lunedì 20 novembre 2017

Viticoltura eroica, identità e futuro dei vini di alta quota al centro di Vins Extrêmes



La viticoltura di montagna torna protagonista al Forte di Bard in Valle d’Aosta con un dibattito sulla viticoltura praticata in contesti estremi, su terreni in forte pendenza, a quote elevate e in particolari condizioni climatiche. Protagonisti saranno i vini che nascono dai vitigni autoctoni di questi ambienti incontaminati che possiedono peculiarità e virtù uniche che meritano di essere tutelate e valorizzate.


Vins Extrêmes, alla sua seconda edizione si conferma come importante momento di riflessione e dibattito dedicato alla viticoltura eroica che vede la partecipazione di esponenti nazionali e internazionali del mondo vitivinicolo, universitario e della ricerca. Si affronteranno le tematiche legate al territorio, al paesaggio e all’accessibilità in cantina, all'interno di una manifestazione che, come ha commentato alla sua presentazione, Alessandro Nogara, assessore all’Agricoltura e Risorse naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta, ha l’obiettivo di valorizzare le produzioni locali della regione inserendole in un circuito di carattere nazionale e internazionale, ponendo al centro del dibattito la viticoltura di montagna. Vins Extrêmes, ha proseguito Nogara, è una grande occasione per rinsaldare la rete instaurata, anche grazie a Vival e Cervim, con le altre realtà vitivinicole eroiche e per rilanciare il ruolo che la viticoltura e l’intero comparto hanno per la storia agricola della Valle d’Aosta, in termini di professionalità e competenze.

Un programma ricco di eventi dove a parlare sarà anche e sopratutto il meglio della produzione vinicola d’alta quota. I vini ottenuti dalla viticoltura eroica saranno infatti i protagonisti delle due giornate, sabato 25 e domenica 26 novembre prossimi, di Vins Extrêmes 2017, che avrà luogo nella spettacolare cornice del Forte di Bard (Aosta). Ma non solo, Vins Extrêmes sarà anche l’occasione per la premiazione del XXV Concorso Internazionale Mondial des Vins Extrêmes, come ci ha spiegato Roberto Gaudio, presidente Cervim, al quale hanno partecipato quest’anno 740 vini di 306 aziende, provenienti da 15 paesi di tutto il mondo, da Madeira alla Georgia, dalla Palestina all’Argentina. I vini premiati saranno 220 (in degustazione). Si tratta di un Concorso unico al mondo, specificamente dedicato a vini prodotti in contesti particolari, definiti per l’appunto eroici: vigneti allevati ad almeno 500 metri di altitudine, oppure situati su terreni con una pendenza pari o superiore al 30% o su terrazzamenti, o, infine, quelli delle piccole isole.

Vins Extrêmes, ha poi concluso Stefano Celi, presidente Vival, è un momento importante di promozione, confronto e incontro tra diverse realtà della viticoltura eroica italiana ed europea, espressione di territori difficili, in grado di regalarci paesaggi unici, così come i vini che vi vengono prodotti. Oltre che dalla Valle d’Aosta, le aziende espositrici – in totale oltre 60 - provengono da numerose regioni italiane (Abruzzo, Campania, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Sardegna, Sicilia, Veneto) e da diversi paesi esteri: Francia, Germania, Spagna e Palestina.

Sabato 25 novembre in apertura la tavola rotonda: “La viticoltura eroica: patrimonio di terre e culture da tutelare e valorizzare come unicità nell'era della globalizzazione”, a cui seguirà la degustazione guidata: “Valle d’Aosta e Vallese: approfondimento di due terroir a confronto” a cura di AIS Valle d’Aosta. Tavola rotonda: A “Vini eroici e innovazione: un connubio possibile" interverranno: Daniele Domeneghetti, ricercatore Institut Agricole Régional con "Vini integri, longevi e senza conservanti. Prime esperienze di vinificazione presso la cantina sperimentale J. Vaudan"; Sabina Valentini, ricercatrice Institut Agricole Régional con "Enoliti: il benessere del vino"; Roberto Cipresso, Winecircus con "La viticoltura estrema e l'enologia a essa applicata". Moderatore: prof. Vincenzo Gerbi, Università di Torino.

Nella giornata di domenica 26 novembre, dopo la degustazione guidata: “Paesaggi estremi: i vini delle piccole isole” (AIS Valle d’Aosta), seguirà come accennato la premiazione del XXV Concorso Mondial des Vins Extrêmes CERVIM. A seguire tavola rotonda: “Vino, turismo e comunicazione” dove interverranno Carlo Pietrasanta, presidente nazionale Movimento Turismo del Vino con “Il turismo come strumento di valorizzazione dei vini, l’accoglienza in cantina come comunicazione”; Floriano Zambon, presidente nazionale Associazione Città del Vino con "Il ruolo dei Comuni nella tutela del paesaggio vitivinicolo e nelle forme di turismo a esso collegate"; Katia Laura Sidali, docente di Economia del Turismo, Libera Università di Bolzano con “Buone pratiche di marketing contro l'analfabetismo enogastronomico”; Magda Antonioli Corigliano, direttore Master in Economia del Turismo, Università Bocconi di Milano con “Enogastronomia e turismo: come si declinano oggi”; Cristina Santini, Facoltà di Agraria, Università San Raffaele Roma con “Innovazione ed educazione imprenditoriale, il progetto Wine Lab”. Infine Svetlana Trushnikova, Blogger e Managing Director 5Sensi Consulting & Communication ci parlerà di “Turismo e Web, opportunità di promozione e marketing verso l'estero”. Moderatrice: Iole Piscolla responsabile Area Eenoturismo e Comunicazione Associazione Città del Vino.
La manifestazione è organizzata dall’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta, insieme a Vival (Associazione Viticoltori Valle d'Aosta), Associazione Forte di Bard e Cervim (Centro Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana).

Info e modalità di partecipazione su: www.eventbrite.it

Vino&Scienza. Dal grappolo al calice, con IoT e Blockchain, la filiera del vino diventa sempre più trasparente




Qualità, autenticità, sicurezza, il futuro dell'industria del vino si sta avviando verso il sistema Blockchain. Questa tecnologia che sta alla base delle cryptocurrencies o crypto-valute, come ad esempio i Bitcoin, è oggi sempre più utilizzata in molteplici settori, tra cui proprio quello vitivinicolo.


Rivoluzione Blockchain, è il caso di dirlo. Sin da quando nel 2008 fu pubblicato il paper “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”, da un autore tuttora sconosciuto sotto lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, in cui descriveva le linee guida per la creazione della prima moneta virtuale decentralizzata resa sicura da complessi meccanismi crittografici, molti si sono resi conto delle grandi potenzialità di questo sistema, come ad esempio l'industria alimentare, che con l'aumentare della sua complessità e dei rischi associati alla produzione degli alimenti, sempre più spesso si viene a confrontare con le sfide tecnologiche del nuovo millennio.

La blockchain si basa sostanzialmente sul concetto di fiducia (trust), che assicura trasparenza ed integrità dei dati, permettendo una garanzia di autenticità delle informazioni e garantendo in particolare la tracciabilità della transazione e quindi rendere certa la catena dei passaggi. Di fatto questa tecnologia rivoluziona i classici strumenti che sono stati utilizzati per anni, in quanto tutte le operazioni di autorizzazione e verifica non vengono più gestite a livello centrale ma in blocchi o nodi che entrano a far parte della catena, e che ne diventano i componenti essenziali.

Facile quindi immaginare quali potrebbero essere le conseguenze che può portare nel settore vitinicolo, in fatto di verifica della qualità, autenticità e sicurezza lungo tutta la filiera del vino. A lavorare in sinergia con la Blockchain sarà la tecnologia Iot, anche conosciuta come Internet of Things, in quanto risulta fondamentale, se non ovvio, associare alla bottiglia di vino anche un dispositivo connesso alla rete.

Le tecnologie Blockchain e IoT si stanno di fatto affermando nel mondo globalizzato come soluzioni sempre più evolute e sicure. Questa integrazione creerà dei benefici sia per le spedizioni sia per la qualità della conservazione delle merci - in questo caso il vino - monitorandone l’originalità e le condizioni ottimali di trasporto.

Oggi ci sono diverse start-up, sia all’estero che in Italia, che stanno esplorando il potenziale della blockchain in agricoltura e nel settore dell’agroalimentare, tra queste, in fatto di tutela e autenticità del vino, ho avuto modo di parlare di Wenda, che, nell'ambito del “Maker Faire Rome svoltasi a Roma lo scorso anno, ha presentato un innovativo dispositivo elettronico che si avvale appunto della tecnologia Iot. Una volta applicato sul collo della bottiglia, permette di monitorare i parametri che ne influenzano lo stato di conservazione, molto spesso sottovalutati come la temperatura, la luce, l'inclinazione ed anche le vibrazioni. A proposito, volevo segnalare che la "Maker Faire Rome - The European Edition 4.0", la più grande manifestazione europea dedicata all'innovazione, torna, alla Fiera di Roma, dall'1 al 3 dicembre.

Ultimamente Wenda ha siglato un accordo con Chainvine per integrare le rispettive tecnologie del Blockchain e dell’IoT all’interno del processo di delivery del vino, per portare sulle tavole del consumatore un vino che rispecchi pienamente la volontà del produttore. Questa partnership permetterà così a Wenda di continuare a sviluppare un prodotto unico nel suo genere. La connessione diretta tra la piattaforma di ID/Asset Management di Block Chainvine e i dispositivi IoT di Wenda consentiranno così alle aziende e ai privati di prendere rapidamente​ ​decisioni​ ​strategiche​ ​per​ ​le​ ​loro​ ​merci,​ ​in​ ​qualsiasi​ ​punto​ ​della​ ​filiera.​

Chainvine è una società di soluzioni tecnologiche basate appunto su Blockchain che utilizza una piattaforma PaaS, un abilitatore technology-agnostic che può operare sia al livello del protocollo Blockchain, sia al livello del cloud computing di dati aziendali.

Wenda è una Start up innovativa italiana che fornisce soluzioni IoT in grado di monitorare la qualità del prodotto lungo tutta la filiera. L’obiettivo è quello di trasformare i dati raccolti in informazioni, facilitando decisioni ponderate e razionali. Wenda opera principalmente nel settore Food & Beverage.

Come ha tenuto ad affermare Antonio Catapano, CEO di Wenda, l'opportunità di lavorare con Chainvine su argomenti importanti come trasparenza e sicurezza nella filiera grazie all'innovativa tecnologia Blockchain, permette di integrare, in una singola soluzione, informazioni riguardanti tanto la qualità dei prodotti quanto la garanzia di ogni fornitura. Per Oliver N Oram, CEO di Chainvine, l'approccio di Wenda all’IoT e l'esperienza con l’integrazione di sistemi porterà alla realizzazione del concetto di Intelligent Commodity.

venerdì 17 novembre 2017

Earth Microbiome Project, il contributo del CREA al censimento delle specie di microrganismi della terra appena pubblicato su Nature


Un team di microbiologi del suolo del CREA (per la precisione, del Centro di Ricerca Agricoltura ed Ambiente di Firenze), ha partecipato all’Earth Microbiome Project (EMP), la prima banca dati mai realizzata delle specie di microrganismi presenti nel microbioma terrestre. Gli studi sono solo all’inizio ed il prossimo passo prevede l'implementazione del database attuale con altri studi, includendo anche aree geografiche, matrici e organismi che non sono stati ancora considerati (es. funghi). Successivamente, si cercherà di comprendere come i microrganismi interagiscono con altri organismi un determinato ambiente e come ne condizionino struttura e funzioni. Un esempio potrebbe essere la relazione tra il microbiota del suolo con le sue proprietà e la qualità dei prodotti agroalimentari tipici di uno specifico territorio come ad esempio il vino. 


Siamo di fronte ad un’impresa titanica, se si pensa che ci sono più microrganismi in terra che stelle nel cielo e che nel nostro corpo abbiamo più batteri che cellule. Il progetto, cui hanno aderito oltre 160 istituti di ricerca e più di 500 scienziati da tutto il mondo, è stato avviato nel 2010 e condotto grazie a metodi di analisi e di confronto dei dati raccolti, appositamente sviluppati e condivisi con tutti i partecipanti proprio per ridurre le possibilità di sovrapposizioni ed errori nella classificazione delle specie. E i primi risultati, appena pubblicati su Nature, sono straordinari: il 90% delle circa 27-28.000 specie di microrganismi censiti non è presente in alcun database esistente, era cioè del tutto sconosciuto.

Il CREA - uno dei due partecipanti italiani, con l’Università Federico II di Napoli - ha contribuito utilizzando dati e campioni di suolo di una prova storica di quasi 25 anni di mais in monosuccessione, svolta presso l'azienda sperimentale del CREA, Agricoltura e Ambiente a Fagna (in provincia di Firenze), in cui le relazioni tra pianta, suolo e microrganismi sono ben definite.

I ricercatori del CREA hanno contribuito a caratterizzare la diversità microbica nel suolo, uno dei comparti ambientali con la maggiore presenza di organismi "non classificati". Oltre ad evidenziare la maggior diversità microbica delle comunità "libere" rispetto a quelle associate ad altri organismi ospiti (ad eccezione della rizosfera), i risultati hanno dimostrato che i microrganismi del suolo presentano una strategia evolutiva diversa da quelli associati all'uomo o agli animali.

Questi primi dati dimostrano che i microrganismi del suolo presentano una maggiore diversità genetica e una migliore capacità adattativa agli stress ambientali (es. oligotrofia, pH acido, ecc.) rispetto ai microrganismi di altri comparti ambientali, dimostrandosi una vera e proprio miniera di biodiversità capace di plasmarsi e modificarsi con l'ambiente.

Spiega Stefano Mocali, il coordinatore CREA del progetto EMP:  “Conoscere finalmente quei microrganismi che, pur costituendo la maggior parte della biodiversità che ci circonda, sono comunemente ignorati, è fondamentale sia per debellare potenziali pericoli per la salute umana, animale e vegetale (es. patogeni), sia per sostenere e valorizzare le produzioni agroalimentari, salvaguardare l'ambiente e promuovere i servizi ecosistemici in genere".

"Essi infatti – continua il ricercatore – rivestono un ruolo essenziale nella regolazione dei cicli biogeochimici del suolo e del mare, nella bonifica di suoli e di acque contaminate, nella difesa delle produzioni agricole, senza contare le numerose applicazioni biotecnologiche nei settori agroalimentari e farmaceutici”.

giovedì 16 novembre 2017

Formazione. Vino italiano in cina, al via i primi corsi "Insegnare-Imparando" per i winelovers cinesi

Nascono in Cina i primi corsi "Insegnare - Imparando" per il mercato cinese. Al convegno Assoenologi la presentazione del progetto di formazione targato Business Strategy.

Quindici città, 100 classi, 2.400 studenti e 1 milione di followers per formare gli appassionati di vino in Cina e allo stesso tempo indagarne gusti e preferenze a partire dagli autoctoni italiani. Sono i numeri del nuovo progetto di formazione per il vino italiano in Cina della Taste Italy! Wine Academy, la prima wine school italiana interamente dedicata ai winelovers cinesi fondata da Business Strategies a Shanghai nell’aprile dello scorso anno. 

Il programma, che sarà presentato dopodomani nel corso della seconda giornata del 72° convegno di Assoenologi (Firenze, 17-19 novembre), punta a promuovere capillarmente il vino italiano attraverso un’azione di formazione fondamentale affinché il prodotto made in Italy venga capito e apprezzato.

Per Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies: “La Taste Italy! Wine Academy non vuole essere una semplice scuola. Si tratta di una piattaforma sperimentale che si basa sulla filosofia dell’’insegnare imparando’, attraverso uno scambio culturale bidirezionale tra formatori e consumatori cinesi. I nostri studenti rappresentano un campione prezioso del complesso mercato cinese, i cui gusti devono essere correttamente analizzati e interpretati, oltre che indirizzati.

Per questo – spiega Ballotta – abbiamo pensato una formula che ci consenta sia di formare i consumatori che si rivolgono a noi con tecniche differenziate a seconda del loro livello, sia di indagare e raccogliere i loro gusti, preferenze e inclinazioni con uno studio attento e sistematico dei feedback alla didattica”. Dopo una fase di illustrazione dei contenuti gli studenti saranno infatti guidati nei tasting dei campioni e dovranno compilare dei questionari di valutazione che consentiranno la raccolta e l’analisi dei dati.

Protagonisti nelle classi sperimentali, rivolte a wine lover principianti e esperti (livello 1 e 2) e a professionisti (livello 3), saranno soprattutto i vitigni autoctoni (54 quelli già inseriti nel programma), espressione della tipicità delle produzioni dei nostri territori che nel mercato cinese ancora faticano molto a farsi conoscere. Non mancheranno tuttavia le proposte sperimentali, che saranno confrontate con i vini classici aziendali o di denominazione. Le prime classi del progetto sono previste per febbraio 2018 e si terranno a Shanghai. L’obiettivo è quello di allargare l’iniziativa a 15 città, tra cui Pechino, Chengdu, Dalian, Guangzhou e Tianjin.

Alimentazione. Antichi, rari, eroici, volgari, puzzolenti e le new entry arrivate in Italia per effetto dei cambiamenti climatici. Ecco la biodiversità tricolore

Sono tempi di una nuova agricoltura, dalle prime banane arrivate in Sicilia sotto la spinta dei cambiamenti climatici al caviale di storione il cui allevamento è stato da poco riconosciuto come attività agricola dopo che l’Italia ha conquistato il primato di principale produttore mondiale, sono solo alcune delle new entry del Made in Italy a tavola che fanno del Belpaese una realtà unica nel mondo. 

A contraddistinguere il cambiamento nelle campagne sono indubbiamente i nuovi prodotti arrivati in Italia per effetto dei mutamenti climatici, come le banane e gli avocado coltivati in Sicilia, il finger lime (sorta di cetriolo da cui si ricavano piccole perle trasparenti dal sapore forte, aspro e piccante che ricordano il limone) e persino il vero caviale di storione che oggi è possibile produrre addirittura in Lombardia grazie all’innalzamento generale della temperatura che ha influito anche sulle acque.

Ma assieme alle new entry ci sono anche i cibi più antichi che tornano sulle tavole grazie agli agricoltori come, ad esempio, la manna, che nella Bibbia viene mandata da Dio per salvare gli ebrei durante la traversata del deserto, e oggi è stata recuperata dagli agricoltori siciliani, che la estraggono dal frassino per essere usata dolcificante per i diabetici, nelle cure dimagranti e nelle terapie disintossicanti.

Ha origini romane il vino cotto bevanda marchigiana prodotta facendo bollire il mosto di uve bianche o rosse in caldaie di rame e lasciata quindi a fermentare e riposare in botti di legno per anni, mentre l’idromele è considerato addirittura bevanda fermentata più antica del mondo, più della birra.

Non mancano cibi rarissimi, come sa pompia, sorta di cedro dalla buccia spessa e ruvida usato in Sardegna nella preparazione di dolci e liquori, il vino Loazzolo, la più piccola Doc d’Italia coltivata in un comune di appena 300 abitanti e meno di cinque ettari di terreno o lo spumante degli abissi, fatto invecchiare nelle profondità del mar Tirreno.

Ma sono molti anche i prodotti della campagna che da nord a sud del Paese vengono considerati come elisir naturali dell'amore, ai quali sono attribuiti dalla tradizione straordinari poteri stimolanti, in alcuni casi addirittura confermati da prove scientifiche.

E’ poi solo grazie all’impegno e agli sforzi degli agricoltori che è oggi possibile portare in tavola i cibi “eroici”, ovvero prodotti in condizioni ambientali difficilissime. E’ il caso della lenticchia di Ustica, coltivata là dove i trattori non possono arrivare, tanto che tutte le operazioni vengono fatte a dorso di mulo, del pomodoro siccagno, che si pianta nei terreni aridi dell’entroterra siciliano, del “vino dei ghiacciai” prodotto dai vitigni più alti d’Europa in provincia di Aosta.

Abbinano gusto a schiettezza popolare i cibi più “volgari” come il Bastardo del Grappa, formaggio che deve il suo nome al fatto di essere prodotto con il latte che non viene usato per fare un altro formaggio della zona, il Morlacco, o la Salsiccia Pezzente, un tempo destinata alle esigenze dei contadini e dei ceti meno agiati in generale, dal momento che viene preparata utilizzando tagli di carne poco pregiati, senza dimenticare le Patate cojonariis, tuberi di piccole e a volte piccolissime dimensioni diffuse in Friuli Venezia Giulia.

E se non si ha il naso troppo delicato è facile apprezzare i cibi piu “puzzolenti”, a partire dal formaggio Puzzone di Moena la cui crosta rimane sempre unta e favorisce il riprodursi di una flora batterica, che gli conferisce il sapore inconfondibile e il colore rossiccio caratteristico, fino al Marcetto teramano, crema di pecorino affinata con le larve di mosca, e al Bruss prodotto con pezzi di formaggio riciclato e ricotte inacidite.

Coldiretti

martedì 14 novembre 2017

Prosecco. La vendemmia eroica tra i filari delle "Rive" regala uve glera di qualità

Si è conclusa la vendemmia 2017 che fino alle ultime battute ha sfidato i viticoltori impegnandoli in una raccolta che quest’anno non ha risparmiato fatiche. E per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG si apre ora una stagione ricca di appuntamenti.

Il Conegliano Valdobbiadene, territorio tradizionalmente vocato alla coltivazione dell’uva Glera, ha saputo affrontare con impegno e competenza una vendemmia complessa. La qualità si era preannunciata ottima agli assaggi pre-vendemmiali delle uve: gli acini restituivano un’impressione positiva rispetto a dolcezza e sfumature fruttate. 

Nonostante le condizioni climatiche del mese di settembre abbiano preoccupato notevolmente gli addetti ai lavori, impegnati con la consueta dedizione in un incessante lavoro di monitoraggio e costante valutazione delle condizioni del vigneto, il risultato è una qualità decisamente interessante del prodotto. Infatti le piogge estive hanno donato il giusto equilibrio zuccherino agli acini e grazie al lavoro tenace e preciso dei viticoltori e dei tecnici del Consorzio, la vendemmia si è conclusa con soddisfazione.

Nelle settimane immediatamente precedenti alla raccolta i tecnici hanno monitorato periodicamente l’andamento della maturazione delle uve per misurane acidità e concentrazione zuccherina, così da individuare, nonostante le oscillazioni del clima, il momento ottimale della vendemmia per ogni singola zona della Denominazione. Un lavoro articolato e laborioso, espressione delle competenze diffuse e della cultura enologica del territorio.

Le complessità che si sono presentate quest’anno hanno portato a una produzione in quintali di uva inferiore del 7-10% rispetto al 2016, per un corrispettivo di circa 650 mila ettolitri. Risultato sostanzialmente positivo date le condizioni e, se confrontato con altre realtà italiane che hanno subito purtroppo una sorte peggiore. Alla diminuzione della materia prima corrisponde conseguentemente l’aumento del prezzo delle uve e del vino, che per la Glera sale mediamente tra il 10 ed il 15% rispetto al 2016.

“Ricorderemo sicuramente quella del 2017 come una vendemmia che ci ha messo alla prova ma non ci ha spaventati” afferma Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG “Nonostante un’annata più complessa del solito siamo riusciti a ottenere un’ottima qualità, aiutati anche delle piogge estive che fino al termine di agosto hanno aiutato a portare i grappoli nella condizione ottimale per la raccolta. Il mese di settembre non è stato semplice ma abbiamo dimostrato tenacia e capacità di gestione dei vigneti e siamo orgogliosi dei risultati raggiunti”.

Il Conegliano Valdobbiadene, contraddistinto da pendii molto ripidi e da saliscendi difficilmente accessibili ai macchinari, impone ai vignaioli molte ore di duro lavoro tra i filari delle “rive”, gli appezzamenti più ripidi con pendenze fino al 70%, per la raccolta esclusivamente manuale dei grappoli di Glera. La vendemmia “eroica”, che rappresenta il momento di massima ingegnosità e passione dei viticoltori del territorio, quest’anno più che mai ha costituito l’apice e il coronamento del lavoro di un intero anno”.

lunedì 13 novembre 2017

Export agroalimentare italiano. Il Belpaese dice grazie al vino

Export agroalimentare italiano oltre i 40 miliardi di euro nel 2017 grazie a vino, ma anche salumi e formaggi. Il 60% dell'export da appena 4 regioni: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte.

L’export agroalimentare italiano si appresta quest’anno ad oltrepassare i 40 miliardi di euro, spinto dalla crescita nelle vendite oltre frontiera di vino, salumi e formaggi con aumenti stimati da Nomisma Agrifood Monitor compresi tra + 7% (vino) e + 9% (formaggi). Un risultato rilevante per una filiera altrettanto importante che dall’agricoltura alla ristorazione vale il 9% del PIL italiano (con più di 130 miliardi di euro di valore aggiunto), coinvolge il 13% degli occupati totali e concentra un quarto di tutte le imprese presenti in Italia.

Secondo stime Nomisma Agrifood Monitor, quest’anno l’export agroalimentare italiano oltrepasserà i 40 miliardi di euro, grazie ad una crescita superiore al 6% rispetto all’anno precedente. A spingere il settore verso un nuovo record nelle vendite oltre frontiera sono soprattutto le esportazioni dei prodotti simbolo del “Made in Italy” alimentare, vale a dire vino, salumi e formaggi che dovrebbero chiudere l’anno con un aumento nell’export compreso tra il 7 e il 9%.

Guardando invece ai mercati di destinazione sono soprattutto i paesi extra-Ue (seppure rappresentino ancora meno del 35% dell’export totale) ad evidenziare i tassi di crescita più elevati. Tra questi Russia e Cina, con variazioni negli acquisti di prodotti agroalimentari italiani a doppia cifra (oltre il 20%), benché il loro “peso” continui ad essere marginale sul totale dell’export (meno del 2%). In linea invece con la media di settore le esportazioni verso Nord America e paesi Ue (dati gennaio-luglio 2017).

“L’aumento dell’export unito ad un consolidamento della ripresa dei consumi alimentari sul mercato nazionale (+1,1% le vendite alimentari nei primi 9 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2016) prefigurano un 2017 all’insegna della crescita economica per le imprese della filiera agroalimentare” dichiara Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma.
Una filiera che dalla produzione agricola alla distribuzione al dettaglio e ristorazione vale oltre 130 miliardi di euro di valore aggiunto (pari al 9% del Pil italiano), genera lavoro per oltre 3,2 milioni di occupati (il 13% del totale) e coinvolge 1,3 milioni di imprese (il 25% delle aziende attive iscritte nel Registro Imprese delle Camere di Commercio).

Ma la rilevanza strategica della filiera agroalimentare va oltre i valori assoluti e si esprime nella sua capacità di tenuta e salvaguardia socioeconomica anche in tempo di crisi. “Dallo scoppio della recessione globale (2008) ad oggi” continua Pantini “il valore aggiunto della filiera agroalimentare italiana è cresciuto del 16%, contro un calo di oltre l’1% registrato dal settore manifatturiero e un recupero del 2% del totale economia, avvenuto in maniera significativa solamente a partire dal 2015”.

Non male per un settore fortemente frammentato dove le imprese alimentari con più di 50 addetti (quelle medio-grandi) rappresentano appena il 2% del totale, quando in altri paesi competitor – come la Germania - questa incidenza arriva al 10%. E questo spiega anche perché la propensione all’export della nostra industria alimentare sia pari al 23% contro il 33% della Germania, o visto da un’altra angolatura, perché le nostre esportazioni per quanto in crescita siano ancora molto inferiori a quelle francesi (59 miliardi di euro) o tedesche (73 miliardi).

La presenza di imprese più dimensionate unita a reti infrastrutturali più sviluppate nonché a produzioni alimentari maggiormente “market oriented” spiegano anche perché oltre il 60% dell’export italiano faccia riferimento ad appena 4 regioni: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, mentre al contrario tutto il Sud del Paese incida per meno del 20%.

Un differenziale che rischia di allargarsi ulteriormente anche in quest’anno di trend favorevole ai nostri prodotti, dato che nel primo semestre 2017 mentre le regioni del Nord Italia hanno messo a segno una crescita di oltre il 7% nelle vendite oltre frontiera, quelle del Mezzogiorno non sono riuscite a raggiungere il +2%.

Vino&Scienza. Identificati in ceppi di lievito i geni che conferiscono al vino il caratteristico aroma di rosa

Un team di microbiologi in Belgio ha individuato per la prima volta specifici geni capaci di sviluppare aromi di rosa e miele. Si chiamano TOR1 e FAS2, e servono ad aumentare la produzione di feniletil acetato nel lievito Saccaromyces cerevisiae. I risultati pubblicati su mBio.


Gli addetti ai lavori ben sanno che un gradevole odore di rosa, quello che, tanto per intenderci, ritroviamo in un Barolo, come quello di miele che contraddistingue ad esempio un Fiano, sono entrambi chimicamente riconducibili al feniletil acetato. Cosa nota, inoltre, è che lo sviluppo, ma più precisamente, l'amplificazione di certi aromi, che riscontriamo più o meno marcatamente nel vino, sono largamente attribuibili all'attività di specifici lieviti durante la fermentazione (vedi il caso sauvignon friulano). Bene, detto questo, alcuni ricercatori in Belgio hanno scoperto, attraverso indagini molecolari su ceppi di lievito, quali sono i geni responsabili a far sviluppare, in maggior concentrazione, questi due ricercati e rappresentativi descrittori.

Tengo a sottolineare che i risultati di questo studio sono stati resi possibili grazie a nuovi ed innovativi strumenti di indagine applicati allo studio del genoma di alcuni ceppi di lievito e di cui sino ad oggi non vi era alcuna conoscenza e che risultano essere più efficaci nel trasmettere alle bevande alcoliche, in modo più o meno marcato, aromi che, come in questo caso, sono riconducibili alla rosa ed al miele.

Questa nuova ricerca condotta dal dott. Johan M. Thevelein, insieme a Maria R. Foulquié-Moreno, presso il VIB, l'Istituto Inter-universitario delle Fiandre per la Biotecnologia, prende piede da altri recenti lavori concentrati sullo studio del rapporto che intercorre tra geni e aromi, al fine di creare ceppi di lievito migliorati attraverso tecniche sino ad oggi considerate convenzionali.

In primo luogo si è quindi provveduto all'analisi dei geni contenuti in un ceppo ibrido, ovvero derivato da due ceppi genitoriali, di Saccharomyces cerevisiae (lievito di birra), attraverso l'utilizzo della tecnica di sequenziamento ad alto-rendimento, HighThroughput Sequencing (HTS): termine molto diffuso per identificare le moderne metodiche di Next Generation Sequencing (NGS), quelle che cioè permetteno di analizzare il DNA degli organismi viventi, come appunto il lievito, attraverso un'elevatissima quantità di sequenze in breve tempo e a costi relativamente contenuti. Di una delle sue applicazioni ne ho parlato qui.

In questo ceppo ibrido, sono stati identificati quattro caratteri quantitativi (QTL) - praticamente tratti di DNA che contengono geni multipli di cui uno solo è quello causativo, ovvero quello legato ad una produzione più elevata di feniletil acetato. Un ulteriore indagine ha poi dimostrato che gli alleli (forme alternative dello stesso gene), dei due geni, nello specifico denominati TOR1, quello che aiuta a regolare l'azoto e FAS2, codificatore di un enzima coinvolto nella produzione di acidi grassi, erano i responsabili della massima produzione dei due aromi.

Una volta individuati, TOR1 e FAS2, sono stati isolati e successivamente introdotti in ceppi di lievito, non particolarmente dotati nel conferire profumi. Questa particolare operazione, che definirei di alta chirurgia in ambito molecolare, è stata resa possibile grazie all'ausilio di una tecnica innovativa ed attualmente molto in voga per l'editing del genoma. Si chiama CRISPR/Cas9, (da Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, ovvero brevi ripetizioni palindrome raggruppate e separate a intervalli regolari), praticamente un nuovo metodo che di fatto permette di tagliare e ricucire, con un intervento di altissima precisione, una sequenza di DNA. Nello specifico è Cas9, proteina associata a CRISPR, ad essere stata veicolata nel punto esatto dove è avvenuta l'operazione che ha permesso di inserire i due geni, previo taglio nella voluta sequenza di DNA del lievito.

CRISPR/Cas9 è stato mutuato da un sistema con cui i batteri si difendono dai virus a DNA, ovvero quei virus che utilizzano il DNA come materiale genetico per poi moltiplicarsi. CRISPR/Cas9 funge in tal modo proprio da sistema immunitario, cioè attacca e degrada i virus che contengono quel tratto di Dna. Questa tecnica, in continua evoluzione e perfezionamento, può essere utilizzata per colpire e modificare tutti i geni che si vogliono, come appunto dimostrato da questo specifico studio, insomma un sistema innovativo che di certo aprirà la strada in futuro ad ulteriori frontiere nel campo dell'editing genomico.  

Ma aldilà delle possibili applicazioni in campo industriale, quali potrebbero essere la produzione di birra, vino o qualsivoglia bevanda spiritosa, il presente lavoro ha in sostanza evidenziato e messo in luce quello che è lo scopo dei ricercatori, ovvero quanto il potenziale della mappatura genetica di tratti fenotipici quantitativi (QTL) possa essere efficacie nell'identificazione di nuovi enzimi e componenti regolatori nel metabolismo del lievito, incluso quelli con attività secondarie sconosciute che oggi sappiamo responsabili della biosintesi di composti specifici del sapore.

venerdì 10 novembre 2017

Due nuove denominazioni formalmente approvate per la Francia del vino

L'Istituto Nazionale delle denominazioni d'origine (INAO) ha formalmente approvato due nuove AOC in Borgogna: Vézelay come village e Borgogna Côte d'Or come nuova denominazione regionale.



Inizialmente le due nuove denominazioni sono state approvate nel mese di giugno di quest'anno, ma sono state formalmente riconosciute il 9 novembre nella Gazzetta ufficiale.


La promozione a denominazione village per Vézelay ha un significato molto profondo, perché di fatto è un ritorno alla sua ex gloria di importante ed antica regione vitivinicola nel nord della Borgogna. Situata nel dipartimento di Yonne, a ovest di Digione e a sud di Auxerre è conosciuta tra l’altro per la sua antica abbazia risalente al’XI° secolo. La sua storia legata alla produzione di vino si era come dire cristallizzata nel tempo, da quando i vigneti, tra il 1870 e 1880, furono devastati dalla phylloxera.

Da allora, il suo ritorno nel panorama vitivinicolo francese è stato lento nel tempo, come d’altro canto si conviene ad un Paese conosciuto per essere abbastanza refrattario al cambiamento. Quindi, solo 100 anni dopo, nel 1985, a Vézelay fu concessa la generica denominazione “Bourgogne”. Poi nel 1998 arrivò la denominazione regionale Bourgogne Vézelay e, solo oggi, finalmente, la tanto attesa promozione a village a coronamento della lunga attesa. Ricordo che village, è la denominazione riservata a vini prodotti unicamente in uno specifico villaggio, o nelle sue vicinanze; ora il nome Vézelay potrà essere riportato in etichetta.

Spostandoci più a sud, tra Digione e Beaune, la famosa Côte d’Or si è invece vista riconosciuta a nuova denominazione regionale, ed andrà ora a rappresentare il vertice produttivo della Borgogna e limitato ad un’area geografica di 1.000 ettari. La denominazione si collegherà alle regioni produttive della Côte Chalonnaise, Passe-tout-grains, Tonnerre, Côteaux Bourguignons, Crémant de Bourgogne, l’Hautes Côtes de Beaune e Côte de Nuits.

Vendemmia 2017. Incendi e siccità non fermano la qualità del vino californiano. Zinfadel da primato

Gli spaventosi incendi che hanno colpito il nord dello stato americano non hanno vanificato un raccolto che in tutta la California è stato riconosciuto come eccellente. Ma per l'industria del vino il 2017 sarà ricordato soprattutto come l'anno che ha segnato la fine di una siccità durata  ben cinque anni.

I dati del Dipartimento di Stato dell'Alimentazione e dell'Agricoltura divulgati dalla California Wines, parlano di una raccolta di 4 milioni di tonnellate in totale, solo leggermente in calo rispetto alle 4,03 milioni di tonnellate raggiunte nel 2016. La maggior parte delle le perdite sono state causate dall'onda di calore estiva piuttosto che dagli incendi di Sonoma, Napa e Mendocino.

I terribili incendi che hanno imperversato lungo queste tre aree della California a metà ottobre dominano sulle pagine dei giornali di tutto il mondo ma, anche se hanno causato enormi danni materiali e la perdita di oltre 40 vite umane, il loro impatto sull'industria del vino non è stato così pesante come si potrebbe immaginare.

Certo alcune cantine sono andate completamente distrutte dalle fiamme ed altre solo parzialmente danneggiate, molto del vino andato perso, ma in generale, circa il 90% delle uve, nelle tre contee, sono state raccolte prima che gli incendi divampassero.

La stragrande maggioranza del raccolto di ogni singolo vitigno, come ha tenuto a precisare Robert Koch, presidente e CEO dell'Istituto del Vino, organizzazione che rappresenta l'industria del vino californiano con più di 1000 cantine presenti nello stato, non è stata influenzata dagli incendi e l'annata promette di essere di ottima qualità.

Le piogge provvidenziali hanno portato nuova linfa ai vigneti e gran parte dei produttori risultano essere soddisfatti. Si parla di Pinot Noir, Cabernet Sauvignon e Merlot con uve sane con colore, estrazione e sapore eccellenti. Lo Zinfandel su tutti, che nonostante sia stato colpito da maggiori perdite, è figlio di un annata straordinaria, paragonabile a quella del 1999.

Per quanto riguarda il versante dei bianchi, acidità e aromi sopra la media per Sauvignon Blanc e Chardonnay. Insomma, nel bene e nel male, un annata, quella del 2017, decisamente da ricordare per la California del vino.

giovedì 9 novembre 2017

MOVIMENTO TURISMO DEL VINO: CANTINE APERTE A SAN MARTINO PER FESTEGGIARE IL CAPODANNO AGRARIO


Si rivive la tradizione del “Capodanno agricolo” con ‘Cantine Aperte a San Martino’ (sabato 11 e domenica 12 novembre), l’appuntamento autunnale targato Movimento turismo del vino (Mtv) che festeggia la fine della vendemmia e la nascita del vino nuovo. Sono circa 130 le cantine in 12 regioni aderenti che presenteranno a curiosi ed enoappassionati non solo i vini novelli e le etichette di punta, ma anche i prodotti tipici stagionali che fanno dell’autunno una vera esplosione di gusto. 

Si va dalla merenda sinoira, l’antica "marenda ant el fassolet" piemontese, ai prodotti artigianali del Friuli Venezia Giulia e i “giri dell’oca” in Veneto. E ancora l’olio, il cioccolato e i tozzetti in Umbria, e ovviamente le castagne, protagoniste delle tavole autunnali in tutto lo stivale. Spazio agli esploratori, non solo del gusto, con le visite ai luoghi speciali dell’affinamento come i tunnel sotterranei in Abruzzo, le masserie in Puglia e i “crotin” in Piemonte, un excursus enologico nella Grande Guerra.

E se in Veneto si fa Nordic walking lungo il fiume Nicesolo per l’“Hemingway wine tour”, in Sicilia debutta il wine trail “Corri tra le vigne”, 8 chilometri di corsa nei vigneti di Castelbuono (PA). In Emilia Romagna si brinda ridendo con le “zirudelle” in dialetto, mentre si muove a suon di musica la Lombardia, con performance che spaziano dal sound sudamericano del “Duo Sax Chitarra” alla musica popolare dei “Dla Basa”. Completano l’offerta le iniziative in Calabria, Campania e Lazio.

Novità per l’edizione 2017, “Cantine Aperte a San Martino in Camper” apre le porte delle aziende vinicole aderenti ai camperisti, con scontistiche speciali per gli iscritti al Club del PleinAir, rivista partner Mtv, e punti sosta dedicati all’interno delle proprietà o in spazi appositamente attrezzati.

Info e programmi
www.movimentoturismovino.it/it/eventi/5/cantine-aperte-a-san-martino/
www.movimentoturismovino.it/it/news/nazionali/0/0/1324/scopri-cantine-aperte-a-san-martino-in-camper/

Export. Cresce la voglia di vino italiano a Hong Kong


La bussola dell'export del vino italiano punta con decisione verso oriente. Con un aumento del 22% dell’export enologico verso Hong Kong nei primi 8 mesi del 2017, l’Italia scalda i motori e si presenta compatta al più importante appuntamento b2b per il vino in Asia. Nel Padiglione Italia organizzato anche quest’anno da Vinitaly degustazioni, educational e la nuova iniziativa #B2BHongKong. 

Con 120 tra cantine, consorzi di tutela e istituzioni e un fitto programma di incontri b2b, tasting ed educational, organizzati anche quest’anno da Vinitaly, parte la missione commerciale italiana all’International Wine & Spirits Fair (IWSF), aperto da oggi all’11 novembre all’Hong Kong Convention and Exhibition Center.

«Hong Kong è il più grande hub enologico del mercato asiatico e rappresenta una tappa strategica per la promozione della conoscenza e del business del vino italiano. Per questo – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere - già dal 2010 siamo presenti con Vinitaly all’International al Wine & Spirits Fair, dove organizziamo, in collaborazione con l'Italian Trade Agency, il Padiglione Italia per dare un’immagine coesa e forte del nostro Paese».

Il momento è positivo

Secondo Benjamin Chau, vice direttore esecutivo del Hong Kong Trade Development Council organizzatore dell’IWSF, «nei primi otto mesi del 2017, a Hong Kong le importazioni hanno raggiunto circa 840 milioni di euro. La maggior parte dei vini è stata importata da Francia, Regno Unito e Italia e le importazioni dall'Italia hanno registrato una crescita del 22%».

Il Padiglione Italia

Raddoppiata quest’anno la superficie del Padiglione Italia, fino a superare i 1.000 metri quadrati. In questo spazio, insieme, 120 tra cantine gioiello, cooperative, aziende familiari, consorzi e istituzioni regionali offrono l’essenza dei vini e dei territori italiani a più di 30.000 buyer e visitatori provenienti, oltre che da tutta l’Asia, da Australia, America ed Europa. Per rendere completa la loro esperienza, nella Vinitaly Lounge in degustazione caffè e prodotti agroalimentari made in Italy.

110 incontri b2b

Nel calendario delle attività in programma nei tre giorni di fiera, fortemente focalizzata sul business è la nuova iniziativa #B2BHongKong, organizzata in collaborazione con HKTC. Si tratta di 110 incontri tra 14 produttori italiani e trader provenienti da 14 tra Paesi e territori diversi: Cina e Cina continentale, USA, Indonesia, Taiwan, Filippine, Singapore, Vietnam, Australia, Cambogia, Monaco, Brasile.

Seminari VIA, educational e master class

Per promuovere la cultura del prodotto e dei territori di origine, che da sempre rappresenta una delle principali attività delle tappe all’estero di Vinitaly, in programma tre Executive Seminar della Vinitaly International Academy per la formazione nel mondo di operatori esperti sul vino italiano: una sulle varietà internazionali in Italia, una dedicata al Sangiovese e alla sua versatilità nel produrre alcuni tra i più grandi vini del nostro Paese e la terza con il confronto tra diversi vini italiani. Una quarta sessione della VIA viene invece dedicata alla presentazione di una selezione di etichette della guida 5StarWines – The book 2017. A questi incontri si aggiungono una ventina di altri educational e master class realizzati in collaborazione con consorzi, istituzioni ed espositori.

Prestigio, libertà e diversità nell’elaborazione di uno Champagne. Al via 4 masterclass del Bureau du Champagne

L’Académie du Champagne è l’evento annuale del Bureau du Champagne in Italia completamente dedicato all’alta formazione sulla denominazione. In programma a Milano il 20 novembre.

Continuano i seminari del Bureau du Champagne, questa volta si parlerà dei vini di riserva, del ruolo delle annate, dell’elaborazione dei rosé e del dosaggio, passando in rassegna 18 cuvée. Il tema dell’Académie 2017 sarà dunque la cuvée alla quale saranno dedicate 4 masterclass su “Prestigio, libertà e diversità nell’elaborazione di uno Champagne”. 

Come già avevo scritto, con il progetto “Gli incontri del Bureau du Champagne” il Comité Champagne vuole rafforzare la conoscenza della denominazione presso appassionati e neofiti attraverso una serie di seminari di formazione in tutta Italia tenuti dagli Ambasciatori dello Champagne, una rete di professionisti specializzati sulla formazione e selezionati dal Comité Champagne sulla base di criteri rigorosi.

Il programma prevede due ore di full immersion sullo Champagne guidate dagli Ambasciatori dello Champagne, professionisti della formazione selezionati dal Comité Champagne, come in questo caso Chiara Giovoni, Claudia Nicoli, Leonardo Taddei e ospite speciale: Violaine de Caffarelli, enologa del Comité Champagne, in cui i partecipanti impareranno a riconoscere le diverse tipologie di Champagne e, ripercorrendo le principali tappe della storia di questo vino, avranno modo di scoprire quali sono le fasi di elaborazione del “méthode champenoise” mettendo alla prova i loro sensi con l’assaggio.

Come ebbe a commentare in seno alla presentazione del progetto, Thibaut Le Mailloux, Direttore della comunicazione del Comité Champagne,  un evento come l’Académie è una ulteriore conferma della passione degli italiani per lo Champagne,  L’Italia, con la sua ricchissima cultura enogastromica, ha un pubblico esigente, desideroso di conoscere sempre meglio l’unicità del terroir champenois e i suoi vini.

Dal 2015 Coteaux, Maison e cantine della Champagne sono parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO che ha riconosciuto il valore universale eccezionale del suo paesaggio.

L’Italia è il settimo mercato al mondo per lo Champagne (Francia esclusa), dove nel solo 2015 sono giunte 6,3 milioni di bottiglie che per l’8,5% erano costituite da cuvée speciali e millesimati.

Per informazioni è possibile contattare il Bureau du Champagne al numero 02 43995767 o scrivendo a info@champagne.it.

Chi è il Bureau du Champagne, Italia
Il Bureau du Champagne rappresenta in Italia Comité Champagne. Con sede a Epernay, il Comité riunisce tutte le Maison e tutti i Vigneron della Champagne. La missione fondamentale del Bureau, che opera in Italia da trent’anni, è rivolta principalmente alla difesa e alla promozione della denominazione Champagne sul mercato italiano Il Bureau è un punto di riferimento anche per gli appassionati e per chi desidera avvicinarsi al mondo dello Champagne.

Economia della Bellezza, All routes lead to Rome, al via l'evento ufficiale dell'Anno Mondiale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo



ALL ROUTES LEAD TO ROME è una manifestazione che si svolge annualmente a Roma: una piattaforma di incontro, di confronto e di promozione delle antiche vie di storia, di cultura e di pellegrinaggio che attraversano il Bel Paese.


Il Meeting, nato in occasione del Giubileo della Misericordia, intende raccontare l'Italia più autentica, le radici delle mille identità plurali che rendono straordinario ogni campanile, ma con uno sguardo aperto e un sentimento di profonda convivialità nei confronti del viandante/viaggiatore, che diventa ospite nel momento stesso in cui entra a contatto con la comunità locale. Uno sguardo ampio, inoltre, perché sostiene la centralità dell'Italia nel percorso di costruzione dell'Europa dei popoli, ma al centro di un Mediterraneo che non può essere vissuto come minaccia ma come straordinaria opportunità di crescita culturale, sociale ed economica.

L'edizione 2017 di ALL ROUTES LEAD TO ROME - dal 17 al 26 novembre presso Palazzo Massimo, sede del Museo Nazionale Romano - è evento ufficiale dell'Anno Mondiale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo, proclamato dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) presso le Nazioni Unite. Ed è dedicato alla "Economia della Bellezza", alle forme contemporanee di fruizione e valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale del Paese, materiale e immateriale, con spazi di confronto dedicati all'Anno Nazionale dei Borghi che volge al termine e all'Anno Europeo del Patrimonio Culturale che va ad iniziare.

Al centro dell'attenzione, il progetto dei Parchi Culturali Ecclesiali della Conferenza Episcopale Italiana, il bicentenario della pubblicazione del "Viaggio in Italia" di Goethe e l'affascinante prospettiva proposta dalla "nuova" Via della Seta (Silk Road).

L'evento è promosso dalla rete di cooperazione internazionale "Cammini d'Europa" e da "Vie Sacre", realizzato da Infosei, in collaborazione con Società Geografica Italiana, Consorzio Francesco's Ways e la rete cicloturistica nazionale Viandando. E' reso possibile da un accordo di valorizzazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo e le Aree archeologiche di Roma e il Parco Archeologico dell'Appia Antica. Ha il patrocinio di autorevoli istituzioni, tra cui il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, il Ministero dell'Ambiente, il Pontificio Consiglio della Cultura, la Pastorale Nazionale del Turismo della CEI, l'ANCI, l'UNPLI, Federculture e Federcultura/Confcooperative.

ALL ROUTES LEAD TO ROME
#routes2rome
Museo Nazionale Romano
Palazzo Massimo Alle Terme – Largo Villa Peretti, 2 - Roma
Ingresso libero

Alimentazione di qualità e tutela del consumatore. Risuona l'eco dei canti delle mondine: stop ad inganni, arriva il riso "classico"



Sulle confezioni di riso arriva l’indicazione “classico” solo nel caso in cui sia presente una delle varietà nazionali tradizionali in purezza (Carnaroli, Arborio, Roma o Baldo, Ribe, Vialone Nano e S.Andrea) e a condizione che sia garantita la tracciabilità varietale. 


Lo annuncia la Coldiretti in occasione dell’appuntamento “Il riso è tutto uguale? Ma che riso è?” organizzato con la Coutenza Canali Cavour, la Società geografica italiana e l’Anbi nell’ambito del 150° anniversario del Canale Cavour anche per imparare a riconoscerne le diverse varietà e le utilizzazioni in cucina con l’arrivo dei sommelier del riso che è il cereale piu’ consumato nel mondo.

Queste varietà di riso vengono infatti commercializzate in Italia miscelate anche ad altre appartenenti alla stessa classe merceologica, basata sulla lunghezza e larghezza, per ragioni di mercato industriale e risultava quindi fino ad ora non facile poter ottenere una confezione in purezza con solo riso Carnaroli, Arborio, Roma o Baldo, Ribe, Vialone Nano o S.Andrea.

Si aggiorna finalmente una normativa che risale al 1958 e i consumatori avranno finalmente l'opportunità di scegliere la qualità e la tipicità delle varietà più tradizionali in purezza a sostegno delle coltivazioni nazionali messe sotto assedio dalle importazioni incontrollate con la pubblicazione in Gazzetta della nuova riforma del mercato interno del riso che prevede necessario adeguamento debba completarsi entro il 7 dicembre 2017.

Dal vero Carnaroli nato in Italia nel 1945 dal lungo chicco, ad elevato contenuto di amido e consistenza, spesso chiamato "re dei risi", all’ Arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume durante la cottura fino al Vialone Nano scoperto nel 1937 che è stato il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta e che scuoce difficilmente mentre assorbe molto bene i sughi. Ma anche risi come il Roma e il Baldo hanno fatto la storia della risicoltura italiana.

Caratteristiche che è importante conoscere in una situazione in cui un pacco di riso su quattro venduto in Italia contiene prodotto straniero proveniente spesso da Paesi dove non sono rispettati gli stessi standard ambientali, sociali e di sicurezza. La metà del riso importato arriva infatti dall’Asia nel primo semestre del 2017 con un aumento del 12% delle importazioni dall’India che è il principale esportatore asiatico di riso in Italia seguito da Pakistan, Thailandia, Cambogia e Birmania, che è diventata uno dei principali fornitori dell’Italia secondo l’analisi della Coldiretti.

La riforma del mercato del riso valorizza il nuovo raccolto Made in Italy che è sano e di ottima qualità con una produzione nella media nei circa 230.000 ettari seminati, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-1,4%) in un mercato che continua ad essere difficile, con prezzi che persistono a rimanere sotto i costi di produzione. L’Italia si conferma di gran lunga il principale produttore europeo di riso nonostante la siccità e il maltempo che ha colpito a macchia di leopardo le risaie dalle quali nascono opportunità di lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera, senza dimenticare lo straordinario impatto sul paesaggio, sull’ ambiente e sulla biodiversità con 200 varietà, iscritte nel registro nazionale.

Febbraio 2018 sarà un altro appuntamento storico per i risicoltori e per i consumatori italiani per l’entrata in vigore del decreto interministeriale che fissa finalmente l’obbligo di etichettatura d’origine per il riso italiano. Con l’etichetta trasparente finisce l’inganno del riso importato e spacciato per Made in Italy e il consumatore sarà libero di scegliere tra la qualità, la tipicità e la sostenibilità del prodotto nazionale e quello di importazione.

Un cambiamento importante per un alimento come il riso considerato dietetico che ha fatto registrare un aumento degli acquisti familiari nel primo semestre del 2017 (+1%) secondo Ismea, anche per effetto di una rivoluzione nelle occasioni di consumo in atto nell’ultimo decennio, da primo piatto a piatto unico, da caldo a freddo, da tavola a take away.

La tradizione vitivinicola europea sbarca a Shanghai. A ProWine China la selezione di DE.S.A.

Deutschland Sommelier Association (DE.S.A.) a ProWine China con una collettiva di cantine italiane, francesi e bulgare. Dal 14 al 16 novembre 2017.

La Deutschland Sommelier Association (DE.S.A.) guarda a Oriente e in occasione di ProWine China (Shanghai, 14-16 novembre 2017) presenta al mercato cinese il meglio della tradizione vitivinicola europea, mettendo insieme le tre grandi “scuole” italiana, francese e bulgara. In programma due masterclass guidate dal Master of Wine Rod Smith. Attesa per la premiazione dei migliori ambasciatori del vino italiano.

Il format scelto – uno stand collettivo (Hall W5, stand AE 30) arricchito dalle masterclass dedicate ai professionisti del vino - ricalca quello di successo che negli ultimi quattro anni la DE.S.A. ha già realizzato a Düsseldorf e che la stessa organizzazione della rassegna tedesca ha ritenuto ideale per consolidare la conoscenza dell’universo vino nel complesso e selettivo mercato della Cina.

Allo stand DE.S.A. saranno presenti: Poggio le Volpi (Italia); Azienda Agricola Buglioni S.A. (Italia); Patrizia Leonardi Wine Selection Srl con le Cantine Riccio e Erik Banti (Italia); Logodaj Winery Ltd (Bulgaria); Centovignali Azienda Agricola F.lli Rossi Srl (Italia); Albea Cantina Museo Albea Srl (Italia); Quadrigato Soc. Agr. Terrenovae Srl (Italia); Cantina Sociale di Monteforte D’Alpone (Italia); La Haute Couture Du Vin By Jean Guyon con gli Chateaux di Bordeaux (Médoc - Francia).

«Si tratta di una selezione molto particolare – sottolinea Sofia Biancolin, presidente della DE.S.A. –che raggruppa tutta l’esperienza maturata in quindici anni di sviluppo e promozione dei vini italiani nel Nord Europa. A questo aggiungiamo la grande tradizione vinicola di parte dell’antica Tracia, la Bulgaria, che risale ai tempi precedenti l’Impero Romano, e l’eccezionale qualità e forza produttiva di Bordeaux. Per quanto riguarda la presenza italiana, in particolare, offriamo al pubblico di Shanghai una visione molto ampia del nostro Paese, spaziando dai blasonati Amarone e Valpolicella alle prorompenti personalità dei vini pugliesi, dai grandi prodotti del Lazio in piena rinascita, come il Frascati e il Doc Roma, alle suggestioni maremmane del Morellino di Scansano. Grande risalto dunque per i vitigni autoctoni, vera anima dell’Italia, come Primitivo di Manduria, Susumaniello, Garganega, Corvina, Corvinone, Durella, Sangiovese, Fiano di Avellino».

Sono vini prodotti tanto con uve autoctone quanto con uvaggi internazionali quelli provenienti dalla più calda e soleggiata zona agricola della Bulgaria, la Struma Valley, che saranno presentati da Logodaj Winery a testimonianza della lunghissima tradizione vinicola della regione. Mentre arrivano dal suggestivo Médoc i vini di matrice francese.

«Jean Guyon, proprietario di Rollan de By - spiega Sofia Biancolin - ha iniziato nel 1989 l’attività di vigneron, acquisendo i suoi primi due ettari di vigneto a Bégadan, nel Médoc, sulla riva sinistra della Gironda, a pochi chilometri dalla foce. Da allora la sua passione è cresciuta di pari passo con i suoi terreni, oggi più di 90 ettari coltivati, e con l’acquisizione di diversi Chateaux. Scelte che lo hanno reso uno dei principali player di questa denominazione. E’ quindi un onore per noi - conclude Sofia Biancolin - poterne presentare i vini».

Due saranno inoltre le masterclass organizzate da DE.S.A., entrambe in programma presso la Conference room M8/W5. A guidarle il Master of Wine Rod Smith, direttore della Riviera Wine Academy e giudice al Decanter World Wine Award. Si comincia martedì 14 novembre, dalle ore 11.00 alle 12.30, con la masterclass intitolata “Rossi come la…fortuna: dalle coste dell’Atlantico al calore mediterraneo i grandi vini rossi”. Tema del secondo e ultimo appuntamento fissato per mercoledì 15 novembre, dalle ore 13.30 alle 15.00, è invece “Vini bianchi, la forza dell’eleganza”.

Spazio infine ai premi assegnati da DE.S.A. ai migliori professionisti (sommelier, buyer e ristoratori) che negli ultimi anni si sono distinti nella promozione del vino italiano in Asia, diventandone qualificati e autorevoli ambasciatori. Le premiazioni, con la consegna del relativo diploma, si svolgeranno nello stand dell’Associazione il 14 e 15 novembre (Hall 5A, stand E30).

mercoledì 8 novembre 2017

Agricoltura&Ricerca. La noce del Bleggio, al via il progetto per la valorizzazione

L'incontro presso la Cooperativa Produttori Agricoli Giudicariesi (Co.P.A.G.) sulla possibilità di coltivazione biologica della noce in Trentino.

Piccole, gustose e dalla tipica nota speziata. Sono le noci del Bleggio, i cui alberi hanno caratterizzato il paesaggio delle Giudicarie Esteriori e in particolare delle aree del Bleggio, del Banale e del Lomaso, per centinaia di anni, rivestendo in passato grande importanza economica. Questa varietà, a partire dalla fine degli anni Sessanta, è stata colpita da una progressiva crisi della sua coltivazione, di fatto sostituita con altre più redditizie, come le francesi Lara e Franquette. Oggi questo frutto, che è anche un presidio slowfood, è oggetto di recupero e valorizzazione attraverso uno stretto connubio tra produzione e ricerca per rilanciare la coltura della noce in Trentino e renderla economicamente più redditizia. 

Parte da questa premessa il progetto per la caratterizzazione della noce del Bleggio, promosso dalla Fondazione Edmund Mach che si propone di creare una vera e propria carta di identità della noce bleggiana, identificandone i caratteri distintivi, inclusi gli aspetti nutrizionali e salutistici. Una attestazione di unicità e tipicità del prodotto locale che potrà rappresentare un passo importante per la sua valorizzazione.

Il progetto, finanziato da Fondazione Caritro, sarà presentato sabato 11 novembre, alle ore 9, a Dasindo di Comano Terme, presso la Copag, Cooperativa Produttori Agricoli Giudicariesi, nell'ambito di un incontro tecnico sulle possibilità di coltivazione del noce in zone di montagna. Si farà il punto sulle tecniche di coltivazione in Trentino e Pianura Padana e sulle iniziative messe in campo dalla Cooperativa produttori agricoli giudicariesi.

Il progetto per la caratterizzazione e valorizzazione della Noce del Bleggio

L'obiettivo è valorizzare la coltura del noce nel Bleggio e, più in generale, in Trentino mediante la caratterizzazione delle varietà coltivate localmente, valutandone l’adattabilità alle condizioni climatiche locali, identificandone i tratti distintivi ed interessanti per il consumatore e promuovendo tecniche più efficienti ed innovative di propagazione. Più nel dettaglio, le analisi genetiche ed isotopiche forniranno un profilo caratteristico della noce del Bleggio. Si studieranno le caratteristiche nutrizionali e salutistiche del prodotto ma anche il gusto del consumatore, aspetti fondamentali nella promozione del consumo giornaliero di noci e per delineare un profilo del prodotto locale e guidare strategie mirate di marketing. Partner del progetto, oltre a Fem e Fondazione Caritro, sono aziende produttrici di noci del Bleggio e la confraternita della noce del Bleggio.

La coltivazione e il consumo

Presente in tutte le valli trentine, la noce è coltivata soprattutto nel Bleggio. La commercializzazione avviene tramite vendita diretta con buoni riscontri economici. Il consumo di frutta secca (mandorle nocciole noci pistacchio ecc) è attualmente in forte aumento; Europa e Italia sono forti importatori in particolare da California e Cile. Ne deriva un contesto favorevole, dunque, al rilancio commerciale soprattutto se prodotte in ambito biologico.

PROGRAMMA

9.15   Interesse dei soci COPAG nell’organizzazione e gestione della produzione delle noci
Rodolfo Brochetti - Presidente COPAG sca
9.30   Aspetti tecnici ed economici della coltivazione del noce in Pianura Padana
Enrico Bortolin - Nocicoltore e socio di Nogalba
9.50   Una fonte per la conoscenza della qualità, provenienza e genetica delle noci: il progetto della Fondazione Caritro “Caratterizzazione e valorizzazione della noce del Bleggio”
Michela Troggio e Luca Bianco - Ricercatori Fondazione Edmund Mach
10.10  Linee guida e aspetti critici della coltivazione biologica del noce in zone di montagna
Marino Gobber - Tecnico Fondazione Edmund Mach
10.30  Sostenibilità economica della coltivazione del noce da frutto nelle zone di montagna
Luca Armanini - Direttore COPAG sca
11.00   Trasferimento all’ Az. Ag. Maso Pra’ Cavai a Cavrasto
Visita impianti di noce e attrezzature per la raccolta e la lavorazione delle noci

Possibilità di coltivazione del noce da reddito in Trentino
Sabato, 11 Novembre 2017 ore 09:00
Convegno organizzato da COPAG sca e Fondazione Edmund
COPAG | Via G. Prati 1, Dasindo, COMANO TERME (TN)

martedì 7 novembre 2017

Export vino italiano. La Francia del vino sale sul podio e brinda allo storico sorpasso sull’Italia negli Stati Uniti, primo mercato importatore al mondo e da 8 anni ‘feudo’ enologico del Belpaese.


Sorpasso. Inseguimento, rimonta, testa a testa, sorpasso. Sembra una corsa di formula uno, solo che qui a correre in pista è l'export del vino italiano. L'avversario? Solo uno, la Francia, nostro più grande competitor. Il premio? Il sempre più promettente ed ambito mercato USA. Si corre, sempre, in ogni settore, perchè chi si ferma è perduto. L'Italia non si è fermata, ma sul circuito non va al passo di una Ferrari. Così, la Francia a questo giro sorpassa, arriva al traguardo, con un avversario alle spalle che non ha ancora capito che per essere competitivi, e soprattutto mantenersi tali, proprio come un auto da corsa e tutto il team che la circonda con annesso pilota (e forse qui cade l'asino), bisogna assolutamente ottimizzare i tempi e le modalità di gestione di tutti gli strumenti possibili in dotazione; promozionali in primis, sempre a rilento e affossati da burocrazie ed incertezze.

Lo aveva già detto lo scorso mese Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies, nel commentare le ultime rilevazioni sull’export del vino italiano. Secondo l’Osservatorio Paesi terzi a cura di Business Strategies, infatti era ormai testa a testa tra Italia e Francia sul mercato statunitense, e dovevamo aspettarcelo, lo scarto si è assottigliato sempre più fino al sorpasso francese in un rally tutto giocato su volumi e valore. Sì perché se in volume la domanda di vino italiano si confermava quasi doppia, il principale competitor ha risposto con la stessa proporzione sul fronte del valore, con prezzo medio fissato a 9,7 euro al litro, contro i 4,9 euro dei vini italici.

Così ora, con gli ultimi dati alla mano, l'Italia cede alla Francia la leadership negli USA, che è poi la cartina di tornasole del nostro export. Quello che manca è una regia, (un pilota?), come sempre, d'altro canto, quando si deve fare i conti con un Paese come il nostro. Oggi la Francia del vino sale sul podio e brinda allo storico sorpasso sull’Italia negli Stati Uniti, primo mercato importatore al mondo e da 8 anni ‘feudo’ enologico del Belpaese. La clamorosa rimonta del vino transalpino su quello italiano, ed il suo successivo sorpasso, (come non poteva essere altrimenti!), è in valore (1,220 contro 1,210 miliardi di euro) recuperando in soli 9 mesi circa 160 milioni di euro.

Andando più nel dettaglio, la corsa di Parigi negli Usa fissa la performance in valore nei primi 9 mesi di quest’anno a +18,8% (a/a): 6 volte di più dell’incremento italiano (3%), che perde nettamente anche il confronto con la crescita complessiva delle importazioni statunitensi di vino (+8%). Il Belpaese vede così diminuire le proprie quote di mercato rispetto al pari periodo del 2016 (da 32,7% al 31,1%) soprattutto per effetto della stagnazione delle vendite di vini fermi imbottigliati, dove rimane market leader (962 milioni di euro) ma guadagna in valore solo l’1,6%, contro il +21,4% francese e una media import generale sul segmento del 5,9%. Sotto media anche gli sparkling italici, che pur incrementando dell’8,7% fanno peggio del mercato (+11,5%) e, ancora una volta, dei francesi (+14%), assoluto leader in valore della tipologia con 432 milioni di euro. Diverso il discorso sui volumi importati, con l’Italia che doppia la Francia. In lieve calo il prezzo medio generale del prodotto importato, con l’Italia in ribasso specie sugli sparkling.

“L’Italia perde il primato più ambito e lo perde male – ha detto la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta -, se pensiamo che oggi la Francia è market leader nei primi tre mercati di importazione al mondo, Usa, Gran Bretagna e Cina, ma fa ancora più male – ha proseguito l’esperta di made in Italy – registrare come, in un anno di grande crescita della domanda di vino nel mondo, gli Stati Uniti siano diventati la cartina tornasole della nostra ridotta competitività sui mercati globali, frutto di azioni di marketing e promozione deboli e mai sinergiche”.

Insomma è tempo di equipaggiarci con una macchina nuova o se non altro fare una bella revisione a quella che già abbiamo in dotazione, se vogliamo rimetterci in pista e correre da vincenti, ma soprattutto arrivare al traguardo con la consapevolezza di mantenere l'ambito primato negli anni a venire consolidando lo status di Italia signora del vino. Non dobbiamo mai dimenticare, infine, che le quote perdute sono difficili da recuperare, serve a questo punto, un radicale cambio di marcia sui tempi e sulle modalità di gestione di tutti gli strumenti a nostra disposizione.

Eventi. Ricerca, sostenibilità, digitalizzazione, rinascimento rurale. Il programma Horizon 2020 al centro a Fieragricola

Verso Fieragricola, la rassegna internazionale dell’agricoltura, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio.

Ricerca, sostenibilità, digitalizzazione e rinascimento rurale. Sono questi gli ambiti di azione per i quali il programma Ue Horizon 2020 ha messo a disposizione un miliardo di euro per l’agricoltura e le aree rurali per il 2018-2020.

«Si tratta di azioni finalizzate a stimolare iniziative innovative e strategiche per il comparto primario, in grado di generare valore aggiunto lungo tutto l’asse dell’agroalimentare – ha osservato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. Il programma Horizon 2020, inoltre, costituisce un elemento di interesse per tutti gli espositori e i visitatori di Fieragricola, che a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio potranno fare sintesi e pianificare percorsi ad alto tasso di innovazione per le filiere».

In particolare, nel capitolo Food security e sostenibilità sono previsti 753 milioni, di cui 75 a finanziare progetti di ricerca per la gestione dei suoli, 45 su cambiamenti climatici e 112 per la cooperazione internazionale su temi agricoli con Cina e Africa. Ai progetti di ricerca per rendere più giovani, vitali e connesse le aree rurali (il cosiddetto «Rinascimento rurale») sono dedicati 263 milioni, dei quali 100 per la sperimentazione di filiere innovative basate sull’economia circolare.

Con una dotazione di 77 miliardi di euro, il programma dell’Ue per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione Horizon 2020 sostiene l’eccellenza scientifica in Europa. Nei prossimi tre anni la Commissione intende aumentare l’impatto dei propri finanziamenti per la ricerca, concentrandosi su un numero inferiore di temi, ma più sensibili, come la migrazione, la sicurezza, il clima, l’energia pulita e l’economia digitale. Horizon 2020 sarà così maggiormente orientato a favorire innovazioni pionieristiche e di supporto al mercato.

Città del Vino. A Matelica, Calici di Solidarietà ai paesi del terremoto dimenticato

La campagna di sensibilizzazione delle Città del Vino a favore dei Comuni e delle popolazioni colpite dal sisma del 2016 fa tappa nel paese simbolo del più grande bianco marchigiano, il Verdicchio di Matelica.

Dopo il terremoto il tempo non si è fermato nella provincia di Macerata. Così, dopo l’iniziativa per Amatrice, i sindaci delle Città del Vino sabato saranno a Matelica, nelle Marche per richiamare all’attenzione della politica i problemi dei Comuni e delle popolazioni colpite dal sisma del 2016. Il presidente Zambon: “Nelle Città del Vino si fa rete nella buona e cattiva sorte. Il nostro impegno non si ferma a Matelica”

Al secondo inverno sono ancora tante le persone senza casa, ma nelle comunità c’è bisogno anche di luoghi d’aggregazione e cultura per ricostruire il tessuto sociale. I fondi raccolti durante gli eventi estivi dell’Associazione destinati alla riapertura di alcune sale del Museo Piersanti.

Dopo Amatrice, Matelica. La campagna di sensibilizzazione delle Città del Vino a favore dei Comuni e delle popolazioni colpite dal sisma del 2016 ora fa tappa in provincia di Macerata, nel paese simbolo del più grande bianco marchigiano, il Verdicchio di Matelica. Sabato 11 novembre i sindaci di 80 Città del Vino si riuniranno proprio a Matelica, nel teatro Piermarini, per portare un messaggio di solidarietà e vicinanza all’amministrazione e alla sua popolazione, colpita dal sisma dell’ottobre 2016. Ma anche un sostegno economico per riaprire alcune sale del Museo Piersanti e incoraggiare l’enoturismo e la cultura, attività strategiche in un territorio che quest’anno ha anche festeggiato i 50 anni della Doc Verdicchio di Matelica.

“Per la ricostruzione materiale servono ben altri fondi e un impegno costante della politica, che purtroppo sembra aver dimenticato i problemi dei territori e delle persone terremotate – commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. Ma anche la cultura e l’aggregazione sono importanti per far continuare a vivere questi luoghi e il nostro piccolo contributo, raccolto tra alcuni Comuni associati durante l’estate, vuole contribuire a sostenere le attività d’aggregazione e socializzazione”.

Durante l’incontro di sabato mattina, alle 11,30, il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon, consegnerà al sindaco di Matelica, Alessandro Del Priori, un assegno di 10mila euro per il Museo Piersanti. Durante la mattinata sarà rilasciato anche un attestato di riconoscenza alle Città del Vino che hanno contribuito all’iniziativa “Calici di Solidarietà”. La giornata delle Città del Vino continuerà nel pomeriggio con una riunione di giunta dell'Associazione per discutere le iniziative future.

“Siamo felicissimi del risultato raggiunto: ci fa sentire la vicinanza e la solidarietà da parte di tutta Italia attraverso i Comuni che hanno aderito – dichiara il sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori -. L’importanza dell’iniziativa è rafforzata dal fatto che il rilancio di Matelica passa anche attraverso il vino, ricchezza principale del nostro territorio. Un grazie di cuore quindi all’associazione Città del Vino”.

Cinzia Pennesi, assessore al Turismo e alla Cultura del comune di Matelica, ha seguito fin dall'inizio l'iniziativa delle Città del Vino, lanciata in occasione delle celebrazioni per il Trentennale dell'Associazione a Roma, in Campidoglio, il 21 marzo: “La vigna è un’attività economica che resiste al terremoto e per questo è un grande onore  accogliere la delegazione di Città del Vino qui a Matelica e poter ringraziare personalmente l’Associazione, da sempre impegnata per l’enoturismo, per questa iniziativa di solidarietà che ci tocca da vicino – sottolinea la Pennesi -. E’ un gesto importante soprattutto in un momento in cui ci sentiamo un po’ dimenticati. Ma grazie alla somma raccolta potremo sostenere le attività del Museo Piersanti, riaperto parzialmente solo lo scorso luglio”.

Il brindisi solidale è stato particolarmente partecipato in Friuli Venezia Giulia con una raccolta fondi iniziata a Casarsa della Delizia la scorsa primavera: a ogni evento sul territorio è stato proposto ai partecipanti l'acquisto di un calice serigrafato, con relativa sacca dedicata. “L’iniziativa è nata dal ricordo di quanto sofferto dalle nostre popolazioni nel 1976 e dalla voglia di aiutare gli amici di Matelica con un piccolo gesto che però può portare a un grande sostegno se tante persone vi aderiscono – ha spiegato Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa della Delizia che ha organizzato l'evento in collaborazione con l'amministrazione comunale –. L'incontro con gli amministratori marchigiani ci ha aiutato capire le loro esigenze e la raccolta ha permesso di far vedere ancora una volta il grande cuore dei friulani”.

Anche la Città del Vino di Suvereto, borgo medievale in provincia di Livorno, ha organizzato una degustazione di vini dei produttori dell'Associazione Verdicchio di Matelica, dedicando uno spazio promozionale al territorio di Matelica, ai suoi prodotti tipici e alla sua offerta enoturistica.

lunedì 6 novembre 2017

Vino&Ricerca. Difesa del vigneto, identificato lievito selvatico dalle proprietà fungicide

Si tratta di un ceppo di lievito con promettenti attività di biocontrollo contro i più comuni funghi patogeni che colpiscono la vitis vinifera. La scoperta grazie ad uno studio italiano. 

Sconfiggere le malattie del vigneto e limitare la crescita di funghi patogeni in modo naturale diventa sempre più possibile. Uno recente studio dell'Università di Milano, pubblicato su Frontiers in Microbiology, ha infatti messo in evidenza le  proprietà fungicide di specifici ceppi di lievito naturalmente presenti in abbondanza nei grappoli di uva selvatica piuttosto che in quella coltivata. 

Le sperimentazioni da parte dei ricercatori del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, Nutrizione e Ambiente dell'ateneo milanese sono iniziate proprio in questi giorni per un loro possibile utilizzo in larga scala nella gestione e difesa del vigneto.

Ileana Vigentini, coautore della ricerca, ha spiegato che questi lieviti, anche loro appartenenti al regno dei funghi, inibiscono l'attività di quelli di specie patogena presenti nella vite, con il meccanismo della competizione, tipico tra i microbi. Questa lotta per la sopravvivenza viene combattuta dai lieviti "buoni" attraverso la produzione naturale di sostanze che uccidono o diminuiscono i loro rivali: una dimostrazione di quanto l'ambiente selvaggio rappresenti una fonte enorme e in gran parte inesplorata della biodiversità, che potrebbe fornire un serbatoio di microbi utili per il controllo dei parassiti.

Nello studio, i ricercatori hanno analizzato una serie di lieviti identificati ed isolati da bucce di uva selvatica proveniente da Georgia, Romania, Spagna e da uve coltivate in Italia, in modo da testare la loro potenzialità di inibire tre tipi di muffe comuni: Botrytis cinerea, Aspergillus carbonarius (Marciume acido) e Penicillium expansum (Muffa verde-azzurra), patogeni ben noti per la loro capacità di rovinare interi raccolti di uva. È noto inoltre che questo genere di muffe possono dare origine a tossine, metaboliti secondari, prodotti in piccolissime quantità, ma tossiche per l’uomo, come ad esempio l’agente tossico ocratossina A (OTA) che viene principalmente sintetizzato dalle muffe dei generi Aspergillus e Penicillum e di cui ne ritrova la presenza nel vino.

Da un pool di 231 ceppi che comprendevano 26 specie di lieviti, sono stati individuati 20 ceppi con i più potenti effetti fungicidi. I ricercatori hanno scoperto che molti di questi lieviti rilasciano enzimi che possono di fatto digerire le pareti delle cellule delle muffe, o comunque rilasciare sostanze come l'acido acetico o il solfuro di idrogeno in grado di uccidere i funghi rivali; 18 provenivano da lieviti trovati su uve selvatiche, suggerendo che proprio le piante selvatiche potrebbero essere una fonte promettente di microbi utili. Tra questi il più efficace è risultato essere il Meyerozyma guilliermondii, già oggetto di precedenti studi che ne hanno dimostrato la resistenza e capacità di non interferire con la fermentazione del vino. Nel 2012, uno studio ha anche scoperto che questo lievito, oltre a sopprimere l'attività fungina, aumenta la durata di vita della pasta di pane.

Anche se queste scoperte iniziali sono promettenti, indicando che il lievito potrebbe essere adatto come agente di biocontrollo nei vigneti, Ileana Vigentini, ha comunque affermato che sono necessari ulteriori studi che possano confermare questi risultati iniziali. Una spinta ulteriore alla ricerca, verrà data anche dal fatto che le malattie della vite, come le infezioni da funghi, costano milioni di dollari ogni anno ai produttori di vino, sia in termini di raccolto sia per i costosi controlli chimici.

Nel frattempo, molti agricoltori si stanno già comunque allontanando dalla chimica, alla ricerca di soluzioni alternative e sicuramente più rispettose dell'ambiente, un approccio rafforzato dalla constatazione che molte specie di funghi patogeni stanno diventando sempre più resistenti alle soluzioni chimiche che sono diventate ormai di scarsa efficacia. 

Vinitaly 2018. Promozione e divulgazione del vino italiano all’estero con un nuovo concept di catalogo online

Da catalogo online a portale interattivo, Vinitaly presenta gli espositori anche in cinese. Vinitaly, il Salone Internazionale del vino e dei distillati sarà programma dal 15 al 18 aprile 2018.

Facile da compilare, viene tradotto automaticamente in inglese e cinese. È questa una delle prime novità della 52ª edizione di Vinitaly, per dare visibilità agli espositori e focalizzare le ricerche dei potenziali compratori. All’interno del catalogo ogni azienda ha un suo mini sito con un format comune, contenente le principali informazioni richieste dai buyer. 

Offrire sempre nuovi servizi per migliorare ogni anno l’esperienza a Vinitaly per espositori e operatori.  Con questo obiettivo Veronafiere ha intrapreso un processo di digitalizzazione che, per l’edizione 2018 del Salone Internazionale del Vino e dei Distillati, in programma dal 15 al 18 aprile (www.vinitaly.com), propone un nuovo concept di catalogo online.

La novità tecnologica consiste in un sistema di compilazione facilitata per gli espositori e di traduzione immediata dall’italiano all’inglese e al cinese.

Il nuovo catalogo di Vinitaly è stato progettato per essere un portale contenente mini siti di tutte le cantine espositrici. Il format comune mette in evidenza in maniera omogenea le principali informazioni richieste dai buyer, per semplificare le loro ricerche.

Il catalogo è stato pensato anche come strumento di promozione e divulgazione del vino italiano all’estero. Con la scelta del cinese come terza lingua, Vinitaly crea la prima presentazione completa della vitivinicoltura italiana per il grande mercato asiatico, con i vini di tutte le regioni, proposti da oltre 4.000 cantine, offrendo a importatori e consumatori del Paese della Grande Muraglia uno strumento di conoscenza delle Doc, Docg e Igt made in Italy, con la visualizzazione delle relative aree di produzione.

Attraverso questo nuovo strumento, ricco di immagini, l’espositore potrà anche promuovere propri eventi e degustazioni organizzati nel corso di Vinitaly e durante il resto dell’anno, inserire video e condividerli sui social, garantendosi una visibilità lunga 365 su una piattaforma consultata in un anno da 790.380 utenti da 195 Paesi, per un totale di 4.958.499 pagine visualizzate.

Il catalogo di Vinitaly 2018 sarà online a metà dicembre, inizialmente con la descrizione di tutti gli espositori diretti; seguiranno, mano mano, gli espositori indiretti.

venerdì 3 novembre 2017

Vino&Ricerca. Identificata causa della mutazione che ha dato origine alla varietà di uva Tempranillo Bianco

Il caso di Tempranillo bianco è il primo individuato nelle piante e, in particolare, nella vite. I risultati dello studio dell'Istituto Scienze della vigna e del vino (ICVV) della Rioja in Spagna sono stati pubblicati nella rivista Plant Physiology.

Ricercatori presso l'Istituto di Scienze della vigna e del vino hanno identificato la causa della mutazione genetica delle uve Tempranillo che ha generato la varietà Tempranillo Bianco. Si tratta di un fenomeno chiamato Cromotripsi e la pubblicazione scientifica con i risultati dello studio che lo attestano, sono stati pubblicati nel numero di ottobre 2017 della rivista Plant Physiology, una pubblicazione scientifica pubblicata dalla American Society of Plant Biologists.

Il Tempranillo è la varietà a bacca rossa tra le più importanti in Spagna. Le aree vinicole interessate da questo vitigno in particolare sono, oltre alla Rioja, Rueda, Toro e la Ribera del Duero, dove prende il nome di Tinto Fino. Le uve tempranillo hanno buccia spessa e ricca di tannini, caratteristiche queste che apportano contributi fondamentali in termini di colore, longevità ed intensità di aromi e che generano di fatto i vini più prestigiosi di tutto il Paese. Per comprendere il valore e la qualità di questo vitigno, basta citare il nome del celebre e rinomato “Unico” di Vega-Sicilia, un vino che ha portato l'enologia Spagnola ai vertici della vitivinicoltura mondiale. Sta di fatto che negli anni '80 il tempranillo fu investito da una grande notizia: in un vigneto della Rioja trovarono il primo esemplare di Tempranillo bianco. Si trattava di una mutazione, fu scoperto in seguito, ed oggi un gruppo di ricerca dell'ICVV ne ha identificato la causa.

Tutto ebbe inizio con un evento "catastrofico", a livello cromosomico, beninteso. Un fenomeno che implicò la massiccia frammentazione dei cromosomi che fanno parte del genoma della pianta. Lo ha scoperto il gruppo di ricerca, guidato da José Miguel Martínez Zapater, che ha trovato l'origine della perdita spontanea di colore grazie a sequenziamento del DNA di una pianta campione, confrontando successivamente i genomi di Tempranillo della varietà rossa con quella bianca. Si trattava di riorganizzazioni complesse del genoma della pianta a seguito di un unico evento "catastrofico”, appunto, in cui interi cromosomi vennero distrutti.

La particolare tipologia del danno fece pensare che esso non sia stato dovuto ad un accumulo di una serie di mutazioni protratto gradatamente nel tempo, ma piuttosto a un singolo terribile evento denominato Cromotripsi, in cui il cromosoma si è letteralmente polverizzato in decine o centinaia di frammenti, poi maldestramente riassemblati dalla cellula. I frammenti cromosomici risultanti vengono infatti riordinati in modo casuale, tanto che talvolta una parte dell'informazione genetica viene persa. Questo rimodellamento ha provocato appunto, nel Tempranillo bianco, la perdita di informazione genetica tra cui i geni necessari per accumulare nelle bucce gli antociani, i pigmenti responsabili del colore dell'uva.

Lo studio dell'Istituto Scienze della vigna e del vino (ICVV) mostra che la cromotripsi può accadere in modo naturale durante la crescita delle piante, le specie legnose in particolare, come nel caso della vite che ha una propagazione vegetativa ultracentenaria.

Anche se il cambiamento più evidente è il colore dell'uva, ci sono altre conseguenze associate a questo fenomeno, come la riduzione della vitalità riproduttiva del polline e della cellula uovo dei fiori. Questo ha comportato nel Tempranillo bianco un numero minore di semi e la conseguente maggiore difficoltà per il processo di sviluppo del frutto, soprattutto in presenza di condizioni meteorologiche avverse intorno al periodo di fioritura.

Questi risultati mostrano, da un lato, l'interesse per la ricerca di ulteriori varianti di colore della varietà Tempranillo e dall'altro, che tali drastici cambiamenti a livello del genoma possono essere sfruttati e generare la possibile elaborazione di nuovi prodotti.

Il primo esemplare di Tempranillo bianco, generato da questa mutazione, è stato originariamente rilevato in un vigneto a Murillo di Rio Leza (DOCA Rioja), alla fine degli anni ottanta. Viste le sue puculiari caratteristiche, si è iniziato, a partire dalle gemme di un tralcio della pianta, a riprodurlo ottenendo di fatto vini bianchi dal grande potenziale enologico. Oggi il Tempranillo bianco è diffuso per 800 ettari di vigneti a Denominazione di Origine (DOCa) Rioja.

Il gruppo di ricerca responsabile dello studio è composto da José Miguel Martínez Zapater, Pablo Carbonell-Bejerano, Carolina Royo, Rafael Torres-Perez, Jerome Grimplet, Lucie Fernandez, José Manuel franco-Zorrilla, Diego Lijavetzky, Elisa Baroja, Juana Martinez, Enrique García-Escudero e Javier Ibáñez.