lunedì 21 agosto 2017

Mipaaf. Grano, pasta e riso: da febbraio obbligo di origine in etichetta

Pubblicati decreti in Gazzetta Ufficiale. Martina: avanti per la massima trasparenza verso i consumatori anticipando la piena attuazione delle norme Ue.

Fatto. Da febbraio avremo finalmente etichette più trasparenti anche sull'origine di riso e grano per la pasta. Dopo aver conquistato l'origine in etichetta per il latte e i formaggi, ora avanziamo anche su questi due fronti. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale i nostri decreti sono quindi pienamente operativi.

Così Maurizio Martina nella sua pagina facebook a commento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei due decreti interministeriali per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano per la pasta in etichetta, firmati dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda.

Con questi provvedimenti, ha aggiunto il Ministro, anticipiamo, unici in Europa, la piena attuazione del regolamento comunitario 1169 del 2011 da troppo tempo disatteso a Bruxelles. Il nostro obiettivo è dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, rafforzando così la tutela dei produttori e dei rapporti di due filiere fondamentali per l'agroalimentare Made in Italy. Non rinunceremo a spingere ancora in Europa perché questi provvedimenti vengano presi per tutta l'Ue in modo definitivo superando una volta e per sempre lo stallo di questi lunghi anni.

Entrano così in vigore i provvedimenti che introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari. I decreti prevedono, a partire dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, una fase di 180 giorni per l'adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte. Quindi l'obbligo definitivo scatterà il 16 febbraio per il riso e il 17 febbraio per la pasta. Ma vediamo cosa prevedono i decreti:

Grano e pasta

Il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

Riso

Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicati:

a) "Paese di coltivazione del riso";
b) "Paese di lavorazione";
c) "Paese di confezionamento".

Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura "Origine del riso: Italia".
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Origine visibile in etichetta

Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

Decreti in vigore fino a piena attuazione Regolamento UE 1169

I decreti decadranno in caso di piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

Oltre l'85% degli italiani chiede trasparenza nell'indicazione d'origine di grano e pasta

Oltre l'85% degli italiani considera importante conoscere l'origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta e il riso. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

Ricerca. Perché il gusto del whisky migliora con alcune goccie d'acqua. Lo svela uno studio della Linnæus University

Ogni esperto conoscitore sa bene che aggiungere alcune gocce di acqua nel proprio bicchiere di whisky ne migliora l’aspetto gustativo, operazione che nel gergo aiuta a “svegliare il serpente” - specialmente per whisky a gradazione piena, ovvero i cask strenght per i single malt o “full proof” per i bourbon - per apprezzare tutti gli aromi e i profumi imprigionati nel distillato.

Una ricerca ne svela ora il motivo scientificamente attraverso i risultati di un nuovo studio dal titolo "Dilution of whisky – the molecular perspective", guidato dal Prof. Björn C. G. Karlsson della Linnæus University in Svezia e pubblicato su Scientific Reports, che ha voluto far luce sul perché un aggiunta di acqua al nostro whisky, ne migliora notevolmente i profumi ed il sapore.

Responsabile sarebbe la naturale presenza, nel whisky, di un composto chiamato guaiacolo che si caratterizza per i suoi tipici aromi di affumicato e farmaceutico; con una maggiore percentuale di acqua questo composto odoroso tende a concentrarsi più in superficie, consentendo il rilascio delle sue componenti volatili che andranno così ad incidere positivamente sull’aroma del whisky.

Certo, parlare di addizione di acqua in ambito alcolico, genera sempre qualche perplessità, ma bisogna tener presente che è proprio questo essenziale elemento a rivestire un ruolo fondamentale in tutte le fasi di produzione del whisky, come quella prima dell'imbottigliamento, dove viene diluito fino a circa il 40 per cento di alcool per volume, considerando che il distillato esce dall’alambicco alla gradazione di circa 70° gradi. Molte distillerie di malto scozzesi in tal senso sono state edificate proprio a ridosso di fiumi o torrenti dove poter prelevare acqua purissima, le cui caratteristiche, a seconda della composizione delle falde del sottosuolo e del terreno dove scorre, la rendono unica, come unico è il whisky che ne deriva.

La ricerca si è sviluppata seguendo proprio il fatto che le tipiche e ricercate note affumicate di molti whisky di qualità vengono conferite da un composto chiamato appunto guaiacolo, un fenolo volatile presente anche nel vino e chimicamente associato a molecole anfipatiche, ovvero che hanno una parte idrofoba (insolubile in acqua) ed una parte idrofila (solubile all’acqua).

In tal senso il Prof. Björn C. G. Karlsson insieme a Ran Friedman, co-autore dello studio, hanno iniziato gli esperimenti mediante Dinamica Molecolare (DM), una tecnica di simulazione al computer che permette lo studio del moto e delle proprietà di un sistema di particelle, in questo caso una miscela di acqua ed etanolo in presenza di guaiacolo lungo un periodo di 50 nano secondi.

Gli autori hanno così scoperto che in concentrazioni fino al 45 per cento, il guaiacolo era più vicino alla superfice del bicchiere piuttosto che all’interno del volume del liquido: questo fattore migliorava la percezione degustativa. In sostanza il desiderato sentore di affumicato era maggiormente percepito.

Con concentrazioni superiori al 59 per cento, gradazione che si riferisce ai whisky cask-strength, si è invece evidenziato che l’etanolo interagisce con più forza con il guaiacolo, il che significa che le molecole sono guidate all’interno della soluzione, lontano quindi dalla superfice. Di fatto il sentore di affumicato è risultato meno avvertibile.

Secondo i ricercatori, i risultati degli esperimenti, vanno a giustificare il perché gli esperti aggiungono acqua al loro whisky. L’ideale per la diluizione sarebbe l’utilizzo della stessa acqua usata dalla distilleria. Cosa possibile, in quanto in commercio ci sono diversi tipi di acqua scozzese provenienti dalle zone di produzione, come Speyside, Highland e Islay.

venerdì 18 agosto 2017

E-commerce. Alibaba: analisti vedono boom del titolo, salirà del 34%. E l'Italia prima al mondo sulla piattaforma cinese a tutela di vino ed eccellenze agroalimentari

Alibaba sembra un titolo decisamente sottovalutato secondo gli analisti, che vedono nel futuro delle azioni del gigante asiatico del commercio elettronico un rialzo fino al 34% rispetto ai valori di ieri quando il titolo ha chiuso in $163.92.

Puntare in borsa su Alibaba, perché no, visto che l'Italia già investe per valorizzare le proprie eccellenze enogastronomiche sul sito di acquisto online cinese ed il vino ad esempio è uno dei prodotti più gettonati, basti pensare che solo nei primi cinque mesi del 2016 le importazioni cinesi sono cresciute del 42%, raggiungendo la quota di 1 miliardo di euro.

Un successo annunciato sin dal suo primo lancio, con la famosa giornata che gli fu dedicata il 9 settembre dello scorso anno; un evento speciale, tra l'altro presentato in anteprima mondiale a Vinitaly proprio da Jack Ma, il suo fondatore. Da quel momento le aziende vitivinicole italiane presenti sulla piattaforma passarono da 2 a 50 con oltre 500 etichette. Un passo importante, specialmente sul fronte della tutela, in quanto l'Italia è l'unico Paese al mondo ad avere garantito ai prodotti Dop e Igp la stessa tutela contro il falso che hanno i brand commerciali sulla piattaforma e-commerce cinese. 

L'alleanza con Alibaba per contrastare la contraffazione è iniziata due anni fa con numeri impressionanti: impedita la vendita mensile di quasi 100mila tonnellate di falso parmigiano, 10 volte di più della produzione autentica, o di oltre 13 milioni di bottiglie di Prosecco che non arrivava dal Veneto. Una tutela che con questo accordo è stata estesa dalla piattaforma b2b, accessibile solo alle aziende, a quella b2c, dando garanzia ai 430 milioni di utenti della rete di siti di Alibaba che potranno acquistare vero Made in Italy. Per individuare i falsi il Ministero delle politiche agricole ha costituito una task force operativa dell'Ispettorato repressione frodi che quotidianamente cerca i prodotti contraffatti e li segnala ad Alibaba. Entro 3 giorni le inserzioni vengono rimosse e i venditori informati che stanno usurpando le indicazioni geografiche italiane. Ma non solo, con il nuovo accordo Alibaba si impegna anche a promuovere momenti di educazione dei venditori e dei consumatori sull'importanza delle indicazioni geografiche alimentari.

Con il commercio elettronico, la più grande fonte di entrate di Alibaba, i ricavi oggi sono su del 58% a 43 miliardi di yuan (6,3 miliardi di dollari). Nella lista degli analisti che hanno rivisto al rialzo i prezzi, spiccano gli esperti di Nomura che hanno portato il target price da 170 a 201 dollari mentre quelli di Deutsche Bank lo hanno fissato ancora più in alto a $208 (da $201). 

I più ottimisti restano finora gli analisti dell’ufficio studi di Raymond James secondo cui il prezzo del concorrente asiatico di Amazon si spingerà fino a  $220, ovvero il 34% sopra i valori della chiusura di ieri. Alla base della view positiva c’è stata la conferma, avvenuta in occasione della trimestrale diffusa ieri, dell’espansione positiva delle attività fuori dal settore tradizionale dell’ecommerce.

Nel trimestre che si è chiuso a giugno, il gruppo ha registrato ricavi in aumento del 56% a 50,2 miliardi di yuan (7,4 miliardi di dollari) e utile netto a 14,03 miliardi di yuan (2,07 miliardi di dollari).

giovedì 17 agosto 2017

Formazione. Vitivinicoltura: Analisi sensoriale dell'uva con il metodo ICV

Organizzati da Vinidea, società di consulenza che si occupa della formazione di enologi, iniziano i nuovi corsi sull'assaggio dell'uva attraverso la metodica di analisi sensoriale messa a punto presso l’ICV Institut Coopératif Du Vin. Date: 25, 29 e 30 agosto, 5 e 6 settembre a: Tezze di Piave (TV), Locorotondo (BA), Camerano (AN), Velletri (RM), Poggibonsi (SI), San Michele a/A (TN).


La valutazione della qualità enologica dell’uva è un obiettivo fortemente ricercato sia dai tecnici viticoli, che devono potere avere a disposizione parametri oggettivi per indirizzare le scelte in vigneto, sia dagli enologi, che, sulla base delle caratteristiche dell’uva, devono adattare la tecnologia di vinificazione.


La metodica di analisi sensoriale messa a punto presso l’ICV, ed applicata nella pratica da circa vent’anni, rappresenta una risposta concreta alle esigenze sopra descritte. Questa tecnica infatti può definire il peso di varie pratiche agronomiche sul profilo sensoriale dell'uva: inerbimento, diradamento dei grappoli, etc. Le risposte alla domanda: "Che cosa si può fare in vigneto per modificare le caratteristiche sensoriali dell'uva?" sono fornite utilizzando come esempi didattici i risultati di prove reali: andamento dei valori dei descrittori durante il periodo di maturazione dell’uva, influenza delle forme di allevamento, dell’età del vigneto, delle condizioni climatiche e delle tecniche colturali.

Un’altra delle applicazioni pratiche più interessanti dell’analisi sensoriale delle uve consiste nel contributo che può dare all’organizzazione della vendemmia. Valutando infatti il potenziale qualitativo delle uve, è possibile definire degli obiettivi di maturità adeguati ad ogni tipologia di vino che si vuole produrre, e quindi impostare il calendario vendemmiale in funzione di questi stessi obiettivi. L'ICV, grazie alla sua ripetibilità ed al costo ridotto, si sta affermando anche come tecnica di riferimento complementare alle analisi chimico-fisiche dell’uva (zuccheri, acidità, maturità fenolica ecc.).

Programma:

-    introduzione, presentazione ICV e origine della metodica
-    perché è importante l’analisi sensoriale delle uve ed utilizzare un metodo preciso per applicarla
-    i principi del metodo ICV e le modalità di campionamento
-    approccio analitico: valutazione dei 19 descrittori con esercitazione pratica su campioni di acini          pre-selezionati in laboratorio (pausa)
-    approccio sintetico: definizione dei livelli di maturità (4 parametri)
-    simulazione del campionamento in campo con uve locali (fino ad un massimo di 3/4 campioni)
-    effetto di alcune pratiche agronomiche sul profilo sensoriale delle uve
-    i profili di riferimento per alcune varietà internazionali
-    applicazione della metodica all’organizzazione della vendemmia
-    conclusioni e discussione

Docenti:

Giuliano Boni o Gianni Trioli, Vinidea.

Date e Sedi:

venerdì 25 agosto 2017 - Enopiave, Tezze di Piave (TV)
martedì 29 agosto 2017 - Istituto tecnico agrario “Caramia Gigante”, Locorotondo (BA) (*)
mercoledì 30 agosto 2017 - Hotel Gens Camuria, Camerano (AN) (*)
martedì 5 settembre 2017 - CREA, Velletri (RM)
mercoledì 6 settembre 2017 - Isvea, Poggibonsi (SI)
data da definire, settembre 2017 - FEM, San Michele all’Adige (TN)

(*) Corso gestito da Assoenologi: gli associati godono di tariffe preferenziali e la partecipazione darà diritto a 8 crediti formativi. Per partecipare alle sessioni organizzate nelle sedi di Locorotondo e Camerano va obbligatoriamente utilizzato il modulo d’iscrizione scaricabile dal sito: www.assoenologi.it/main/index.php?pages=corsi (corso n° 4), da inviare via email all’indirizzo sezione.pugliabascal@assoenologi.it, a cui ci si può rivolgere anche per informazioni. Non è prevista l’iscrizione on line.

Termine di iscrizione: 3 giorni lavorativi prima della data di svolgimento, o al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto per ogni sede.In ogni sede, il corso sarà attivato al raggiungimento del numero minimo di partecipanti.

Info e costi: www.vinidea.it

mercoledì 16 agosto 2017

Vino&Neuroscienza. Effetto placebo del marketing, così il vino più costoso è anche più buono. Un nuovo studio dell'Università di Bonn.

Il prezzo ha effetto sulla percezione del gusto e sul comportamento del consumatore. Un vino caro ci appare più buono rispetto ad uno più conveniente, e questo a causa dell'effetto placebo del marketing che influenza il nostro cervello. 


A rivelarlo è una nuova ricerca dal titolo: “How context alters value: The brain’s valuation and affective regulation system link price cues to experienced taste pleasantness”, a cura di Liane Schmidt, Vasilisa Skvortsova, Claus Kullen, Bernd Weber & Hilke Plassmann dell’Università di Bonn, pubblicata su Scientific Reports, che dimostra quali siano le aree del cervello che intervengono sulla nostra percezione modificandola.

Il primo a definire l’effetto placebo ed il suo impatto sui risultati clinici, fu Stewart Wolf, medico e ricercatore americano nel campo della medicina psicosomatica, nel 1950. Da un punto di vista scientifico si è venuto così a dimostrare come, il convincersi di qualcosa che avviene attraverso un meccanismo d’interazione tra mente-cervello-corpo, porti a una risposta specifica da parte del sistema nervoso che, in certi casi, produce un effetto atteso. Sull'effetto placebo del marketing, il primo studio concreto risale al 2005 ad opera Baba Shiv, Professore Associato di Marketing dell'Università di Stanford, che ha voluto indagare su quanto il prezzo di un determinato prodotto possa, in maniera determinante, influenzare le aspettative del consumatore con la pubblicazione: “Placebo Effects of Marketing Actions: Consumers May Get What they Pay For”, in cui viene dimostrato che le azioni di marketing, come la determinazione di un prezzo, possono alterare la reale efficacia dei prodotti a cui vengono applicati.

In un lavoro precedente al presente studio presso la Business School francese INSEAD, Hilke Plassmann, Professore Associato del gruppo di ricerca di marketing, ha dimostrato invece che un prezzo più alto, ad esempio per il cioccolato o il vino, aumenta le aspettative che il prodotto sarà anche di sapore migliore, e questo, a sua volta, andrà ad influire nelle zone di elaborazione del gusto del nostro cervello.

Tuttavia, come ha tenuto a spiegare il Prof. Bernd Weber, direttore del Centro di Economia e Neuroscienze (ENC) presso l'Università di Bonn, sino ad oggi, ci era stato poco chiaro capire i meccanismi di questo processo mentale. Ora, quando siamo di fronte al fenomeno in cui due prodotti identici sono percepiti diversamente relativamente alla differenza di prezzo, si tratterà di “Effetto Placebo del Marketing”. Come con i farmaci placebo, esso avrà un effetto unicamente dovuto alla proprietà attribuite al prodotto: "La qualità ha il suo prezzo!"

Lo studio 

I test sono stati effettuati presso il Life & Brain Center dell’Università di Bonn, su un gruppo di 30 volontari, 15 uomini e 15 donne con una età media intorno ai trent'anni, attraverso l’utilizzo di tecniche di imaging a risonanza magnetica funzionale, (Magnetic Resonance Imaging, MRI), l'attività cerebrale di ogni partecipante e stata monitorata e registrata online durante gli assaggi.

Tengo a precisare che queste prove, portano alcuni importanti contributi alla comprensione dei diversi effetti placebo:

a) offrono una misura diretta e obiettiva del processo;

b) informano sui meccanismi biologici alla base dell’effetto del contesto;

c) aiutano a identificare i fattori che differenziano i vari gradi di risposta al placebo.

Ai partecipanti sono stati somministrati diversi campioni di vino attraverso un tubicino e la loro bocca è stata risciacquata dopo ogni assaggio con un liquido neutro; questo per evitare contaminazioni olfattive. Prima di ogni assaggio ai volontari è stato comunicato il prezzo del vino che avrebbero assaggiato e che era lo stesso sia in caso di prezzo alto sia in caso di prezzo più contenuto. Dopo ogni assaggio ai partecipanti è stato chiesto di fornire una votazione da 1 a 9.

Risultati

I dati raccolti attraverso le misurazioni con MRI scanner confermano che i vini più costosi erano quelli considerati più buoni. Le zone del cervello che si attivavano di più in corrispondenza di un prezzo più alto sono state la corteccia prefrontale mediale e lo striato ventrale. La prima più coinvolta nella comparazione dei prezzi e dell'aspettativa della valutazione del vino, mentre la seconda è parte del sistema di ricompensa e motivazione del cervello. Come spiega il prof. Weber, il sistema di ricompensa e motivazione si attiva più significativamente con prezzi alti ed apparentemente fa aumentare l’aspettativa di grande qualità e valore dell’esperienza sensoriale.

In ultima analisi, si è evidenziato che il sistema di motivazione e ricompensa escogita una sorta di trucco su di noi, come ci spiega Liane Schmidt di INSEAD. Stando al fatto che tutti i vini in degustazione erano obiettivamente identici, quando i prezzi sono più alti, siamo portati a credere che i sapori avvertiti riconducibili alla qualità siano realmente presenti nel vino stesso anche se questo non è vero.

La domanda ora nasce spontanea: può l’effetto placebo essere inibito, ovvero, potremo in qualche modo salvarci dall’influenza del marketing? Il prof. Weber risponde che questo può essere possibile confidando di più nei propri sensi, che possono essere allenati attraverso le nostre esperienze e renderli così più indipendenti dalle convinzioni che il mercato ci impone.

sabato 12 agosto 2017

Concorsi. UPVIVIUM – Biosfera gastronomica a Km 0, l’UNESCO promuove “La tavola conviviale a Km 0”

Si chiama “UPVIVIUM – Biosfera gastronomica a Km 0” il concorso organizzato dalle tre Riserve di Biosfera MaB UNESCO dell’Appennino Tosco-Emiliano, del Delta Po e delle Alpi Ledrensi e Judicaria, in collaborazione con “ALMA - Scuola Internazionale di Cucina Italiana, rivolto agli esercizi di ristorazione dei propri territori. Aperte le iscrizioni al concorso gastronomico.



UPVIVIUM vedrà protagonisti ristoratori e produttori agroalimentari impegnati assieme nell’ideazione di preparazioni gastronomiche che utilizzino e valorizzino le tipicità di ciascun territorio.


Il tema prescelto per l’edizione 2017/18 del concorso è la “tavola conviviale”, che non solo valorizza il menù e la proposta del ristoratore, ma offre al cliente l’esperienza dello stare a tavola e del condividere con gli altri commensali il valore della pietanza assaggiata.

Il concorso gastronomico non è quindi esclusivamente finalizzato alla strutturazione di un menù, ma mette al centro le potenzialità comunicative del convivio, che possono essere spese per il racconto e la valorizzazione dei prodotti locali di cui il piatto è composto.

Potranno partecipare tutti gli esercizi di ristorazione (ristoranti, agriturismo, rifugi, …) aventi sede all’interno dei Comuni, facenti parte delle tre Riserve di Biosfera UNESCO.

I ristoratori interessati possono iscriversi entro il 31 agosto 2017, scaricando regolamento e moduli di iscrizione dal sito www.upvivium.it/iscrizioni.

Saranno ammessi al concorso massimo 20 esercizi di ristorazione per ciascuna Riserva di Biosfera (per un totale di 60), in base all’ordine in cui perverranno le iscrizioni.

Il concorso si svolgerà nei fine settimana, a partire da venerdì 6 ottobre 2017, fino a domenica 17 dicembre 2017 e sarà preceduto da una giornata di formazione gratuita per tutti i ristoratori, curata dai docenti di ALMA.

I vincitori saranno scelti da giurie tecniche qualificate e le finali si terranno tra gennaio e marzo 2018, prima a livello locale in ciascuna Riserva di Biosfera presso istituti alberghieri, quindi i migliori 3 classificati per ciascun territorio si “sfideranno” in una finalissima presso la sede di ALMA a Colorno (PR). Vi sarà inoltre un concorso on-line, che darà voce ai clienti che hanno degustato i “piatti” in concorso.

Al vincitore la possibilità di accedere ad un corso di formazione personalizzato per due persone presso ALMA comprensivo di pernottamento e cena presso un ristorante stellato.

Al concorso verrà data ampia visibilità sui media locali e nazionali dalle 3 Riserve di Biosfera con l’obiettivo di attrarre visitatori interessati a conoscere i valori del territorio, anche grazie ad un percorso gastronomico di qualità. Con UPVIVIUM si intende favorire ed incrementare l’utilizzo delle produzioni agroalimentari locali, spesso elementi di conservazione della “biodiversità coltivata ed allevata”, sensibilizzando gli esercizi di ristorazione alla piena valorizzazione del proprio territorio e della cultura gastronomica locale nei menù offerti agli ospiti.

Per la Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria possono partecipare al concorso tutti gli esercizi muniti di regolare licenza di ristorazione aventi sede nei comuni situati all’interno dei territori della Biosfera: Bleggio Superiore, Bondone, Comano Terme, Fiavè, Ledro, Riva del Garda, San Lorenzo Dorsino, Stenico, Storo e Tenno.

Info: www.upvivium.it; info@upvivium.it

www.facebook.com/RiservaBiosferaUnescoAlpiLedrensiJudicaria/

Alpi Ledrensi e Judicaria

0465/321210

mabunesco@bimsarca.tn.it

venerdì 11 agosto 2017

Agroalimentare: al via i contratti di filiera e di distretto

Pubblicata circolare applicativa contratti di filiera e di distretto. Martina: intervento strategico con 260 milioni di euro per filiere più forti. 


Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stata pubblicata sul sito internet del Mipaaf la circolare applicativa per l'attivazione dei contratti di filiera e di distretto. Si tratta di uno strumento che ha una dotazione finanziaria di 60 milioni di euro in contributo conto capitale e 200 milioni di euro di contributo a tasso agevolato attraverso il Fondo rotativo di sostegno alle imprese. 

L'obiettivo dei contratti di filiera e di distretto è sostenere investimenti di rilevanza nazionale nel settore agricolo, agroalimentare e delle agroenergie promuovendo l'integrazione delle politiche di investimento dei diversi attori della filiera.

Nell'avviso sono presenti i requisiti e le modalità di presentazione delle domande e dei progetti di filiera, che andranno inviate al Ministero a partire dal 27 novembre 2017. Nella nuova circolare vengono rafforzati gli strumenti di controllo del Ministero sulle attività delle imprese e delle banche finanziatrici e aumentata la trasparenza nei rapporti tra istituti di credito e aziende della filiera con un forte contenimento rispetto al passato dei tempi e dei costi di gestione dei programmi di investimento. Ai progetti che coinvolgono le Regioni del Sud Italia sono riservate l'80% delle risorse e una premialità nella valutazione qualitativa effettuata da un'apposita Commissione.

"Vogliamo proseguire il lavoro di integrazione nelle nostre filiere agroalimentari - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - supportando progetti che possano dare più valore a tutti i segmenti produttivi coinvolti. Mettere insieme l'esperienza delle industrie di trasformazione con il tessuto di piccole e medie imprese agricole è un obiettivo strategico sul quale continueremo a spingere col massimo impegno. Con questo investimento possiamo attivare risorse pubbliche e private per circa 500 milioni di euro, che daranno un contributo utile alla crescita di tutto il sistema in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Il successo del Made in Italy agroalimentare sarà ancora più forte quanto più sapremo essere capaci di rafforzare le filiere nazionali nel loro rapporto stretto col territorio".

Tutti i dettagli della circolare: www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/9327