutto si svolgerà nel corso dei tre giorni di RIVE, dal 12 al 14 dicembre 2017, all’interno di tre sale distinte, rispettivamente Sala Enotrend, Sala Vino e Sala Vite.

I convegni di Enotrend: un panorama completo sulla viticoltura e l’enologia del presente e del futuro.

La sala “Enotrend” della fiera di Pordenone ospiterà, dal 12 al 14 dicembre, sei convegni che vedranno a confronto i protagonisti dell’expertise internazionale sulla viticoltura e l’enologia italiana ed europea. Primo appuntamento il 12 dicembre, con “Nuove sfide del Prosecco tra sostenibilità e mercato”: dal Comitato Scientifico di Enotrend Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano e Vasco Boatto, direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche in Viticoltura ed Enologia dell’ateneo patavino, delineeranno insieme a Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e dell’Union International des Oenologues, le prove che aspettano gli operatori del Prosecco nel prossimo futuro. Contendibilità sui mercati già raggiunti, espansione verso nuovi mercati e sostenibilità saranno le parole chiave dell’incontro. Nel pomeriggio dello stesso giorno il presidente del Comitato Scientifico, il professor Attilio Scienza, sarà moderatore de “Lo scenario della viticoltura europea, tra crisi e nuove esigenze del consumatore”, convegno che vedrà tra i relatori il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro e la Professoressa Monika Christmann, presidente di OIV.

L’enologia sarà al centro del convegno mattutino del 13 dicembre: “Le frontiere del lievito enologico: incontrare le esigenze dei vinificatori”, moderato da Paolo Peira, di Assoenelogi, che accompagnerà i relatori in una disamina dei criteri che guidano i laboratori di ricerca nella selezione dei lieviti di domani. Nel pomeriggio Riccardo Velasco, direttore del centro di viticoltura ed enologia del CREA, modererà una tavola rotonda dedicata interamente al vigneto: “Viticoltura 4.0: viti, tecnologie, macchine e modelli per la coltivazione del futuro”, durante la quale un gruppo di esperti tra cui Marco Stefanini, Michele Morgante e Paolo Balsari, esploreranno le ultime novità in termini di varietà resistenti alle malattie, con un excursus tra macchine e modelli culturali legati all’agricoltura di precisione.

Le ultime novità dal panorama della viticoltura del nordest saranno al centro degli incontri del 14 dicembre: al mattino Albino Armani, Eugenio Pomarici e Roberto Zironi analizzeranno la storia di una DOC recentissima in “Pinot Grigio: l’unione fa la forza. Percorsi di successo per la nuova DOC”, mentre nel pomeriggio Walter Filipputti introdurrà le relazioni di Attilio Scienza, Carlo Petrussi e Sandro Sillani su una promessa per il futuro della Regione Friuli Venezia Giulia, la Ribolla Gialla, in “Da FVG a FRG, il futuro del FVG passa dal futuro della Ribolla Gialla”.

Workshop ed eventi: Rive per tutti.

All’offerta convegnistica di Rive si accompagneranno altri eventi collaterali e workshop operativi, ospitati in due sale adiacenti: la sala “Vino” e la sala “Vite”. Nella sala Vino si svolgeranno, in particolare, due workshop organizzati da Amorim Cork: il primo sui difetti del vino, il secondo sul marketing legato al packaging. Nella stessa location i Vivai Cooperativi Rauscedo condurranno una degustazione di vini ottenuti da vitigni resistenti, mentre Assoenologi FVG sarà protagonista di una degustazione di Pinot Grigio dal mondo.

La sala Vite sarà teatro di una serie di workshop tecnici organizzati dall’Informatore Agrario, main media partner di Rive. I temi trattati saranno: la potatura ramificata, la potatura meccanica, la cimice asiatica e le gelate.

Nella stessa location si terrà, nella mattinata del 13 dicembre, il workshop “Mother Regulation: nuove omologazioni stradali. Novità, applicabilità e compatibilità”. A cura di Unacma.

Aggiornamenti sugli espositori Alla già ricca lista di espositori che saranno presenti a Rive 2017 si sono aggiunti altri nomi d’eccellenza del settore. Amorim Cork Spa, leader internazionale nella produzione di chiusure in sughero; Bertolaso, marchio di punta nella produzione di sistemi automatici per l’imbottigliamento; Exacta + Optech LabCenter Spa, punto di riferimento in Italia e all’estero nella fornitura di materiale, consumabili e strumentazioni per laboratori scientifici. Labrenta, con sede in provincia di Vicenza, che si distingue nella produzione di chiusure per bottiglie totalmente Made in Italy; Kubota Europe, la divisione europea della nota azienda giapponese produttrice di trattori e macchine agricole; Martignani, impresa ravennate che si distingue per la produzione di nebulizzatori che mirano ad un uso sostenibile dei fitofarmaci in viticoltura; SDF GROUP, con sede principale in Italia e 8 sedi produttive tra Europa e Asia, rinomata per la produzione di trattori, macchine da raccolta e motori diesel, e infine TMCI Padovan, un gruppo storico nel settore delle food and beverage technologies, operativo nel campo della filtrazione enologica sin dal 1919.

Per ulteriori informazioni: www.exporive.com - www.enotrend.it

venerdì 24 novembre 2017

OIV. Ucraina del vino, situazione e prospettive di un mercato in forte crescita


La vitivinicoltura ucraina è attualmente ancora poco conosciuta, anche se i vini che qui si producono erano apprezzati sin dall’epoca zarista, tanto che il Paese, durante il periodo sovietico, era il maggior produttore di vino dell’Urss. La domanda interna di vino oggi è in continua crescita, specialmente per quello di qualità, il ché corrisponde, da parte dei consumatori, ad una maggiore attenzione agli aspetti culturali di questa bevanda. Di fondamentale importanza sono poi le politiche di innovazione e promozione, che il Paese si appresta ad attuare su tutta la filiera di settore, affinché l'Ucraina possa diventare un nuovo e promettente mercato nel panorama vitivinicolo internazionale.

La situazione del settore vitivinicolo ucraino e le sue prospettive rispetto alle principali sfide che dovrà affrontare: dallo sviluppo del vigneto, alla modernizzazione delle aziende, fino ad una normazione coerente con le norme internazionali. Queste le tematiche affrontate al 3º Forum nazionale del vino ucraino. Un evento che ha visto la presenza di oltre 250 partecipanti, tra cui le principali aziende vitivinicole ucraine ed a cui ha preso parte il direttore generale dell'OIV su invito di Volodymyr Gisem e di Volodymyr Kucherenko, rispettivamente vicepresidente e direttore generale dell'Ukrvinprom (Associazione dei produttori di vino ucraini).

Il direttore generale dell'OIV, dopo essersi complimentato per la qualità degli interventi del forum, ha fatto una presentazione dell'OIV e dei suoi obiettivi e ha poi evidenziato le principali tendenze del settore vitivinicolo su scala mondiale e le grandi sfide del futuro. In particolare, ha insistito sull'importanza della normazione dei prodotti secondo i dettami internazionali al fine di assicurare la loro qualità e di rispondere meglio alle aspettative dei consumatori, sia nel mercato domestico che in quello internazionale.

Il forum ha avuto il suo prosieguo nel Festival del vino ucraino, nel corso del quale sono stati presentati i vini e i brandy delle principali aziende del settore. Con una superficie vitata di 45.000 ha, l'Ucraina produce circa 1 milione di ettolitri di vino e brandy. Sono registrate quasi 150 aziende. Nel corso della sua visita, Jean-Marie Aurand ha incontrato anche il primo vice primo ministro ucraino Stepan Kubiv per valutare la possibilità di un ritorno dell'Ucraina nell'OIV.

“Agrifood: make, hack or tech?”. Il futuro del cibo alla Maker Faire Rome


Al via la quinta edizione del più grande evento su scienza e innovazione. Dalla manifattura digitale al cibo del futuro, dalla robotica al biohacking, dall’impresa 4.0 ai droni, dall’intelligenza artificiale all’agricoltura 4.0 passando per big data e IoT, meccatronica e automazione, ovunque i lavori sono in corso. Ed all'opening event il dibattito sul “futuro in costruzione”.

Sarà infatti un “futuro in costruzione” quello che verrà raccontato all'opening event della quinta edizione della Maker Faire Rome dal titolo “The Future in the Making”. Due ore e mezza di intenso dibattito alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, con ospiti d’eccezione provenienti da tutto il mondo presentati dal giornalista Alessio Jacona. Ad animare la conferenza interverranno, tra gli altri, relatori come Matt Anderson, Chief Digital Officer e Presidente di Arrow Electronics, Nikolas Albarran, Ingegnere capo di MakerHealth, Jessie Mooberry, Capo dispiegamento di Altiscope, un A^3 del progetto Airbus finalizzato a riunire decisori politici, tecnologi e Ong per modernizzare la gestione del traffico aereo, Valentina Sumini, laureata in Ingegneria al Politecnico di Torino, un master in Olanda e vincitrice di  una borsa di studio grazie alla quale sta trascorrendo un anno al MIT di Boston dove fa parte di un team di studenti e ricercatori che ha vinto una gara indetta dalla Nasa, Paolo Merialdo, Professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli studi Roma Tre, con  attività di ricerca che si concentrano sullo studio di tecniche e metodi per l’estrazione di dati e conoscenza da web, co-founder di Innovaction Lab, Bruno Siciliano, Direttore di ICAROS (Centro Interdipartimentale di Chirurgia Robotica) e di PRISMA Lab (Laboratorio di Progetti di Robotica Industriale e di Servizio, Meccatronica e Automazione), presso l’Università di Napoli Federico II, Chloé Rutzerveld, Critical designer del cibo che ne esplora e sfida la produzione e il consumo e Massimo Banzi cofondatore e Presidente di Arduino oltre che curatore della Maker Faire Rome.

Il pomeriggio del primo dicembre, dalle 14, “Maker Faire Rome – The European Edition 4.0” si aprirà al grande pubblico fino a domenica 3 dicembre. Tra i molti eventi segnalo la conferenza sul cibo, dal titolo “Agrifood: make, hack or tech?” che si svolgerà domenica 3 dicembre dalle 11.30 alle 13.30, presso il Padiglione 10 - room 2. Si parlerà di futuro del cibo, ovvero un futuro che dovrà abbracciare le sfide della complessità che sarà. In una prospettiva di smart agrifood la dimensione rilevante non può essere solo quella di robot e droni che si sostituiscono a tutto il patrimonio di conoscenza che c’è dietro tutta la filiera del cibo: dalla terra ai fornelli. Anche grazie all’enorme lavoro portato avanti dalla Maker Faire, in questi anni è esplosa ed è ormai alla portata di tutti la cultura DIY (fai da te) nel campo della robotica e della sensoristica di precisione. Il trasferimento tecnologico, in un framework di Agrifood 4.0, può favorire pratiche virtuose e nel contempo ridurre al minimo lo spreco energetico, ottimizzando e automatizzando alcuni procedimenti. I protagonisti delle principali esperienze internazionali condivideranno con noi il loro percorso per discutere su quale sia l'approccio che meglio risponde alle necessità dell’ecosistema italiano: maker, hacker o hi tech?

Per restare costantemente aggiornati: www.makerfairerome.eu - Facebook: Maker Faire Rome  - Twitter:  @MakerFaireRome #MFR17 Ufficio stampa: tel. 06-6781178 – press@makerfairerome.eu.

MAKER FAIRE

Maker Faire è il più importante spettacolo dell’innovazione al mondo - un evento “family-friendly” ricco di invenzioni, creatività e inventiva, e una celebrazione della cultura e del movimento #makers. E' il luogo dove maker e appassionati di ogni età e background si incontrano per presentare i propri progetti e condividere le proprie conoscenze e scoperte. La prima Maker Faire si è tenuta a San Mateo, in California nel 2006, neanche un anno dopo la pubblicazione del primo numero di “Make: Magazine”, la rivista di riferimento per tutti i #makers, nel 2005.

MAKER FAIRE ROME  – THE EUROPEAN EDITION 4.0

Organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera, la MFR punta a rimettere al centro del dibattito sull’innovazione la città di Roma e favorire la diffusione della cultura dell’innovazione. Maker Faire Rome è la più grande Maker Faire al di fuori degli Stati Uniti. Una manifestazione in continua crescita che, nella passata edizione e in solo tre giorni, ha fatto realizzare oltre 100mila visitatori.

Vino&Scienza. Identificata proteina che rende il vigneto tollerante al sale

Una nuovo studio dell'Università di Adelaide ha identificato una proteina in radici di vite responsabile del trasporto di sodio nella pianta. La scoperta permetterà la selezione di nuovi portinnesti tolleranti alla salinità. La ricerca è stata pubblicata questa settimana sulla rivista New Phytologist.

La progressiva salinizzazione del suolo, conseguenza dei cambiamenti climatici e dell’irrigazione mediante acque salmastre è uno dei problemi più urgenti per l’agricoltura odierna. Anche se la Vitis vinifera è considerata una pianta moderatamente sensibile allo stress salino e presenta un optimum di crescita e produttività quando i valori di salinità del suolo non superano i 1,5 dS/m, il mondo della ricerca si sta attivando per trovare soluzioni sugli aspetti pratici relativi alla gestione dello stress salino a cui i vitigni sono sottosposti.

Il presente lavoro di ricerca, condotto dal dott. Mandy Walker del centro agricoltura e alimentazione di CSIRO, (Organizzazione di Ricerca Scientifica e Industriale del Commonwealth) e dal professor Matthew Gilliham, dell'ARC, Centro per l'Eccellenza nella Biologia dell'Energia delle Piante dell'Università di Adelaide in Australia, nasce dall'esigenza di migliorare in modo sostenibile il settore vitivinicolo, alla luce degli incombenti effetti della salinizzazione sulle colture ed in particolare sul vigneto.  

Come ha spiegato Sam Henderson, co-autore dello studio, il punto di partenza che ha permesso il team di scienziati di arrivare a questo importante risultato è stato quello di comprendere perché alcune viti accumulavano più sale rispetto ad altre. La risposta è arrivata attraverso analisi mirate in radici di vite che hanno messo in evidenza la presenza di una mutazione specifica in una proteina di trasporto del sodio. Un gene che di fatto impedisce il corretto processo nutritivo della pianta e porta ad un maggior rilascio di sale nei tralci di vite attraverso il terreno.

Anche se, un basso livello di sale, può in qualche modo migliorare il sapore del vino, un suo eccesso, oltre ad inibire la crescita della pianta, comporta un peggioramento delle caratteristiche organolettiche delle uve, incidendo negativamente alla produzione di vino. Si stima infatti che i problemi causati dalla salinità costino più di 1 miliardo di dollari all'anno.

Il dott. Jake Dunlevy del CSIRO, ha precisato che sino ad oggi, gli elementi genetici e meccanici che controllavano l'esclusione di sodio (Na+) nella vite erano sconosciuti. In dettaglio lo studio ha previsto in primo luogo il confronto del DNA di diverse varietà di vite - la variabilità genetica permette infatti alle piante di rispondere differentemente all’aumento dello stress salino - dal quale si è potuto identificare un gene specifico associato all'esclusione di sodio dai germogli. Utilizzando un incrocio tra due portainnesti ibridi interspecifici di Vitis, si è proceduto, sotto stress di salinità, alla mappatura di un locus di tratto quantitativo dominante (QTL) associato all'esclusione fogliare Na+ denominato NaE, locus che codifica sei trasportatori di potassio ad alta affinità (HKT), ovvero i geni che, operando a livello di membrana celulare, giocano un ruolo importante nella tolleranza al sale della pianta. Tra questi VisHKT1;1 è risultato il miglior gene candidato per il controllo dell'emissione di Na+ nell'apparato fogliare della pianta. Questa scoperta permetterà lo sviluppo di marcatori genetici atti ad essere utilizzati nella selezione di portainnesti di vite resistenti a condizioni di salinità eccessiva nel suolo del vigneto.

mercoledì 22 novembre 2017

Agroalimentare e ricerca. Bontà del pane: a fare la differenza non è il genotipo del grano ma le tecniche di lavorazione della granella e degli impasti

Uno studio del CREA ha analizzato l’interazione fra 4 importanti fattori della panificazione (genotipo di frumento, tecnica di macinazione, agente lievitante e tipo di cottura) e le proprietà chimiche, fisiche e organolettiche del pane, precisandone il ruolo nel determinare sapore ed odore. 

Il pane prodotto con grani antichi non è più buono e più salubre di quello prodotto con grani moderni. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, il genotipo grano antico o grano moderno risulta apprezzabile solo nel determinare l'aspetto e la consistenza della crosta e della mollica. A dimostrarlo uno studio di un team di ricercatori del CREA, del centro di Cerealicoltura e Colture industriali, che ha fatto emergere che ciò che influenza in maniera decisiva il prodotto finale è il tipo di macinazione (pietra piuttosto che cilindri), seguita dagli altri fattori (varietà impiegata, tipo di lievitazione, cottura). 

L’agente lievitante (lievito di birra o pasta madre) ha effetto principale sull'alveolatura e sull'odore, mentre la cottura (forno a legna o a gas) ha un ruolo marginale. Sono, quindi, le tecniche di lavorazione della granella e degli impasti a rendere di fatto il pane veramente profumato e gustoso. In tal modo, lo studio CREA, pubblicato sui Scientific Report di Nature, destituisce di fondamento la convinzione che il pane di grani antichi, rispetto a quello di grani moderni, abbia un sapore o un odore migliore.

Questo è il risultato di un esperimento ad hoc, in cui sono state utilizzate due varietà di grano duro: una antica con taglia alta e bassissimo indice di glutine e l'altra moderna con taglia bassa e alto indice di glutine. La granella ottenuta è stata quindi macinata con 2 diverse tecniche, lievitata con 2 diversi agenti e infine è stata cotta in 2 diversi tipi di forno fino ad ottenere 16 tipologie differenti di pani.

Sono stati analizzati gli odori, il contenuto proteico, l'indice di glutine, le ceneri, le fibre solubili e insolubili, il colore, il sapore, la consistenza della mollica, l'alveolatura, insieme ad una valutazione sensoriale dei pani.

Tale studio potrebbe avere ricadute dirette per l’industria di trasformazione (panifici, pastifici, industria dei dolci) consentendo lo sviluppo di nuovi prodotti con caratteristiche sensoriali ben precise ma soprattutto offre al consumatore un strumento per operare delle scelte più consapevoli e, magari anche economicamente più convenienti, sottraendosi all’influenza di mode alimentari spesso dettate da disinformazione.

martedì 21 novembre 2017

Vini a Indicazione Geografica, a Bruxelles l'Assemblea Generale congiunta CNAOC e Federdoc

Focus su etichettatura, ingredienti, allergeni, autorizzazioni di impianto, sostenibilità e lo standard Equalitas. Ricci Curbastro: “Dopo aver fondato Efow, uniamo ancora le forze con CNAOC per tutelare le IG e fare il punto sui risultati positivi raggiunti”. In primo piano anche il Regolamento Omnibus con Paolo De Castro e Michel Dantin. 


L'Italia con Federdoc e la Francia con CNAOC si preparano a sbarcare a Bruxelles per la prima Assemblea Generale congiunta sui vini a Indicazione Geografica, che si svolge oggi, 21 novembre, nell’ambito del Premier Congrès Européen des Vins d’Appellation. 


La federazione che riunisce i Consorzi di tutela delle denominazioni dei vini italiani e l’omologa francese, Confédération nationale des producteurs des vins et eaux-de-vie de vin à appellations d’origine contrôlées, si riuniscono per la prima volta insieme nella capitale belga per affrontare, in sede europea, i principali temi del settore che spaziano dall’etichettatura alle autorizzazioni di impianto, dagli ingredienti agli allergeni, alla sostenibilità. Un ambito di grande attualità, quest’ultimo, che fa da filo conduttore anche alla presentazione dello standard Equalitas (che certifica appunto come “sostenibili” le aziende, i prodotti, i territori”), previsto durante l’incontro, in programma presso l’Hôtel Renaissance a Rue du Parnasse 19.

“Quello con la CNAOC – dichiara Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc - è un sodalizio che dura da tempo e che ci vede attivamente impegnati per garantire la tutela dei vini ad IG. Già dal 2003 abbiamo unito infatti le forze fondando Efow, la Federazione Europea dei Vini a Denominazione di Origine, ed ora abbiamo deciso di organizzare questa assemblea con i nostri consiglieri proprio per ribadire l’attenzione verso questa importante materia che vede l’Italia e la Francia, con le loro eccellenze, in prima linea”.

Nel corso dell’iniziativa, ci sarà spazio inoltre per la presentazione del Regolamento Omnibus, ovvero la rivisitazione della Pac 2014-2020 con un unico maxi-regolamento, a cura degli eurodeputati Paolo De Castro e Michel Dantin.

Programma Assemblea Generale congiunta CNAOC/Federdoc
21 novembre 2017 – ore 10.20/12.45
Presentazione delle Organizzazioni
Discussione sul sistema delle autorizzazioni di impianto
11.00-12.00: presentazione del Regolamento Omnibus con Paolo De Castro e Michel Dantin
Etichettatura delle bevande alcoliche: verso la fine dell’esenzione
Presentazione del progetto Equalitas

lunedì 20 novembre 2017

Viticoltura eroica, identità e futuro dei vini di alta quota al centro di Vins Extrêmes



La viticoltura di montagna torna protagonista al Forte di Bard in Valle d’Aosta con un dibattito sulla viticoltura praticata in contesti estremi, su terreni in forte pendenza, a quote elevate e in particolari condizioni climatiche. Protagonisti saranno i vini che nascono dai vitigni autoctoni di questi ambienti incontaminati che possiedono peculiarità e virtù uniche che meritano di essere tutelate e valorizzate.


Vins Extrêmes, alla sua seconda edizione si conferma come importante momento di riflessione e dibattito dedicato alla viticoltura eroica che vede la partecipazione di esponenti nazionali e internazionali del mondo vitivinicolo, universitario e della ricerca. Si affronteranno le tematiche legate al territorio, al paesaggio e all’accessibilità in cantina, all'interno di una manifestazione che, come ha commentato alla sua presentazione, Alessandro Nogara, assessore all’Agricoltura e Risorse naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta, ha l’obiettivo di valorizzare le produzioni locali della regione inserendole in un circuito di carattere nazionale e internazionale, ponendo al centro del dibattito la viticoltura di montagna. Vins Extrêmes, ha proseguito Nogara, è una grande occasione per rinsaldare la rete instaurata, anche grazie a Vival e Cervim, con le altre realtà vitivinicole eroiche e per rilanciare il ruolo che la viticoltura e l’intero comparto hanno per la storia agricola della Valle d’Aosta, in termini di professionalità e competenze.

Un programma ricco di eventi dove a parlare sarà anche e sopratutto il meglio della produzione vinicola d’alta quota. I vini ottenuti dalla viticoltura eroica saranno infatti i protagonisti delle due giornate, sabato 25 e domenica 26 novembre prossimi, di Vins Extrêmes 2017, che avrà luogo nella spettacolare cornice del Forte di Bard (Aosta). Ma non solo, Vins Extrêmes sarà anche l’occasione per la premiazione del XXV Concorso Internazionale Mondial des Vins Extrêmes, come ci ha spiegato Roberto Gaudio, presidente Cervim, al quale hanno partecipato quest’anno 740 vini di 306 aziende, provenienti da 15 paesi di tutto il mondo, da Madeira alla Georgia, dalla Palestina all’Argentina. I vini premiati saranno 220 (in degustazione). Si tratta di un Concorso unico al mondo, specificamente dedicato a vini prodotti in contesti particolari, definiti per l’appunto eroici: vigneti allevati ad almeno 500 metri di altitudine, oppure situati su terreni con una pendenza pari o superiore al 30% o su terrazzamenti, o, infine, quelli delle piccole isole.

Vins Extrêmes, ha poi concluso Stefano Celi, presidente Vival, è un momento importante di promozione, confronto e incontro tra diverse realtà della viticoltura eroica italiana ed europea, espressione di territori difficili, in grado di regalarci paesaggi unici, così come i vini che vi vengono prodotti. Oltre che dalla Valle d’Aosta, le aziende espositrici – in totale oltre 60 - provengono da numerose regioni italiane (Abruzzo, Campania, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Sardegna, Sicilia, Veneto) e da diversi paesi esteri: Francia, Germania, Spagna e Palestina.

Sabato 25 novembre in apertura la tavola rotonda: “La viticoltura eroica: patrimonio di terre e culture da tutelare e valorizzare come unicità nell'era della globalizzazione”, a cui seguirà la degustazione guidata: “Valle d’Aosta e Vallese: approfondimento di due terroir a confronto” a cura di AIS Valle d’Aosta. Tavola rotonda: A “Vini eroici e innovazione: un connubio possibile" interverranno: Daniele Domeneghetti, ricercatore Institut Agricole Régional con "Vini integri, longevi e senza conservanti. Prime esperienze di vinificazione presso la cantina sperimentale J. Vaudan"; Sabina Valentini, ricercatrice Institut Agricole Régional con "Enoliti: il benessere del vino"; Roberto Cipresso, Winecircus con "La viticoltura estrema e l'enologia a essa applicata". Moderatore: prof. Vincenzo Gerbi, Università di Torino.

Nella giornata di domenica 26 novembre, dopo la degustazione guidata: “Paesaggi estremi: i vini delle piccole isole” (AIS Valle d’Aosta), seguirà come accennato la premiazione del XXV Concorso Mondial des Vins Extrêmes CERVIM. A seguire tavola rotonda: “Vino, turismo e comunicazione” dove interverranno Carlo Pietrasanta, presidente nazionale Movimento Turismo del Vino con “Il turismo come strumento di valorizzazione dei vini, l’accoglienza in cantina come comunicazione”; Floriano Zambon, presidente nazionale Associazione Città del Vino con "Il ruolo dei Comuni nella tutela del paesaggio vitivinicolo e nelle forme di turismo a esso collegate"; Katia Laura Sidali, docente di Economia del Turismo, Libera Università di Bolzano con “Buone pratiche di marketing contro l'analfabetismo enogastronomico”; Magda Antonioli Corigliano, direttore Master in Economia del Turismo, Università Bocconi di Milano con “Enogastronomia e turismo: come si declinano oggi”; Cristina Santini, Facoltà di Agraria, Università San Raffaele Roma con “Innovazione ed educazione imprenditoriale, il progetto Wine Lab”. Infine Svetlana Trushnikova, Blogger e Managing Director 5Sensi Consulting & Communication ci parlerà di “Turismo e Web, opportunità di promozione e marketing verso l'estero”. Moderatrice: Iole Piscolla responsabile Area Eenoturismo e Comunicazione Associazione Città del Vino.
La manifestazione è organizzata dall’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta, insieme a Vival (Associazione Viticoltori Valle d'Aosta), Associazione Forte di Bard e Cervim (Centro Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana).

Info e modalità di partecipazione su: www.eventbrite.it